<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515</id><updated>2011-04-22T05:29:13.626+02:00</updated><category term='tesi di laurea'/><category term='esami'/><category term='corso'/><category term='politica universitaria'/><category term='ufficio'/><title type='text'>Scienza politica all'Orientale</title><subtitle type='html'>prof. Enrico Melchionda, università L'Orientale, Napoli</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>175</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-6752715956621934041</id><published>2008-08-01T23:44:00.000+02:00</published><updated>2008-08-01T23:46:49.588+02:00</updated><title type='text'>Borsa di Studio Angelo Frammartino</title><content type='html'>È difficile trovare le parole per ricordare Angelo, un giovane ragazzo di 24 anni, un compagno che come tanti/e aveva deciso di rinunciare alle vacanze estive per lavorare come volontario in un campo estivo per bambini palestinesi, per portare un sorriso sui volti di chi non ha conosciuto altro che la guerra. &lt;br /&gt; Poi, la sera del 10 agosto 2006, a Gerusalemme, la tragica fine di una vita ancora tutta da vivere; una vita spesa ad aiutare i meno fortunati, gli oppressi, quelli dimenticati dalle tv e dai giornali. &lt;br /&gt; Angelo era uno di noi; uno di quelli che non ci stanno a rimanere a guardare mentre la gente muore di fame; che si rifiutano di essere spettatori passivi di una guerra permanente e globale; che ripudiano il neo-liberismo come unico modello di sviluppo; che credono che un altro mondo non solo sia possibile, ma sia diventato necessario. &lt;br /&gt; Abbiamo conosciuto Angelo e la sua grande passione per la politica, una politica fatta di valori e ideali, di ricerca intellettuale e passione. Una politica a servizio degli altri. La sua riflessione sulla non violenza. È per queste ragioni che come Dipartimento Esteri del Partito della Rifondazione Comunista, con il contributo dei giovani comunisti di Monterotondo, e in accordo con la famiglia di Angelo, abbiamo deciso di istituire una borsa di studio in suo nome, di dare una possibilità – seppur piccola – a chi raramente ne ha. Abbiamo stanziato 3.000 euro, da assegnare a chi presenterà un progetto o esperienze di cooperazione, di interposizione non violenta nelle zone di conflitto, di solidarietà a popolazioni vittime di conflitti. I lavori saranno esaminati da un apposito comitato scientifico, composto da sette rappresentanti della politica, della cultura, del mondo della cooperazione, da sempre impegnati nel movimento per la pace. &lt;br /&gt; Questa borsa di studio vuole essere anche uno strumento simbolico contro la precarietà e l’attuale mondo del lavoro; ecco perché non ci sono limiti di età e possono presentarsi studenti neo-diplomati, laureandi e neo-laureati, lavoratori atipici. Il bando è scaricabile dal sito www.premioangeloframmartino.org. La domanda, a cui va allegato il progetto di formazione, va presentata entro e non oltre il 10 maggio 2008. &lt;br /&gt; La nostra speranza è che tramite questa borsa di studio possano nascere nuovi partigiani della pace, come lo era Angelo. La guerra globale ed il dominio dell’amministrazione statunitense mostrano tutti i loro limiti e sono oramai traballanti; tocca a noi, al movimento della pace e contro la globalizzazione, farli tracollare.&lt;br /&gt; Perché anche un piccolo sasso può contribuire a bloccare l’ingranaggio capitalista e neo-liberista della guerra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-6752715956621934041?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.premioangeloframmartino.org/' title='Borsa di Studio Angelo Frammartino'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/6752715956621934041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/6752715956621934041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2008/08/borsa-di-studio-angelo-frammartino.html' title='Borsa di Studio Angelo Frammartino'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3566177802475081892</id><published>2008-07-27T19:58:00.000+02:00</published><updated>2008-07-27T20:00:09.749+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Il mondo universitario non può tacere</title><content type='html'>(tratto da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;il manifesto&lt;/span&gt; del 26/07/2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il recente Decreto Legge 112/2008 è un documento inquietante, che può assestare il colpo di grazia al sistema universitario nazionale. Non ci soffermiamo su una serie di prescrizioni pur di estrema gravità (ulteriore riduzione, in tre anni, del Ffo per 500 milioni di euro; trasformazione in triennali degli scatti retributivi con conseguente riduzione delle già umilianti retribuzioni del personale universitario; drastica riduzione del turnover; regole inique per la determinazione degli accessi, ecc.) che, tuttavia, non raggiungono il livello di insensatezza dei principi che dovrebbero configurare il nuovo modello di sistema.&lt;br /&gt;Il decreto, prevedendo ipocritamente la «possibilità» della trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato e, dunque, la privatizzazione del sistema nelle sue espressioni più consolidate, configura una formazione sicuramente incostituzionale ed anticostituzionale. È, infatti, incostituzionale una configurazione sistematica che contrasti il dettato esplicito della Carta, lì dove prevede il carattere pubblico dell'istruzione, anche di quella superiore. È anticostituzionale una formazione che di fatto determina una triplice discriminazione.&lt;br /&gt;Da un lato sono discriminate quelle sedi che, impossibilitate a trasformarsi in fondazioni di diritto privato, andrebbero a configurare, in un sistema a doppio livello di qualità, sedi di serie «b»; dall'altro lato, anche le sedi maggiori e potenzialmente trasformabili in fondazioni verrebbero discriminate in ragione della diversità strutturale delle zone in cui operano: zone ricche e zone povere. Infine una odiosa discriminazione riguarderebbe i giovani, a seconda delle loro condizioni economiche e sociali.&lt;br /&gt;In altre parole, viene ipotizzata un'effettiva, pur se surrettizia spaccatura del paese nell'ottusa previsione di una costellazione di sedi capaci di realizzare un sottosistema di «isole felici», intorno alle quali, in un mare melmoso, vivacchierebbero le sedi di serie «b», nelle quali si spera che andrebbe scaricata ogni possibile contestazione, tra pochi fondi e scarsa qualità di formazione culturale e di preparazione professionale.&lt;br /&gt;Il decreto è un esempio dell'inguaribile provincialismo capovolto italiano, che ritiene di accedere ai processi di modernizzazione e sviluppo, raccattando, con incultura, senza cognizioni approfondite, sistemi o parti di sistema operanti altrove, in paesi di diversa strutturazione sociale, economica e culturale, dei quali, per altro, si ignorano le pur esistenti incongruenze e tensioni, coll'arrestarsi alla impalcatura formale di essi.&lt;br /&gt;In conclusione, il citato decreto rappresenta un consapevole o inconsapevole contributo alla definitiva dissoluzione della identità culturale nazionale, già, purtroppo, ridotta in condizioni precarie, esponendo ad ulteriori rischi la nostra identità statale.&lt;br /&gt;Riteniamo che il mondo universitario non possa più tacere e invitiamo quanti hanno a cuore il destino delle nostre università e, con esse, del nostro paese, a reagire con forza e determinazione, respingendo strumentali ed ipocriti ideologismi da qualsiasi parte provengano e di qualsiasi colore, nell'interesse dei nostri giovani, cui è affidato, senza retorica, l'avvenire della nostra comunità nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fulvio Tessitore, Michele Ciliberto, Edoardo Vesentini, Nicola Cabibbo, Giorgio Salvini, Margherita Hack, Giorgio Parisi, Cesare Segre, Annibale Mottana, Giancarlo Setti, Alessandro Pizzorusso, Cesare Vasoli, Giuseppe Giarrizzo, Salvatore Califano, Luigi Radicati di Brozolo, Natalino Irti, Girolamo Arnaldi, Luciano Canfora, Giovanni Chieffi, Fausto Zevi, Arnaldo Bagnasco, Stefano Poggi, Luigi Ruggiu, Alfonso Iacono, Giorgio Melchiori, Walter Tega, Andrea Tagliapietra, Maria Bonghi Iovino, Eva Cantarella, Fabrizio Lomonaco,Edoardo Massimilla, Domenico Conte, Beatrice Centi, Davide Bigalli,Germana Ernst, Federico Vercellone, Pasquale Smiraglia, Alberto Burgio, Giovanni Busino.&lt;br /&gt;Seguono altre 142 firme&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3566177802475081892?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3566177802475081892'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3566177802475081892'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2008/07/il-mondo-universitario-non-pu-tacere.html' title='Il mondo universitario non può tacere'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-7386859717431977981</id><published>2008-07-25T10:54:00.000+02:00</published><updated>2008-07-25T10:56:27.165+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Difendiamo l'Università pubblica</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il documento&lt;/span&gt;     &lt;span style="font-style:italic;"&gt;L'Assemblea nazionale, tenutasi il 22 luglio a La Sapienza di Roma, delle Organizzazioni e Associazioni della Docenza e degli Studenti, ha discusso il D.L. 112 e i provvedimenti governativi in materia finanziaria e di pubblico impiego che strangolano il settore. Lanciato l'allarme e la mobilitazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tratto da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;AprileOnLine.info&lt;/span&gt;, 24 luglio 2008, 12:12)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L'Assemblea nazionale, tenutasi il 22 luglio 2008 nell'Aula Magna dell'Università La Sapienza di Roma, indetta dalle Organizzazioni e Associazioni della Docenza e degli Studenti, ha discusso la gravissima situazione venutasi a determinare a seguito dell'emanazione del D.L. 112 e dei provvedimenti governativi in materia finanziaria e di pubblico impiego.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Assemblea nazionale assume il documento di denuncia e di protesta delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni del 10 luglio 2008 e condivide i contenuti delle numerosissime prese di posizione degli Organi &lt;br /&gt;accademici, che in questi giorni si sono espressi duramente, protestando contro la linea governativa di strangolamento dell'Università pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'opinione pubblica deve sapere che, attraverso la riduzione dei finanziamenti, il blocco del turn over, gli espliciti intenti di privatizzazione, l'attacco ai diritti degli studenti, dei docenti e dei tecnico-amministrativi (senza contratto da oltre 31 mesi e con retribuzioni insufficienti), produrrà il progressivo svuotamento degli Atenei, l'impossibilità per un'intera generazione di giovani e di precari di entrare nei ruoli dell'Università, difficoltà per gli studenti di accedere alla formazione universitaria a causa dell'aumento delle tasse e delle crescenti barriere formali e sostanziali, la possibile alienazione del patrimonio delle Università come scelta imposta per far fronte alla mancanza di finanziamenti, la diminuzione dei servizi agli studenti e il rischio della perdita dell'autonomia, la penalizzazione, in particolare, degli Atenei del Mezzogiorno, già oggetto di pesanti tagli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una parola, scomparirà l'Università italiana come luogo pubblico di ricerca, di creazione e di trasmissione della conoscenza come bene comune. &lt;br /&gt;Sarà cancellato il ruolo dello Stato nell'alta formazione, sancito e garantito dal titolo V della Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli interventi governativi non sono un fatto casuale e congiunturale: essi disegnano un modello che si dispiegherà nel lungo periodo attraverso ulteriori interventi legislativi destinati a colpire e a ridimensionare lo Stato sociale nel suo complesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, un ulteriore impoverimento del sistema-paese deriverebbe dal fatto che, mancando i concorsi per i giovani, gli aspiranti ricercatori saranno costretti a migrare verso altri Paesi più ricettivi, contribuendo così paradossalmente a renderli più competitivi rispetto al nostro. &lt;br /&gt;Contro questo disegno l'Assemblea nazionale protesta decisamente, denunciando i guasti che deriverebbero all'intera comunità nazionale dalla sua attuazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La classe politica deve ascoltare la nostra protesta e prendere atto che essa e' fortemente congiunta alla volontà di cambiamento delle Università. &lt;br /&gt;Occorre offrire soluzioni credibili per far crescere e migliorare il sistema pubblico della formazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pertanto, l'Assemblea nazionale:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-chiede al Governo l'immediato stralcio di tutte le norme sull'Università contenute nei provvedimenti governativi;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-chiede al Governo che si inverta la manovra economica, destinando alle Università nuove risorse economiche anche al fine di bandire concorsi per giovani, avviando così la soluzione del grave problema del precariato;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-invita gli Atenei a sospendere l'avvio del prossimo anno accademico, informando e discutendo con gli studenti e con il personale tutto adeguate forme di mobilitazione;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-invita le Università a non approvare i propri bilanci preventivi in mancanza delle adeguate risorse economiche;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-chiede alla CRUI, al CUN, al CNAM e al Consiglio nazionale degli studenti una presa di posizione forte ed esplicita per l'apertura di un confronto inteso a promuovere i veri interessi della comunità universitaria;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- preannuncia, a partire da settembre, un calendario di iniziative di mobilitazione nazionali e locali, per preparare una seconda manifestazione nazionale e arrivare, se necessario, allo sciopero di tutte le componenti universitarie e alla sospensione di ogni attività didattica;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-invita tutti i lavoratori e gli studenti delle Università a mobilitarsi congiuntamente, nella consapevolezza della gravità della situazione attuale e delle prospettive future.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;DOCUMENTO DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELL'UNIVERSITA' &lt;br /&gt;indetta da ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA', CNRU, CNU, CONFSAL FED. SNALS-CISAPUNI, FEDERAZIONE CISL-UNIVERSITA', FLC-CGIL, RNRP, SUN, UDU e UILPA-URAFAM&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-7386859717431977981?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7386859717431977981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7386859717431977981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2008/07/difendiamo-luniversit-pubblica.html' title='Difendiamo l&apos;Università pubblica'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3850775469022651388</id><published>2008-07-22T17:30:00.000+02:00</published><updated>2008-07-22T17:31:16.301+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>L'attacco all'università</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;di Alberto Burgio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tratto da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;il manifesto&lt;/span&gt; del 22/07/2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La destra attacca a testa bassa. La sceneggiatura inventata qualche mese da Walter Veltroni per aprire la crisi di governo non lo prevedeva. Fantasticava di una destra ormai civilizzata. Come stessero in realtà le cose è oggi sotto gli occhi di tutti: razzismo di Stato; leggi ad personam come a bei vecchi tempi; attacco contro quanto resta dell’unità sociale e istituzionale del Paese; guerra senza quartiere contro il lavoro pubblico e privato, e una politica economica fatta di frodi sull’inflazione reale e di tagli alla spesa e alle retribuzioni. Come sempre. Solo che adesso si infierisce su un popolo di poveri già super-indebitati. &lt;br /&gt;Difficile dire che succederà alla ripresa autunnale. C’è da augurarsi che, incalzata dalla sinistra sindacale, la Cgil dia finalmente segnali di resipiscenza, ma dovrà vedersela con le altre confederazioni, tentate da una replica in pejus del famigerato Patto per l’Italia. Per parte sua, il Partito democratico si interroga se perseverare nella ricerca del dialogo o impegnarsi nell’opposizione, naturalmente «costruttiva». Intanto vengono giù interi pezzi della Costituzione materiale e formale della Repubblica, trascinando con sé le sorti della nostra democrazia.&lt;br /&gt;Un’ennesima picconata la dà in questi giorni il decreto legge 112, la «lenzuolata» scritta da Tremonti in combutta con Sacconi e Brunetta sulla quale il governo ha posto la fiducia temendo di non ottenerne, altrimenti, la conversione in legge entro il 25 agosto. Tra privatizzazioni, tagli alla spesa e agli organici pubblici, nuove misure precarizzanti e ricatti contro i «fannulloni» del pubblico impiego, il provvedimento contiene misure devastanti in materia di scuola e di università. Il manifesto ha già messo in evidenza i pericoli che incombono sul sistema scolastico, già stremato da una politica di lesina che da anni colloca l’Italia agli ultimi posti in Europa quanto a spesa per l’istruzione pubblica. Sarà ulteriormente ridotto l’organico docente e ausiliario e si ridurrà il tempo pieno. Al contempo si riprenderà il progetto morattiano del doppio binario (scelta tra istruzione e formazione professionale già a 14 anni) teso a reintrodurre la logica classista dell’«avviamento» cancellata nei primi anni Sessanta con l’istituzione della scuola media unica. Dopotutto, non aveva detto chiaramente Berlusconi che non sta né in cielo né in terra che il figlio dell’operaio possa avere le stesse ambizioni di quello dell’imprenditore o del professionista? &lt;br /&gt;L’università non è messa meglio. Le Disposizioni per lo sviluppo economico (questo il titolo del dl nella beffarda neolingua governativa) prevedono tagli alle già misere retribuzioni del personale docente e amministrativo; tagli agli stanziamenti (in aggiunta ai 500 milioni già decurtati nello scorso triennio); limiti al turn over (nella misura massima del 20% dei pensionamenti per il trienno 2009-2011); massicci trasferimenti a favore di pretesi «centri di eccellenza» (a cominciare dall’Istituto Italiano di Tecnologia, guarda caso presieduto dal Direttore generale del Ministero dell’Economia) e, dulcis in fundo, la possibilità che le università pubbliche si trasformino in fondazioni, spianando anche di diritto la strada a un processo di privatizzazione dell’università italiana che da anni – grazie alle sciagurate riforme uliviste – marcia già speditamente di fatto.&lt;br /&gt;Si presti molta attenzione. Quest’attacco brutale non colpisce soltanto chi lavora nell’università né solo chi vi trascorre alcuni anni della propria vita, peraltro pagando tasse sempre più salate in cambio di un sapere sempre più parcellizzato e disorganico. Il progetto del governo ha un respiro ben più complessivo, una portata in senso proprio costituente. Ridurre al minimo il reclutamento di nuovi ricercatori significa precarietà a vita per quasi tutti coloro che ancora attendono di entrare in ruolo ed esasperazione delle logiche oligarchiche e baronali. Privatizzare il patrimonio degli atenei significa consolidare le propensioni e le pratiche neofeudali di ristretti gruppi di potere, sempre più insofferenti al controllo democratico. E significa accrescere il potere di condizionamento del capitale privato (impresa e credito) sui percorsi di ricerca e sulla stessa didattica. Destinare risorse crescenti ai sedicenti centri di eccellenza significa promuovere un sistema di università di serie A (per chi potrà permettersele) e di serie B (per tutti gli altri), secondo il pessimo modello castale degli Stati Uniti.&lt;br /&gt;Per l’ennesima volta la nostra «classe dirigente» conferma la propria levatura strapaesana, non esitando a sacrificare le prospettive di sviluppo del Paese all’interesse di chi gode di posizioni privilegiate. Ma in questo caso l’attacco colpisce un fondamento della cittadinanza democratica. La scuola, l’istruzione, la cultura e la critica sono strumenti essenziali di partecipazione e di mobilità sociale. Per questo la Costituzione ne preserva libertà e pubblicità. E per questo la destra al governo intende cancellarne il carattere di massa. Viene insomma al pettine uno dei nodi della primavera vissuta anche in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta. C’è chi, per fortuna, se n’è accorto in tempo. Nelle università si moltiplicano in questi giorni agitazioni, appelli alla mobilitazione e assemblee di studenti, docenti e precari. Ma non è ancora abbastanza. Occorre saldare al più presto un fronte ampio che coinvolga massicciamente il corpo docente e tutti i dipendenti del sistema universitario pubblico. Questa controriforma non deve passare: dov’è scritto che agosto non possa essere tempo di lotta?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3850775469022651388?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3850775469022651388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3850775469022651388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2008/07/lattacco-alluniversit.html' title='L&apos;attacco all&apos;università'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-7771955002840989601</id><published>2008-07-18T20:13:00.000+02:00</published><updated>2008-07-18T20:16:06.602+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Al mercato. Nuove ribellioni fra le rovine dell'università</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Gigi Roggero&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La ventilata trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato non implica tanto la loro competizione su un mercato inesistente, quanto l'introduzione di criteri arbitrari per attingere ai pochi fondi pubblici rimasti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tratto da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;il manifesto&lt;/span&gt;, 16 Luglio 2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'applicazione della riforma universitaria Berlinguer-Zecchino è fallita. Questo è il dato da cui partire. Chi lamenta l'apatia degli studenti, sarebbe ora si ricredesse: non soltanto per i movimenti che si sono opposti alla riforma, ma per i comportamenti diffusi e le pratiche soggettive che hanno a lungo termine messo in crisi i dispositivi di disciplinamento e di misurazione del sapere. Comportamenti e pratiche innervati non dalla nostalgia per le belle lettere - come sarebbe piaciuto ai conservatori di una torre d'avorio in pezzi - ma dalla materialità dei processi di déclassement e di precarizzazione del lavoro cognitivo. &lt;br /&gt;Nel novembre del 2005, dopo le occupazioni contro la legge Moratti, Marco Bascetta aveva sostenuto la necessità di passare dalla «guerra» alla «guerriglia» contro la riforma. Ebbene, la «guerriglia» ha - almeno in parte - vinto.Tra il 2005 e oggi Fabio Mussi, ministro senza qualità, è stato al Miur un dimenticabile intermezzo tra Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, scelta giudicata debole e di basso profilo, perfettamente in linea con lo smantellamento bipartisan del sistema formativo. &lt;br /&gt;Scartata l'ipotesi di una nuova riforma organica dell'università, la neoministra si limita a navigare in quella riforma pasticciata, permanente e inconclusa, priva di disegno strategico, che costituisce ormai da decenni la realtà dell'istruzione superiore in Italia. E nel naufragio del 3+2, propone di sfoltire i corsi di laurea e di monitorare dottorati e master, «area di parcheggio da cui pescare manodopera accademica a basso costo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Passaggi al buio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Del resto, le sue tre «parole chiave» - autonomia, valutazione, merito - sono in piena sintonia con il think tank del «liberista di sinistra» Francesco Giavazzi, ma stridono con una università abbandonata alla sua inerziale rovina. Nella competizione globale per i talenti, dicono, i salari dei professori - regolati dal merito - vanno portati al livello europeo, non soltanto per bloccare la fuga dei cervelli, ma per attirarli. Come tutto questo possa coniugarsi con i tagli della manovra tremontiana, i progetti di ricerca sacrificati al prestito ponte per Alitalia e il blocco del turnover (traduciamo: i baroni restano al loro posto e i precari pure), è un vero mistero. Le defiscalizzazioni dovrebbero stimolare l'investimento dei privati (fondazioni bancarie, no profit, piccole e medie imprese), i quali - da sempre disinteressati a formazione e ricerca - potranno in questo modo godersi gli incentivi regalati dal governo.&lt;br /&gt;Comunque, il vero nodo per Gelmini e Giavazzi è la differenziazione degli atenei, ovvero la costruzione di un mercato della formazione. Il progetto dell'Aquis, sponsorizzato dal «Corriere della sera » e guidato da un pugno di università autodefinitesi di eccellenza, sembrerebbe andare in questa direzione. Tuttavia, nell'indifferenza delle imprese, anche la possibile trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato, ventilata nel Dpef, non implica tanto la loro competizione su un mercato inesistente, quanto piuttosto l'introduzione di criteri - arbitrari - in grado di gerarchizzare l'assegnazione dei pochi fondi statali, che restano l'unica fonte, ancorché in progressivo prosciugamento. &lt;br /&gt;Anche dalla roccaforte liberal della voce.info fioccano dubbi e ironie sui provvedimenti di una manovra finanziaria approvata in ben otto minuti e mezzo. In un articolo inequivocabilmente intitolato Passaggio al buio, Bruno Dente - che già da tempo caldeggia una strategia di differenziazione competitiva delle università - osserva sconsolato la sconcertante vaghezza sui parametri che dovrebbero presiedere la scelta del regime privatistico, sulle forme di cambiamento dell'attuale stato giuridico e di piena contrattualizzazione dei docenti, su una auspicata flessibilizzazione dei meccanismi di governance che cozza con la rigidità di una struttura feudale incancrenita. Ma c'è una considerazione che precede tutte le altre: nessun potenziale partner pubblico o privato accetterà mai di investire in una fondazione a perdere, per nulla garantita economicamente da governi che già da tempo hanno deciso di abbandonare l'università. Questa a stento sopravvive e riproduce le proprie macerie succhiando le risorse di precari e studenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Una mossa per non cambiare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In questo quadro, attestarsi sulla difesa del valore legale del titolo di studio, o sulla semplice battaglia contro l'aumento delle tasse o sulla riaffermazione della mission pubblica dell'università, laddove è proprio il confine tra pubblico e privato a venir meno, risulta di dubbia utilità, se non dannoso, perché rischia di ributtarci nell'abbraccio mortale di quelle resistenze conservatrici, incarnate dalla Conferenza dei Rettori (Crui), che già guaiscono per i tagli dei (loro) fondi. Ad esempio, se la proposta di Giavazzi di abolire i concorsi nazionali ha l'inquietante profilo della guerra ai «fannulloni», ciò non significa proteggere quell'odioso meccanismo di riproduzione del perverso rapporto di vassallaggio tra precari e baroni. &lt;br /&gt;Tra l'altro, la proposta del ministero di un doppio filtro per il reclutamento di docenti e ricercatori (nazionale e locale) è l'ennesima mossa per non cambiare nulla. Non a caso le mobilitazioni dei ricercatori precari si sono spente quando hanno barattato i claim dell'autonomia e della riappropriazione di reddito con la (poco realistica) rivendicazione di concorsi per tutti, impiccandosi alle proprie catene. Dato che il governo feudale dell'accademia è la via italiana a una aziendalizzazione fallimentare, proviamo a spiazzare il piano della sfida al think tank della Gelmini: il problema, per ora, non è quanta impresa fanno entrare all'università, ma quanto baronato non riescono a far uscire. Comincino da qui, se hanno forza e coraggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Pratiche di resistenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Se la crisi è una opportunità, il suo esito è però tutt'altro che scontato. Il «governo ombra» del Pd dimostra, sulla università e non soltanto, grande coerenza con l'esperienza del «governo in chiaro», nel senso che continua a non avere neanche l'ombra di un'idea. Quanto alla ex sinistra radicale, che non ha mai brillato in materia, l'unica battaglia sulla conoscenza che interessa è quella sul numero di tessere. Il sindacato, infine, persevera nel considerare l'università come un luogo di formazione delle elite, o delle corporazioni dei knowledge workers. &lt;br /&gt;Così, sono le pratiche di resistenza degli studenti a rappresentare l'unica opposizione alla dismissione. Poiché non c'è nulla da difendere, è una resistenza che non soltanto ha inceppato i dispositivi dell'università riformata ma, con le pratiche di autoformazione, ha costruito l'unica prospettiva di università e autonomia in circolazione. Adesso si tratta di passare dalla «guerriglia» alla «secessione costituente». Una secessione che, probabilmente già a partire dai prossimi mesi, tornerà a essere «guerreggiata».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-7771955002840989601?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7771955002840989601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7771955002840989601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2008/07/al-mercato-nuove-ribellioni-fra-le.html' title='Al mercato. Nuove ribellioni fra le rovine dell&apos;università'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-8495521934584585489</id><published>2008-07-15T18:42:00.000+02:00</published><updated>2008-07-15T18:44:27.588+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Università, la protesta dilaga. "Via i tagli o stop alle lezioni"</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Si moltiplicano le critiche alle misure inserite nel dl che anticipa la Finanziaria&lt;br /&gt;Chieste modifiche immediate, mentre c'è chi minaccia drastiche contestazioni&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;di ANDREA BETTINI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA - Contestazioni, minacce di bloccare lezioni, esami e sessioni di laurea, allusioni nemmeno troppo velate allo stop del prossimo anno accademico. Chi si attendeva un'estate di transizione ed un eventuale autunno di proteste, a quanto pare, era troppo ottimista. In molte università italiane è già iniziata la mobilitazione contro i tagli decisi dal governo il 25 giugno con il decreto che anticipa la manovra Finanziaria. Una protesta che sta dilagando e che, con toni e modalità diverse, coinvolge rettori, docenti, ricercatori e personale amministrativo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Le spiegazioni e le rassicurazioni del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che di fronte alle prime polemiche ha parlato di "scelte dolorose ma indispensabili" e di "tagli sulla base di indicatori di merito", sembrano non essere riuscite a fermare le critiche. Mentre si moltiplicano le assemblee e gli allarmi per il futuro dell'università, la richiesta dei contestatori è sostanzialmente unanime: stralciare dal decreto alcune delle principali novità oppure modificarle durante l'iter parlamentare per la conversione in legge. Una posizione che sarà probabilmente ribadita il 22 luglio a Roma, quando alla Sapienza si svolgerà un'assemblea nazionale dei rappresentanti di tutte le componenti universitarie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I punti contestati. A preoccupare il mondo accademico sono diversi provvedimenti. Il più criticato è la graduale riduzione, collegata ad una forte stretta sulle assunzioni, del Fondo di finanziamento ordinario, con risparmi di circa 1,5 miliardi di euro fino al 2013. Contestate anche le misure sugli stipendi, con scatti di anzianità dei docenti che da biennali diventeranno triennali ed una riduzione del Fondo di contrattazione integrativa del personale amministrativo. Molta perplessità, infine, anche sulla possibilità per gli atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Interventi inaccettabili". Dopo la bocciatura unanime da parte della Conferenza dei rettori, secondo la quale i tagli porteranno inevitabilmente il sistema al dissesto, dai vertici delle università continuano a piovere critiche nei confronti del decreto legge. Una mozione approvata ieri dai Senati accademici degli atenei toscani definisce interventi gravi e "inaccettabili" la riduzione dei trasferimenti statali e la limitazione "improvvisa, indiscriminata e pesante" del turnover dei dipendenti e chiede lo stralcio dal decreto delle norme che si riferiscono all'università. Venerdì scorso, invece, i quattro rettori delle università dell'Emilia-Romagna hanno denunciato che la "riduzione drastica delle risorse finanziarie e umane, oltre a mortificare l'intero insieme di professionalità e competenze all'università, mette a serio rischio la funzione didattica e nel contempo la sostenibilità delle attività di ricerca" e hanno convocato per il 21 luglio una riunione straordinaria congiunta dei quattro Senati accademici e dei consigli di amministrazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mobilitazione. In molte università si stanno già mettendo a punto forme concrete di lotta. Ieri un'assemblea generale dei lavoratori e degli studenti degli atenei napoletani, indetta da Flc Cgil, Cisl Università e Uil Pa-Ur, ha deciso, tra l'altro, l'astensione "a tempo indeterminato dei docenti e ricercatori dalla partecipazione a organi collegiali" ed il ritiro della "disponibilità a ricoprire incarichi didattici per il prossimo anno accademico". Il 9 luglio, invece, l'assemblea del personale delle università "Cà Foscari" e Iuav di Venezia ha ipotizzato "il rifiuto di svolgere carichi didattici superiori alle richieste di legge, il blocco degli esami, delle sessioni di laurea e delle lezioni". Lo stesso giorno, all'università di Sassari, l'assemblea dei docenti ha invece dichiarato lo stato di agitazione dell'ateneo e non ha escluso "per quanto con doverose riserve ed a fronte di un ulteriore irrigidimento della controparte, il ricorso ad azioni più eclatanti quali la possibilità del blocco degli esami di profitto e di laurea". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"A rischio il prossimo anno accademico". Una delle prese di posizione più nette nei confronti delle decisioni del governo è quella del Senato accademico dell'università "La Sapienza" di Roma. Martedì 8 luglio, prospettando un "danno grave per l'avvenire dei giovani e per lo sviluppo del Paese", ha chiesto lo stralcio della parte del decreto relativa all'università e ha indetto una giornata nazionale di protesta dicendosi consapevole "che in queste condizioni non sarà possibile dare inizio al prossimo anno accademico". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La petizione online. Il Coordinamento Giovani Accademici, intanto, ha pubblicato sul proprio sito internet una petizione in cui denuncia tra l'altro che la stretta sugli stipendi ridurrebbe i compensi annui lordi a fine carriera di 16mila euro per i professori ordinari, di 11mila euro per gli associati e di 7mila per i ricercatori. Il documento, che chiede un nuovo approccio nei confronti dell'università italiana, è già stato sottoscritto da più di 3.100 tra docenti, ricercatori e studenti preoccupati per il proprio futuro e per quello degli atenei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Repubblica.it&lt;/span&gt;, 15 luglio 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-8495521934584585489?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8495521934584585489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8495521934584585489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2008/07/universit-la-protesta-dilaga-via-i.html' title='Università, la protesta dilaga. &quot;Via i tagli o stop alle lezioni&quot;'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-9182821104650472838</id><published>2008-06-03T19:48:00.001+02:00</published><updated>2008-07-15T18:45:00.098+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Scienza e università povere e allo sbando</title><content type='html'>(tratto da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;il manifesto&lt;/span&gt;, 29 Maggio 2008)&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Presentato un documento dell'Accademia dei Lincei sulla ricerca in Italia. Pochi i fondi pubblici, assente una visione progettuale. Mentre dilaga il precariato e continua la «fuga dei cervelli»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stato di salute della ricerca scientifica italiana è pessimo. Nonostante la firma al trattato di Lisbona sulla costruzione della «società della conoscenza», i finanziamenti pubblici sono la metà da quanto stabilito nella capitale portoghese oltre otto anni fa. Inoltre è assente una visione progettuale sia di breve che di lungo periodo. Infine, il precariato è diventata la norma nelle politiche di reclutamento dei ricercatori, che non prevedono neanche una verifica del lavoro svolto, né la qualità scientifica del progetti di ricerca. &lt;br /&gt;È questo il fosco affresco che la «Commissione ricerca» dell'Accademia dei Lincei ha delineato in un documento sulla ricerca biologica e medica in Italia reso pubblico ieri. Un affresco che trova conferma in un'inchiesta condotta dal Cnr su come i giovani considerano sulla scienza: campi del sapere certo interessanti (80 per cento degli intervistati), ma difficili da apprendere (52 per cento) e che non aiutano certo a trovare lavoro (per il 70 per cento del campione). &lt;br /&gt;Per tornare al documento dell'Accademia dei Lincei, c'è la conferma che i finanziamenti pubblici alla ricerca scientifica è l'un per cento del prodotto interno lordo, cioè la metà di quanto i paesi dell'Unione europea, Italia compresa, avevano preso come impegno a Lisbona. Inoltre, il disinteresse verso la riesca scientifica è stato bipartisan: da dieci anni a questa parte tutti i governi non hanno considerato l'università e la ricerca scientifica come obiettivi strategici della propria azione. Anzi, la riduzione dei finanziamenti è stata una costante delle finanziarie approvate dai parlamenti che si sono succediti. Eccezione per l'ultimo governo Prodi, che ha mantenuto gli stessi finanziamenti del precedente di centro-destra: una conferma che non ha certo invertito la tendenza nell'emorragia di «cervelli» dal nostro paese. &lt;br /&gt;Da qui l'emorragia di «cervelli» del nostro paese. Una conferma della scelta di molti laureati di cercare lavoro nella ricerca al di fuori dal nostro paese viene anche dai dati contenuti nel documento dell'Accademia dei Lincei. Nel 2007 ci sono state 1700 proposte di progetti di ricerca presentate da laureati italiani all'European Research Council rispetto alle 1000 presentate da «colleghi» tedeschi o inglesi. Di queste sono state accolte solo settanta, ma il dato più allarmante è che oltre la metà dei laureati pensava l'inserimento lavorativo in un paese diverso dall'Italia. Altro dato sconfortante è che al bando sul tema «Salute» del VII Programma quadro dell'Unione europea la percentuale di successo di progetti di ricerca italiani non supera il 15 per cento, contro il 25 per cento degli altri paesi europei. &lt;br /&gt;L'Accademia dei Lincei affronta anche il tema della valutazione di qualità dei progetti di ricerca, riportando i dati di uno studio del National Institute of Health statunitense. È noto che negli usa la valutazione del lavoro di ricerca avviene all'interno delle peer review, cioè che dei «pari» che esprimono giudizi sulla qualità scientifica del lavoro svolto. Per i National Insitutes of Health solo il dieci per cento delle ricerche italiane è valutato secondo il metodo delle peer review. Da qui il giudizio impietoso dell'Accademia dei Lincei su come si accede ai finanziamenti. Rapporti preferenziali con la pubblica amministrazione, costruzione di «cordate» accademiche: si fa di tutto pur di riuscire ad avere i pochi finanziamenti a disposizione, con un conseguente abbassamento della qualità. &lt;br /&gt;Per l'Accademia dei Lincei non esiste nessuna politica del «merito», chi riflette anche nel reclutamento dei ricercatori. Il precariato è infatti la norma, anche se nel documento non si parla ovviamente che molto del lavoro di ricerca è svolto proprio da ricercatori precari dell'Università. L'Accademia dei Lincei tuttavia non esclude che i primi anni di inserimento nel lavoro di ricerca possano essere legati a contratti di lavoro temporanei, ma questo non può essere protratto all'infinito, come spesso accade.&lt;br /&gt;Nel documento ci sono anche alcune proposte per migliorare la qualità del lavoro di ricerca. In primo luogo, la costituzione di centri scientifici interdisciplinari sul modello dei Clinical Research Centers delle Scuole di medicina statunitensi.. Per quanto riguarda l'accesso ai finanziamenti, che va da sé dovrebbero essere aumentati, i fondi pubblici dovrebbero essere annunciati da bandi pubblici. L'assegnazione vera e propria dovrebbe essere gestita da un'Agenzia nazionale, che dovrà inoltre stabilire le linee guida progettuali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-9182821104650472838?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/9182821104650472838'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/9182821104650472838'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2008/06/scienza-e-universit-povere-e-allo.html' title='Scienza e università povere e allo sbando'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-1899061770912174960</id><published>2008-03-28T11:10:00.000+01:00</published><updated>2008-03-29T11:12:09.395+01:00</updated><title type='text'>Condanna a morte annullata alla pantera nera Abu-Jamal</title><content type='html'>La pena capitale potrebbe trasformarsi in ergastolo&lt;br /&gt;La Corte d' Appello ha confermato l' accusa di omicidio, ma ha deciso che un Tribunale stabilirà se deve essere giustiziato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - L' ex pantera nera Mumia Abu-Jamal ha diritto a una nuova udienza penale, prima che la sua condanna alla pena capitale sia eseguita. La Corte federale d' Appello di Filaldelfia ha confermato che il giornalista afro-americano, da 26 anni nel braccio della morte, è colpevole dell' omicidio di un poliziotto, commesso nel 1981. Ma ha stabilito che un Tribunale debba prima emettere una nuova sentenza, scegliendo se farlo giustiziare ovvero condannarlo all' ergastolo. Se l' accusa pubblica non dovesse dargli la chance di un nuovo dibattimento, Abu-Jamal sarebbe automaticamente condannato al carcere a vita. La procura ha detto che sta ancora valutando la strategia da seguire, anche se un appello contro la sentenza della Pennsylvania è dato per sicuro. Viene però di fatto confermato il teorema della difesa, che da oltre vent' anni punta il dito contro il razzismo di cui sarebbe stato permeato il processo originario, quando giudici e pubblici ministeri avevano ceduto al pregiudizio e una giuria quasi interamente bianca li aveva assecondati in pieno. «Finalmente abbiamo avuto ragione, non ho mai visto un caso così intriso di livore razziale come questo. Ma è solo il primo passo», ha detto Robert R. Bryan, l' avvocato che guida il collegio difensivo e vorrebbe la revisione dell' intero processo. La Corte d' Appello ha accolto l' argomento, secondo il quale la giuria del 1982 venne erroneamente convinta dai magistrati che occorresse l' unanimità sull' ammissione delle circostanze attenuanti. La loro esclusione portò infatti direttamente alla massima pena. Secondo la testimonianza di una stenografa, resa per iscritto nel 2001, il presidente del Tribunale, Albert Sabo, al momento di andare in camera di consiglio si lasciò scappare: «Li convincerò a friggere il nero». Uno dei tre giudici d' appello sarebbe anche andato oltre: in un parere di minoranza, Thomas Ambro ha scritto che per lui sarebbe stato necessario ammettere anche la più grave contestazione di Abu-Jamal, secondo il quale i neri vennero scientificamente esclusi dalla giuria popolare. Solo 2 dei 12 membri erano afro-americani. Il caso di Abu-Jamal, che oggi ha 53 anni, è diventato nel tempo la più celebre causa della battaglia contro la pena di morte e le distorsioni razziste del sistema giudiziario americano. Legioni di giuristi, avvocati, artisti e studenti si sono mobilitate in favore dell' ex reporter radiofonico, diventato una figura-simbolo, autore di scritti e discorsi registrati in video. Insoddisfatta dell' esito dell' appello, la Free Mumia Abu-Jabal Coalition, l' organizzazione che da anni coordina il movimento per la liberazione del giornalista, ha indetto per oggi manifestazioni di protesta contro quella che ha definito «una sentenza devastante». Nel maggio scorso, quando la Corte d' Appello aveva ascoltato le parti, centinaia di persone avevano affollato l' aula del Tribunale. C' erano i sostenitori di Abu-Jamal, convinti della sua innocenza. Ma c' era anche Maureen Faulkner, vedova di Daniel, l' ufficiale di polizia che Abu-Jamal uccise nel 1981, dopo che questi aveva fermato lui e suo fratello a un posto di blocco notturno. La signora non ha mai smesso di chiedere giustizia per suo marito, scrivendo anche un libro sull' argomento: Ucciso da Mumia: un ergastolo di perdita, pena e ingiustizia è stato pubblicato nello scorso dicembre. La storia *** Il partito Il Partito delle Pantere nere fu fondato nel 1966 a Oakland, in California (nella foto sotto i capi storici Bobby Seale, a sinistra, e Huey Newton) L' ideologia L' organizzazione per la tutela dei diritti civili e l' autodifesa dei neri d' America fu attiva dalla metà degli anni ' 60 alla metà dei ' 70: di ispirazione socialista, vide con il tempo alcune frange spostarsi su posizioni nazionaliste, restando comunque un punto di riferimento per la controcultura degli anni ' 60 La resistenza Tra le attività dell' organizzazione rientravano le azioni di resistenza armata: negli scontri con le forze dell' ordine molti attivisti furono arrestati. Nel 1974 fu trovata morta la contabile del partito, Betty Van Patter: il caso rimase irrisolto (nella foto Tommie Smith, medaglia d' oro nella 200 metri, e John Carlos, bronzo, con il pugno chiuso, segno di lotta per il Black Power, sul podio delle Olimpiadi di Città del Messico del 1968)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Valentino Paolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pagina 17&lt;br /&gt;(28 marzo 2008) - Corriere della Sera&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-1899061770912174960?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/1899061770912174960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/1899061770912174960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2008/03/condanna-morte-annullata-alla-pantera.html' title='Condanna a morte annullata alla pantera nera Abu-Jamal'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-9014894984104734579</id><published>2008-02-09T13:02:00.000+01:00</published><updated>2008-02-09T13:03:38.238+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prenotati per l'appello del 25 febbraio</title><content type='html'>Scarpato Roberto RI/1098&lt;br /&gt;Rizzano Anthea Roberta RI/946&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-9014894984104734579?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/9014894984104734579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/9014894984104734579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2008/02/prenotati-per-lappello-del-25-febbraio.html' title='Prenotati per l&apos;appello del 25 febbraio'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-8600870176793486740</id><published>2008-01-17T14:05:00.000+01:00</published><updated>2008-01-17T14:13:13.978+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Appelli d'esame gennaio-aprile 2008</title><content type='html'>Pensavo che non fosse più necessario utilizzare questo blog, ma, poiché diversi studenti hanno difficoltà a trovare notizia degli appelli nel sito della facoltà, pubblico qui le date previste: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 gennaio&lt;br /&gt;7 febbraio&lt;br /&gt;25 febbraio&lt;br /&gt;14 aprile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutti gli appelli sono state indicate le 9,00 come orario di inizio, ma vi avverto che, per ragioni oggettive, l'orario effettivo non sarà mai prima delle 10,00.&lt;br /&gt;Sarebbe opportuno che, come al solito, vi prenotaste in tempo utile (una settimana prima dell'esame) e mi segnalaste eventuali rinunce, anche dell'ultimo momento. La modalità migliore è attraverso una e-mail.&lt;br /&gt;Vi consiglio inoltre di tenervi informati presso questo blog su eventuali cambiamenti di date e orari, sempre possibili.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-8600870176793486740?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cta.iuo.it/SP/CalendarioT.asp?IdTipoSessione=142&amp;IdTipoCorso=1' title='Appelli d&apos;esame gennaio-aprile 2008'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8600870176793486740'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8600870176793486740'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2008/01/appelli-desame-gennaio-aprile-2008.html' title='Appelli d&apos;esame gennaio-aprile 2008'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-4954460448848399938</id><published>2007-11-20T11:39:00.000+01:00</published><updated>2007-11-20T11:42:20.670+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Spostamento esami</title><content type='html'>Sono spiacente ma, a causa di un importante impegno sopravvenuto, la seduta di esame già prevista per il 26 novembre è spostata a giovedì 29 novembre, alle ore 10.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-4954460448848399938?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/4954460448848399938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/4954460448848399938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/11/spostamento-esami.html' title='Spostamento esami'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-5614136567052401961</id><published>2007-11-20T11:31:00.000+01:00</published><updated>2007-11-20T11:39:14.479+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prenotati per l'appello del 26 novembre</title><content type='html'>Mercaldo Chiara RI/960&lt;br /&gt;Notte Antonio RI/1177&lt;br /&gt;Schioppa Giuseppe RI/851&lt;br /&gt;Massa Danilo SPI/13&lt;br /&gt;Russo Alessia RI/1106&lt;br /&gt;Violante Pasquale SP/8377&lt;br /&gt;Milone Marina RI/234&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-5614136567052401961?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5614136567052401961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5614136567052401961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/10/prenotati-per-lappello-del-26-novembre.html' title='Prenotati per l&apos;appello del 26 novembre'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-988461530415662367</id><published>2007-11-19T09:14:00.000+01:00</published><updated>2007-11-20T12:14:02.941+01:00</updated><title type='text'>1 dicembre: le ragioni dell'acqua in piazza</title><content type='html'>&lt;a href="http://italia.attac.org/spip/IMG/rubon7.gif"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px;" src="http://italia.attac.org/spip/IMG/rubon7.gif" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una manifestazione nazionale per difendere l’acqua pubblica e i beni comuni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Marco Bersani*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 1 dicembre il popolo dell’acqua chiama tutte/i a Roma per una grande manifestazione nazionale per “ripubblicizzare l’acqua e difendere i beni comuni”.&lt;br /&gt;E’ questa la prossima tappa di un percorso nuovo e originale che in questi anni ha attraversato il Paese per affermare l’acqua come bene comune e diritto umano universale, per lottare contro la sua mercificazione e privatizzazione, per ricostruire, a partire dall’acqua e dai beni comuni, un nuovo legame sociale dal basso e una nuova democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un popolo formato da decine di esperienze e mobilitazioni territoriali, accompagnate da un costante lavoro di sensibilizzazione sociale; un insieme di attivisti provenienti da comitati locali, associazioni religiose e culturali, reti no global e di movimento, gruppi sociali ed ecologisti, organizzazioni sindacali e politiche. &lt;br /&gt;Un popolo che ha saputo collegare le esperienze nel Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua per aprire una vera vertenza nazionale, incidendo sull’agenda politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per sei mesi – da gennaio a luglio - l’intero Paese è stato attraversato dalla campagna di raccolta firme in calce alla legge d’iniziativa popolare per la totale ripubblicizzazione dell’acqua, per la sua gestione pubblica e partecipata dai lavoratori e dalle comunità locali, per la tutela di un bene essenziale a beneficio di questa e delle generazioni future.&lt;br /&gt;Una battaglia di civiltà, che si colloca all’interno delle battaglie dei movimenti sociali che, in particolare nel Sud del mondo, lottano contro le multinazionali e per affermare il diritto all’acqua e alla vita, dalla Bolivia all’Uruguay, dal Sudafrica all’India.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;406.626 sono state le firme raccolte in tutte le regioni d’Italia e consegnate il 10 luglio al Presidente della Camera dei Deputati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni risultati sono stati nel frattempo raggiunti: la legge d’iniziativa popolare ha iniziato il suo iter di discussione alla Commissione Ambiente della Camera il 3 ottobre scorso e, nel frattempo, la richiesta di moratoria su tutti gli affidamenti nuovi e in corso a qualsiasi tipo di SpA, inserita nel decreto fiscale collegato alla Legge Finanziaria, è stata convertita in legge al Senato ed ora sta affrontando il passaggio alla Camera.&lt;br /&gt;Sono risultati importanti, che segnano la capacità di incidenza politica di un movimento che ha saputo fare dell’autonomia politica e dell’attenzione ai contenuti la propria bussola di direzione.&lt;br /&gt;Ma sono risultati ancora insufficienti. Occorre invertire la rotta, occorre battere gli interessi forti e trasversali che continuano a considerare l’acqua e i beni comuni il terreno della valorizzazione finanziaria, il luogo della massimizzazione dei profitti, il mercato primo dei capitali finanziari.. Interessi che continuano ad agire nei territori, attraverso le accelerazioni nelle aggregazioni di multiutilities sempre più grandi e nel Parlamento, attraverso norme surrettizie inserite nella Legge Finanziaria che rimettono in sella il contestatissimo DDL Lanzillotta di privatizzazione dei servizi pubblici locali (art. 46 bis), o che obbligano i Comuni a mettere in vendita le proprie quote di partecipazione societaria (art. 85 re 87).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre invertire la rotta portando in piazza le ragioni dell’acqua. Per chiedere l’approvazione definitiva della moratoria, per chiedere la veloce approvazione della legge d’iniziativa popolare, per esigere misure in favore del risparmio idrico e dell’unica grande opera pubblica che ci piace, il riammodernamento degli acquedotti e delle reti idriche su scala nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in piazza, assieme alle ragioni dell’acqua, vogliamo portare le ragioni della democrazia. Le ragioni dei tanti territori che lottano in difesa dei beni comuni, dei diritti sociali e contro tutte le mercificazioni e che stanno sperimentando nuove forme di partecipazione dal basso, di riappropriazione dei beni sociali, di costruzione della democrazia come partecipazione diretta e rimessa in discussione dei luoghi della decisionalità politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella che oggi è in crisi non è la politica. Perché, se per politica si intende l’azione comune per la difesa dei diritti collettivi, oggi il Paese è attraversato da un’ondata di buona politica. Quella di chi lotta contro le grandi opere che devastano il territorio e propone progetti di mobilità alternativa; quella di chi resiste alla proliferazione di centrali e inceneritori che minacciano la salute e propone un altro modo di produrre e consumare, quella di chi si oppone alle servitù militari, difendendo il territorio e reclamando l’uscita della guerra dalle relazioni sociali; quella di chi lotta per i servizi pubblici, per lo stato sociale e contro la precarizzazione del lavoro e della vita.&lt;br /&gt;Quella che oggi è in crisi è la rappresentanza. Che non può più essere delega, ma deve fondarsi sulla partecipazione democratica  e sulla sovranità delle comunità locali in difesa dei beni comuni naturali e sociali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come hanno capito centinaia di enti locali, che hanno approvato delibere a sostegno della legge e della ripubblicizzazione dell’acqua, che stanno costituendo coordinamenti regionali (i primi in Puglia, Lombardia e Piemonte) e che parteciperanno con il popolo dell’acqua alla manifestazione nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“O la borsa o la vita” intimavano secoli or sono i briganti ai viandanti che per sventura incappavano nel loro percorso. “O la Borsa o la vita!” intimano oggi meno romantici e ben più feroci filibustieri del capitale finanziario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta semplicemente di scegliere la vita.&lt;br /&gt;Tutti assieme, la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Attac Italia&lt;br /&gt;Roma, 16 Novembre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Autogestire le risorse idriche&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Valerio Calzolaio, AprileOnLine.info 19 novembre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appello&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Appuntamento il primo dicembre a Roma per l'acqua bene comune e diritto umano. Sinistra Democratica aderisce alla manifestazione, promossa dal movimento italiano per l'acqua, con l'odg di cui pubblichiamo il testo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Forum italiano dei Movimenti per l'acqua ha convocato per l'1 dicembre 2007 a Roma una manifestazione nazionale (appuntamento ore 14.30 a piazza della Repubblica) per "ripubblicizzare l'acqua, difendere i beni comuni".&lt;br /&gt;SD aderisce e chiede ai propri militanti di promuovere una ampia e diffusa partecipazione alla manifestazione.&lt;br /&gt;Condividiamo le priorità indicate dal Forum.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La moratoria per un anno è stata votata dal Senato e siamo impegnati per l'approvazione definitiva entro la scadenza del decreto legge originario. La legge di iniziativa popolare (che abbiamo sottoscritto e sostenuto) ha iniziato l'iter parlamentare alla Camera e chiediamo una rapida discussione confermandone gli indirizzi di fondo. Se non fosse possibile la sua approvazione prima della scadenza della moratoria chiediamo di avviare subito la riforma dei servizi idrici nel decreto ambientale che dovrà diventare operativo entro aprile 2008.&lt;br /&gt;Ristrutturare le reti idriche è davvero una grande pubblica infrastruttura e chiediamo di inserire già nella finanziaria 2008 la previsione di un fondo nazionale che consenta investimenti pluridecennali a carico della fiscalità generale e la connessione fra ambito ottimale di gestione e bacino idrografico, impostando poi il DPEF 2009 su questi indirizzi politico programmatici coerenti con il programma dell'Unione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Autogestire l'acqua è una parola d'ordine che travalica i confini nazionali e chiediamo al governo, nel rispetto di voti parlamentari e di interventi del Presidente del Consiglio in sede ONU, di attivarsi nelle sedi internazionali per la dichiarazione solenne dell'acqua come bene comune e l'approvazione di un protocollo ONU di obiettivi concreti, scadenzati e legalmente vincolanti, affinché sia garantito il diritto all'accesso all'acqua per ogni vivente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-988461530415662367?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/988461530415662367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/988461530415662367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/11/1-dicembre-le-ragioni-dellacqua-in.html' title='1 dicembre: le ragioni dell&apos;acqua in piazza'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-5986615432736716020</id><published>2007-11-18T19:30:00.001+01:00</published><updated>2007-11-19T08:43:08.071+01:00</updated><title type='text'>Appello per la manifestazione nazionale per difendere l’acqua pubblica e i beni comuni</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.acquabenecomune.org/IMG/jpg/logo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px;" src="http://www.acquabenecomune.org/IMG/jpg/logo.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;1 DICEMBRE 2007&lt;br /&gt;ROMA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;con ritrovo ore 14.30 Piazza della Repubblica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MANIFESTAZIONE NAZIONALE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RIPUBBLICIZZARE L’ACQUA, DIFENDERE I BENI COMUNI!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MORATORIA SUBITO CONTRO TUTTE LE PRIVATIZZAZIONI!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IMMEDIATA APPROVAZIONE DELLA LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNA GRANDE OPERA PUBBLICA : RISTRUTTURARE LE RETI IDRICHE!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GESTIONE PUBBLICA E PARTECIPATA DAI LAVORATORI E DALLE COMUNITÀ LOCALI!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche. &lt;br /&gt;Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’ Acqua. &lt;br /&gt;Insieme abbiamo raccolto più di 400.000 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.&lt;br /&gt;La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa e’ il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che vuole fermare i processi di privatizzazione portati avanti in questi anni dalle politiche liberiste, che reclama il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritti umano universale da sottrarre alle logiche del mercato e del profitto, che lotta per ottenere la ripubblicizzazione del servizio idrico e la sua gestione democratica e partecipativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiamiamo tutte e tutti ad una manifestazione nazionale l’1 dicembre per rendere ancora più visibile questa volontà e per mettere al centro gli obiettivi che intendiamo sostenere in questa fase della nostra iniziativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiediamo a tutte le realtà impegnate nelle lotte e nei territori per la difesa dei beni comuni e dei diritti sociali di considerare l’appuntamento del 1 dicembre uno spazio aperto dentro il quale intrecciare le rispettive esperienze nel filo comune della costruzione dell’altro “mondo possibile”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHIEDIAMO CHE LA DISCUSSIONE SULLA NOSTRA PROPOSTA DI LEGGE PROCEDA SPEDITAMENTE FINO ALLA SUA DEFINITIVA APPROVAZIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La discussione in Parlamento deve procedere senza indugi, essere aperta e partecipata dalle esperienze e dalle vertenze in corso e finalizzata ad approvare i punti di fondo della nostra proposta: tutela e pianificazione della risorsa idrica, ripubblicizzazione del servizio idrico e suo governo partecipato, intervento della fiscalità generale per garantire a tutti il quantitativo minimo vitale e per finanziare una parte degli investimenti, provvedimenti di solidarietà internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHIEDIAMO UN PROVVEDIMENTO URGENTE DI MORATORIA SUGLI AFFIDAMENTI DEL SERVIZIO IDRICO E CHE LA LEGGE FINANZIARIA CONTENGA PROVVEDIMENTI PER IL RISPARMIO IDRICO E LA RISTRUTTURAZIONE DELLE RETI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni scorsi il Senato, sulla base della nostra iniziativa, ha approvato nel decreto fiscale collegato alla Finanziaria il provvedimento di moratoria dell’affidamento dei servizi idrici per un anno. Ora esso passa all’esame della Camera , che deve, secondo noi, votare rapidamente allo stesso modo, approvando così definitivamente la moratoria. &lt;br /&gt;La legge Finanziaria deve inoltre intervenire con provvedimenti che pongano al centro l’acqua come bene comune e siano finalizzati al risparmio della risorsa attraverso: &lt;br /&gt;a) l’incentivazione del risparmio idrico in agricoltura (passaggio a sistemi di irrigazione a minor consumo di acqua) nell’industria e negli usi domestici (obbligatorietà di reti duali e sistemi di recupero dell’acqua piovana);&lt;br /&gt;b) l’istituzione di un Fondo nazionale per la ristrutturazione delle reti idriche, dotato di adeguate risorse, in grado di intervenire sulla situazione non più sopportabile delle perdite e degli sprechi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LOTTARE PER L’ACQUA PUBBLICA SIGNIFICA ANCHE BATTERSI PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI E CONTRO LA LORO MERCIFICAZIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo impegnati per ottenere che l’acqua sia considerata bene comune e sottratta alle logiche del mercato.&lt;br /&gt;Vogliamo nello stesso tempo affermare con forza che la nostra battaglia per l’acqua è anche battaglia per tutti i beni comuni - dall’energia ai rifiuti, dal territorio all’abitare, dalla salute all’istruzione, dalla conoscenza alla sicurezza sociale- e parla e sostiene tutte le lotte che in questi anni si sono sviluppate in loro difesa.&lt;br /&gt;La nostra manifestazione vive e vuole dare forza a tutte quelle vertenze territoriali che si sono battute per sottrarre i beni comuni naturali e sociali al predominio della logica del mercato e per affermare un nuovo protagonismo e volontà di contare da parte delle comunità locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA&lt;br /&gt;www.acquabenecomune.org&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-5986615432736716020?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5986615432736716020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5986615432736716020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/11/appello-per-la-manifestazione-nazionale_18.html' title='Appello per la manifestazione nazionale per difendere l’acqua pubblica e i beni comuni'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-778297106948928392</id><published>2007-11-14T20:41:00.000+01:00</published><updated>2007-11-14T20:43:23.500+01:00</updated><title type='text'>Laureati, i nuovi emigranti. Al Sud non trovano lavoro (della serie: non emigrano solo i docenti...)</title><content type='html'>Allarme dai dati Svimez: a tre anni dalla laurea il 46% è disoccupato&lt;br /&gt;In dieci anni è quadruplicato il numero di chi si sposta in cerca di occupazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di TULLIA FABIANI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tre anni dalla laurea la disoccupazione. E se il lavoro c'è, è atipico e per pochi: privilegiati, benestanti e raccomandati. In questi casi si resta, negli altri si va. Da Sud a Nord: altra città, altra casa, altra vita. Si diventa emigranti, con una laurea in valigia e la speranza di farne buon uso. &lt;br /&gt;Per i neolaureati meridionali mancano alternative; le partenze negli ultimi anni sono triplicate; mentre chi resta si affida a conoscenze e raccomandazioni per cercare lavoro. &lt;br /&gt;Le cause? Diverse e complesse, ma in primo piano ci sono la scarsa mobilità sociale, la mancata ripresa economica e il sistema scolastico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È quanto sostiene una ricerca della Svimez, (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), che prende in esame la mobilità territoriale, la condizione professionale e occupazionale dei laureati meridionali a tre anni dalla laurea. Nel lavoro pubblicato sul quaderno "I laureati del Mezzogiorno: una risorsa sottoutilizzata o dispersa" e condotto su dati Istat dai professori Mariano D'Antonio e Margherita Scarlato dell'Università di Roma Tre, si legge infatti che la forbice sociale tra giovani dei ceti alti e bassi nel Mezzogiorno è frutto di un "sistema di istruzione che contribuisce soprattutto ad amplificare la distanza tra aree ricche ed aree povere". Mentre "dovrebbe compensare gli svantaggi di partenza portando allo stesso livello figli di famiglie di diverso reddito e grado di istruzione". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emigrazioni in crescita. Nel 2004, a tre anni dalla laurea, il 46,4 per cento dei laureati meridionali che hanno studiato al Sud e si sono laureati in corso è disoccupato. Disoccupato anche il 43,3 per cento dei laureati con il massimo dei voti a fronte del 30,8 per cento del Centro-Nord, dove oltre l'80 per cento dei laureati fuori corso da più di tre anni ha comunque trovato un'occupazione. &lt;br /&gt;Si spiegano così gli altri dati che indicano un progressivo incremento delle emigrazioni: nel 1992 i giovani meridionali che emigravano al Nord dopo la laurea erano il 6 per cento; nel 2001 sono diventati il 22 per cento. In valori assoluti, da 1.732 a 9.899 laureati e tra questi più ingegneri ed economisti. Ma la crescita ha riguardato anche i giovani che hanno scelto il Centro-Nord per frequentare l'Università: in percentuale, erano un terzo (pari a 6.618 studenti) nel 1992, sono saliti al 60 per cento (10.539 unità) nove anni dopo. Rimane invece molto bassa la quota di studenti che dal Centro-Nord si sposta al Sud per studiare: nel 2001 sono stati soltanto 779. &lt;br /&gt;"Nel Mezzogiorno il mercato del lavoro è opaco, molto più di quanto lo sia a livello nazionale - nota Margherita Scarlato, docente di Economia dello sviluppo all'Università di Roma Tre - l'accesso non meritocratico al lavoro è più forte. E non è solo un problema di stagnazione economica. Laddove è carente la qualità dell'istruzione scolastica infatti è molto più determinante il ruolo della famiglia. Perciò l'origine sociale e territoriale continua a determinare fortemente l'accesso all'istruzione, il rendimento, e la collocazione nel mondo del lavoro". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La forbice sociale. I dati analizzati mostrano la differenza delle opportunità: fra i laureati meridionali sono soprattutto i figli di dirigenti (22,7 per cento) e di liberi professionisti (23,6 per cento) a laurearsi in corso. Inoltre sono soprattutto i 'figli dì a laurearsi nel Centro-Nord (20,9 per cento) o a trasferirsi dopo aver studiato al Sud (24,2 per cento), favorendo così le migliori possibilità di crescita professionale. "Servono interventi rigorosi di inclusione sociale per evitare che i giovani restino ai margini - ribadisce la professoressa - altrimenti non ci saranno davvero limiti alle emigrazioni. Chi emigra lo fa per necessità, per avere una possibilità di crescita e di lavoro, e nella maggior parte dei casi non è una scelta privata". &lt;br /&gt;Il discorso vale per la Campania, regione con la più forte migrazione di neolaureati: un valore nel 2001 pari al 21,3 per cento del totale dei laureati (erano il 15,2 nel 1998); vale per la Calabria (18,3) e per Puglia e Sicilia (pari entrambe a 17,4 per cento). Minore invece la propensione al trasferimento per i molisani (12,9) e gli abruzzesi (13,2). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E per chi sceglie di restare? Lavoro atipico, spesso frutto della rete di conoscenze. Secondo l'indagine, se si è figli di dirigenti e imprenditori ci si affida ad amici, conoscenti e parenti per la ricerca dell'impiego (tra il 37 e il 41 per cento dei casi), più di quanto facciano altri lavoratori autonomi (22-25 per cento). Ma in questi casi la distanza tra Nord e Sud si accorcia: anche al Nord i figli di dirigenti e imprenditori si rivolgono a canali informali. E anche là i contratti li fanno a progetto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Repubblica.it, 14 novembre 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-778297106948928392?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/778297106948928392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/778297106948928392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/11/laureati-i-nuovi-emigranti-al-sud-non.html' title='Laureati, i nuovi emigranti. Al Sud non trovano lavoro (della serie: non emigrano solo i docenti...)'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-2886281694831550327</id><published>2007-11-03T15:07:00.001+01:00</published><updated>2008-12-10T19:29:30.780+01:00</updated><title type='text'>Arrivederci, ragazzi</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RyyDxZYoK3I/AAAAAAAAABI/LTTiFvdOmn4/s1600-h/Au+Revoir+Les+Enfants+1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RyyDxZYoK3I/AAAAAAAAABI/LTTiFvdOmn4/s320/Au+Revoir+Les+Enfants+1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128618960319163250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Da ieri mi sono trasferito formalmente alla Sapienza, presso la facoltà di Scienze della comunicazione.&lt;br /&gt;E' con una nota di emozione che lascio l'Orientale, dove ho insegnato negli ultimi anni e dove mi ero anche laureato tanto tempo fa. Ma mi rendo conto che tale emozione è dovuta soprattutto al fatto di separarmi da una classe di studenti di rara qualità.&lt;br /&gt;Certo, non sono mancati anche tra loro quelli che, interessati al massimo a conseguire obiettivi vuoti e nominali, sono rimasti impermeabili a ogni interesse sostanziale e specialmente a qualsiasi accenno di conoscenza critica. Lo constato con amarezza e con un certo senso di sconfitta, da immarcescibile illuminista quale sono, tanto più se talora questa massa amorfa mi ha indotto perfino a sacrificare il rapporto con gli studenti più partecipi e perspicaci. Con questi ultimi, con voi, avrei voluto e dovuto stabilire un'intesa più stretta, ora me ne rendo conto.&lt;br /&gt;Tuttavia, non sono poche le soddisfazioni che mi avete dato, con la vostra intelligenza in crescita e la vostra curiosità culturale. Non lo dico retoricamente, ma così mi avete aiutato a ricordarmi quanto amo questa mia professione, per quanto essa possa essere diventata difficile e talvolta perfino frustrante.&lt;br /&gt;Non voglio esagerare con i toni sentimentalistici, lungi da me; ma nel congedarmi da voi, ragazzi, voglio augurarmi di essere riuscito almeno un po' a dimostrare e ad attuare quello che era il mio vero intento, così espresso nel film di Louis Malle dalla splendida figura di Padre Jean:&lt;br /&gt;"Per me la vera educazione sta nell'insegnarvi a far buon uso della libertà".&lt;br /&gt;Auguri, ragazzi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-2886281694831550327?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2886281694831550327'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2886281694831550327'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/11/arrivederci-ragazzi.html' title='Arrivederci, ragazzi'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RyyDxZYoK3I/AAAAAAAAABI/LTTiFvdOmn4/s72-c/Au+Revoir+Les+Enfants+1.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-7823716337146326769</id><published>2007-10-26T17:24:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T19:29:31.135+01:00</updated><title type='text'>Seminario: Privatizzazione dei servizi pubblici e difesa dei beni comuni</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RyIH0JYoK0I/AAAAAAAAAAw/5NN8mW5pWZU/s1600-h/DifesaBeniComuni_DiSSP_UniSa_7nov07_invito.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RyIH0JYoK0I/AAAAAAAAAAw/5NN8mW5pWZU/s320/DifesaBeniComuni_DiSSP_UniSa_7nov07_invito.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5125667918354852674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Università degli Studi di Salerno&lt;br /&gt;Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Biblioteca "Antonio Santucci" - Martedì 7 novembre 2007 - ore 10-13&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Seminario&lt;br /&gt;Privatizzazione dei servizi pubblici e difesa dei beni comuni&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-7823716337146326769?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7823716337146326769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7823716337146326769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/10/seminario-privatizzazione-dei-servizi.html' title='Seminario: Privatizzazione dei servizi pubblici e difesa dei beni comuni'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RyIH0JYoK0I/AAAAAAAAAAw/5NN8mW5pWZU/s72-c/DifesaBeniComuni_DiSSP_UniSa_7nov07_invito.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-7028402992963948558</id><published>2007-10-11T17:28:00.000+02:00</published><updated>2007-10-11T17:30:30.792+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><title type='text'>Anticipo ricevimento</title><content type='html'>La prossima settimana il ricevimento studenti avrà luogo martedì (16) anziché mercoledì, sempre dalle 12 alle 13.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-7028402992963948558?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7028402992963948558'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7028402992963948558'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/10/anticipo-ricevimento.html' title='Anticipo ricevimento'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-5245948272027828286</id><published>2007-09-13T19:35:00.000+02:00</published><updated>2007-09-13T19:43:40.587+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prenotati per l'appello del 17 settembre</title><content type='html'>Piccina Laura RI/976&lt;br /&gt;Ruoppo Giovanni Ciro RI/1019&lt;br /&gt;Musella Antonio PS/139&lt;br /&gt;Romano Chiara RI/907&lt;br /&gt;Iandolo Margherita RI/970&lt;br /&gt;D'Alise Rosanna SP/10413&lt;br /&gt;Virgilio Valeria RI/1000&lt;br /&gt;Rubino Giovanni PS/210&lt;br /&gt;Morello Katia&lt;br /&gt;Isolani Luca RI/893&lt;br /&gt;Piacci Roberta PS/163&lt;br /&gt;Insenga Maria Chiara matricola PS/221&lt;br /&gt;Radus Daniela RI/971&lt;br /&gt;Zarra Mariangela RI/877&lt;br /&gt;Paterna Giuseppina RI/917&lt;br /&gt;Rizzano Anthea RI/946&lt;br /&gt;Mazur Oksana RI/929&lt;br /&gt;Parisi Maria Stefania RI/841&lt;br /&gt;Palmieri Stefania RI/901&lt;br /&gt;Morra Francesco RI/997&lt;br /&gt;Russo Marialaura RI/1092&lt;br /&gt;Malorgio Gianluca RI/909&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-5245948272027828286?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5245948272027828286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5245948272027828286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/09/prenotati-per-lappello-di-settembre.html' title='Prenotati per l&apos;appello del 17 settembre'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3018034617049817333</id><published>2007-09-07T19:18:00.000+02:00</published><updated>2007-09-10T00:20:27.489+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Università: Il Bongiorno si vede dal mattino</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Stampa&lt;/span&gt;, 29/8/2007&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Laurea ad honorem per Mike&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La proposta del riconoscimento è stata approvata dal ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;ROMA&lt;br /&gt;Laurea ad honorem sul filo di lana per Mike Bongiorno. La proposta del riconoscimento è stata approvata dal ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi, in quanto rientrante in un gruppo di 12 per le quali la proposta da parte delle università era arrivata prima dello stop deciso dallo stesso Mussi alle lauree ad honorem.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La laurea ad honorem in Televisione, Cinema e Produzione multimediale attribuita dall’Università Iulm di Milano a Mike Bongiorno, è una ciliegina sulla torta per la carriera del presentatore e «la realizzazione di un sogno nel cassetto», come lui stesso ha più volte dichiarato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riconoscimento gli arriva per «premiare l’intuito, le capacità innovative, la creatività, la carriera di uno dei principali protagonisti della storia della televisione italiana - aveva spiegato a maggio, annunciando la decisione, il rettore dello Iulm Giovanni Puglisi - colui che ha saputo creare format e modelli che hanno ispirato e continuano ad ispirare gli autori di quella stessa televisione, anche se rinnovata oggi nei suoi contenuti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Bongiorno, 83 anni, caposaldo della tv italiana, sempre pronto a mettersi in gioco e rinnovarsi, anche grazie al recente sodalizio con Fiorello, negli ultimi anni si era parlato anche di una possibile nomina come senatore a vita. Una candidatura rilanciata più volte dal settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, da gruppi di parlamentari e da vari sondaggi, suscitando anche qualche polemica. Fra le voci a favore c’era stata, nel 2002, quella dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: «Mike Bongiorno è sempre straordinario. Credo che sia un pezzo della storia della tv - aveva detto intervenendo a una puntata del Maurizio Costanzo Show dedicata al presentatore -. Per questo può aspirare ad essere senatore a vita». &lt;br /&gt;Meno possibilisti sulla sua nomina si sono espressi qualche mese fa sia l’ex segretario dell’Udc Marco Follini che il presidente della Camera Fausto Bertinotti, proprio rispondendo a Fiorello nel corso di Viva Radio2!: «Può accontentarsi del saggio che gli ha dedicato Umberto Eco», ha detto Bertinotti. &lt;br /&gt;Meno complicato è stato il conferimento al presentatore della laurea ad honorem, che comunque sarà una delle ultime attribuita nel 2007 dagli atenei italiani, vista la decisione del ministero di bloccare tutte le richieste di onorificenza deliberate dagli atenei dopo il primo agosto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rientrato dalle vacanze alle Maldive, Mike Bongiorno ha commentato così la notizia «Ho appena parlato con il rettore dello Iulm e mi ha comunicato che la consegna avverrà a novembre. La data è da definire: il giorno di apertura della facoltà o qualche giorno prima. Sicuramente sarà una grossa manifestazione e avrò un’oretta a disposizione per parlare della storia della mia vita». &lt;br /&gt;Un racconto che Bongiorno sta mettendo nero su bianco per Mondadori: «È un lavoro pazzesco: sono cinquant’anni che faccio questo lavoro. Sono a pagina 250, ci ho lavorato anche in vacanza. Il libro uscirà tra le strenne natalizie. Il titolo? Mi piacerebbe chiamarlo Allegria!».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ANSA&lt;/span&gt;, 6/9/2007&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Bongiorno, Iulm laurea ad Honorem. Sarà consegnata all'inizio dell'anno accademico&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(ANSA) - MILANO, 6 SET - Mike Bongiorno ha annunciato che gli verrà consegnata all'inizio dell'anno accademico una laurea ad honorem concessa dalla Iulm di Milano. 'Mi ha telefonato direttamente il ministro sia per darmi la notizia che per dirmi quando mi sarà consegnata' ha detto Bongiorno oggi. La laurea è stata conferita dalla Iulm per la Televisione, Cinema e Produzione multimediale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3018034617049817333?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3018034617049817333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3018034617049817333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/09/universit-il-bongiorno-si-vede-dal.html' title='Università: Il Bongiorno si vede dal mattino'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-6758272150996001511</id><published>2007-09-04T21:49:00.000+02:00</published><updated>2007-09-05T01:52:38.439+02:00</updated><title type='text'>Genova, è morto Giorgio Sola</title><content type='html'>GENOVA 04/09/2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' morto questa mattina alle 6.30 il professor Giorgio Sola, docente di Scienza politica e di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche dell'università di Genova. Malato da tempo, era stato operato prima dell'estate a Milano, ma non si è mai ripreso. Fino alla fine, nonostante la malattia lo avesse limitato, aveva continuato a scrivere saggi. Era amato e apprezzato dai suoi studenti per la competenza, ma soprattutto per la disponibilità e il fascino che riusciva a trasmettere nelle sue lezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha continuato a scrivere saggi fino alla fine, nonostante la malattia lo avesse minato. Perché la politica era la sua grande passione. E l’idea di poterla trasmettere a quei giovani che oggi ne sono spesso sempre più distanti era quanto più potesse realizzarlo. Giorgio Sola, docente di Scienza politica e Sociologia alla facoltà di Scienze Politiche dell’università di Genova si è spento dopo una lunga battaglia con uno di quei mali che lasciano poche speranze. Era malato da tempo, ma ha sempre insegnato, nonostante tutto. Di recente era stato operato a Milano, ma quel miglioramento sperato non c’è stato. Esperto in teoria della classe politica e delle elites e profondo conoscitore del sistema politico italiano, era stato anche vicepreside di Scienze Politiche e consigliere di amministrazione dell’ateneo. Di recente aveva dato il suo contributo per la stesura del nuovo statuto e della nuova legge elettorale della Regione Liguria. E ogni volta che si andava a votare era un prezioso punto di riferimento anche per noi di Primocanale, nell’aiutarci a comprendere i complessi meccanismi della politica di oggi, e a interpretare i risultati delle consultazioni. “E’ una grande perdita per la facoltà –dice commossa la preside di Scienze politiche Maria Antonietta Falchi– era una persona dotata di grande fascino”. Amato e apprezzato dai suoi studenti per la competenza, ma soprattutto per la disponibilità che riusciva a trasmettere nelle sue lezioni. I funerali saranno celebrati giovedì mattina alle 10 nella chiesa dell’Immaccolata, in via Assarotti a Genova. (Davide Lentini)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Regione. A nome dell’Assemblea regionale, il Presidente del Consiglio Giacomo Ronzitti ha espresso con un telegramma alla famiglia ed in particolare alla moglie Anna Giulia De Rege, ex dirigente dell’Assemblea regionale, il suo commosso cordoglio per la prematura scomparsa del Professor Giorgio Sola.  “Con lui perdiamo non solo uno stimato docente universitario, un esperto studioso di scienze politiche, un punto di riferimento per le analisi politiche e sociali, ma soprattutto un uomo di rare doti e sensibilità morali. Profondo conoscitore del diritto costituzionale e regionale e del sistema politico italiano - ricorda Ronzitti - acuto osservatore, Sola ha tra l’altro dato un grande contributo alla stesura dello Statuto della Regione Liguria”. Il presidente Ronzitti parteciperà alle esequie che saranno celebrate giovedì nella chiesa dell’Immaccolata a Genova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primocanale.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-6758272150996001511?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/6758272150996001511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/6758272150996001511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/09/genova-morto-giorgio-sola.html' title='Genova, è morto Giorgio Sola'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-2202864359706657648</id><published>2007-09-04T15:50:00.000+02:00</published><updated>2007-09-04T15:53:11.012+02:00</updated><title type='text'>Fioroni: "Non bastano le 'tre i'". Tornano grammatica e tabelline</title><content type='html'>Presentate le nuove indicazioni per il ciclo dell'infanzia e dell'obbligo&lt;br /&gt;L'obiettivo: dare più capacità nelle materie scientifiche e nella conoscenza della lingua&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di SALVO INTRAVAIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA - Tabelline, grammatica, sintassi, nomi di fiumi, mari, monti sin dalle elementari, storia del Novecento in terza media: sono le priorità dei curricoli scolastici della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione. &lt;br /&gt;E' la sintesi con cui il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha presentato le Nuove Indicazioni appunto per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione: "Il curricolo - ha spiegato - diventa più snello e si privilegiano italiano, matematica, storia e geografia a informatica, inglese e impresa. Insomma, prima di passare ad altro (che pure serve), è indispensabile, per il ministro, conoscere l'essenziale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un vero e proprio vademecum che accompagnerà nei prossimi anni gli insegnanti del primo ciclo. Tutto quello che i bambini della scuola dell'infanzia (la ex materna), della scuola primaria (un tempo elementare) e i ragazzini della media (secondaria di primo grado) dovranno imparare in otto e più anni di frequenza scolastica è contenuto nel documento presentato dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, questa mattina. Ma, soprattutto, il documento contiene 'cosa dovranno 'saper fare' gli alunni al termine della scuola materna, della scuola elementare e della media per recuperare il gap esistente con gli altri paesi europei. Il documento sancisce il definitivo passaggio dalla scuola dei programmi (che diventano semplici canovacci) a quella delle competenze. Non importa, entro certi limiti, cosa studieranno gli alunni, ma cosa sapranno fare al termine di ogni segmento scolastico. E ancora. Spariscono gli acronimi (Pecup e Psp) inventati dall'ex ministro, Letizia Moratti, che hanno fatto impazzire migliaia di insegnanti, così come tutor e portfolio, e viene rivalutato il 'curricolo'. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sono Indicazioni di una fase sperimentale e il decreto è modificabile tra due anni", ha detto il ministro Fioroni nella presentazione presso la sede del ministero. "Le nuove indicazioni - si legge nel comunicato - tracciano le linee e i criteri per il conseguimento delle finalità formative e degli obiettivi di apprendimento per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo in sostituzione delle precedenti. Le scuole sono tenute da quest'anno alla elaborazione dei curricula per una prima fase di sperimentazione che si chiuderà nel 2009. In seguito, dal 2009/2010 le indicazioni entreranno a regime". Per questa prima fase ci sono a disposizione anche 36 milioni di euro provenienti dalla Finanziaria 2007. "La centralità della persona - ha detto Fioroni - è il soggetto e l'oggetto del nostro nuovo percorso formativo". Tre grandi aree disciplinari: linguistico-artistico-espressiva, storico-geografico, matematico-scientifico-tecnologica per un'interconnessione tra saperi". Per gli insegnanti che dovessero incontrare difficoltà è previsto 'un gruppo di coordinamento al ministero e un aiuto sul portale del ministero anche per i professori'. Nella primavera del 2008 è prevista una Consultazione nazionale per la raccolta di dati e di riflessione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quattro le direttrici tracciate nel documento. La scuola nel nuovo scenario delinea il ruolo del sistema scolastico nella società moderna. In Italia, non è più l'unica agenzia di formazione che nel secolo scorso ha contribuito ad affrancare milioni di italiani dall'analfabetismo. Oggi la scuola deve confrontarsi con una società in continua evoluzione, attraversata da nuove opportunità e ambivalenze. E per i giovani rappresenta una delle tante agenzie formative disponibili. La centralità della persona è uno degli snodi cruciali del documento. Gli interventi didattici degli insegnanti devono essere personalizzati e indirizzati a veri studenti. Non rivolti 'a studentì astratti. La sfida del terzo millennio si affronta non più con le conoscenze ma attraverso le 'chiavi per apprendere ad apprendere, per costruire e per trasformare le mappe dei saperì adattandole all'evoluzione sempre più rapida delle conoscenze. Un modello totalmente differente da quello dei nostri padri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola affronterà anche la sfida di una nuova cittadinanza. I nostri figli e nipoti saranno cittadini europei e del mondo. Genitori e insegnanti, in piena sintonia, dovranno formare cittadini 'in grado di partecipare consapevolmente alla costruzioni di collettività più ampie e composite'. La Storia e la valorizzazione dei beni culturali costituiranno il presupposto per affrontare il futuro. I problemi della globalizzazione, 'il degrado ambientale, il caos climatico, le crisi energetiche, la distribuzione ineguale delle risorse, la salute e la malattia, l'incontro e il confronto di culture e di religioni, i dilemmi bioetici, la ricerca di una nuova qualità della vita' pongono la questione del rapporto tra microcosmo personale e macrocosmo umano: una nuova relazione fra uomo e mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola dovrà, quindi, 'promuovere i saperi propri di un nuovo umanesimo': la capacità di cogliere gli aspetti essenziali dei problemi; la capacità di comprendere le implicazioni, per la condizione umana, degli inediti sviluppi delle scienze e delle tecnologie; la capacità di valutare i limiti e le possibilità delle conoscenze; la capacità di vivere e di agire in un mondo in continuo cambiamento. Dovrà diffondere la consapevolezza che i grandi problemi dell'attuale condizione umanà possono essere affrontati e risolti attraverso una stretta collaborazione non solo fra le nazioni, ma anche fra le discipline e fra le culture. Ecco i riferimenti dell'insegnamento di domani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le singole scuole dovranno costruire 'i curricoli' - che alla materna si organizzano in 'campi di esperienza', mentre all'elementare e media in discipline e aree disciplinari - nel rispetto dei 'traguardi per lo sviluppo delle competenzè e degli 'di apprendimentò posti dalle Indicazioni. &lt;br /&gt;Qualche esempio chiarirà meglio le idee. Al termine della scuola primaria, per l'Italiano, i bambini dovranno sapere 'leggere, comprendere e produrre testi di vario genere estrapolando dai testi scritti informazioni su un dato argomento utili per l'esposizione orale e la memorizzazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la Matematica, dopo avere consolidato le conoscenze teoriche acquisite, al termine della scuola media, i ragazzini dovranno essere in grado di 'riconoscere e risolvere problemi di vario genere analizzando la situazione e traducendola in termini matematici'. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Repubblica.it, 4 settembre 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-2202864359706657648?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2202864359706657648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2202864359706657648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/09/fioroni-non-bastano-le-tre-i-tornano.html' title='Fioroni: &quot;Non bastano le &apos;tre i&apos;&quot;. Tornano grammatica e tabelline'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-8231886997065814466</id><published>2007-08-25T11:52:00.000+02:00</published><updated>2007-09-03T18:29:44.678+02:00</updated><title type='text'>Usa, studenti stritolati dai debiti 30 anni per ripagare l' università</title><content type='html'>Anche Obama ammette: ho appena finito di restituire il prestito d' onore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Massimo Gaggi&lt;br /&gt;(tratto da Corriere della Sera, 24/08/2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli Stati Uniti l' industria del credito vive tempi difficili: prima il crollo del mercato dei prestiti «subprime», quelli a più alto rischio, poi la bancarotta di società che erogavano mutui ordinari come l' American Home Mortgage e dei fondi esposti nel settore immobiliare, col conseguente innesco di una crisi che ha ormai dimensioni planetarie. Ma ci sono anche finanziarie che continuano a fare profitti e che non rischiano praticamente nulla: quelle che prestano soldi agli studenti universitari. Hanno un contributo e la garanzia dello Stato e, nonostante ciò, hanno fin qui applicato tassi elevati, approfittando dell' inesperienza dei ragazzi e, spesso, della connivenza delle accademie. Tre settimane fa EduCap, società «non-profit» che è stata tra i pionieri dei prestiti di studio, ha licenziato metà dei dipendenti e ridimensionato la sua attività: non perché ha scoperto un «buco» nel bilancio, ma a causa di un' indagine del governo federale e di una della magistratura, partite dopo un' inchiesta del Washington Post. Nella totale disattenzione del ministero dell' Istruzione, che pure è stato invitato più volte a occuparsi degli abusi in questo campo, c' è voluto un giornale per scoprire che in una società senza fini di lucro ed esentata dal pagamento delle imposte, la presidentessa, Catherine Reynolds, guadagna più di un milione di dollari l' anno, gira a spese della società a bordo di un Gulfstream, un jet privato da 30 milioni di dollari, e ha donato diversi milioni a un' altra organizzazione «non-profit» gestita da suo marito. Quello di EduCap è, probabilmente, un caso-limite, ma negli ultimi mesi è emerso che la rapida crescita dei debiti degli studenti americani è anche il frutto delle politiche estremamente «aggressive» di istituti finanziari che, nati negli anni ' 70 per prestare un servizio ai giovani, sono diventati macchine estremamente redditizie che «spremono» gli studenti anche grazie all' aiuto ricevuto «sottobanco» dalle segreterie degli atenei. In sostanza, le matricole che si consigliavano con gli amministratori dei loro «campus» sul modo migliore per finanziare studi divenuti ormai costosissimi (negli istituti più prestigiosi un anno accademico può costare anche 50 mila dollari, mentre la media nazionale è di 22 mila dollari per le università private e di 6.000 per quelle pubbliche), venivano indotti a non ricorrere ai prestiti diretti del governo, presentati come scarsi e legati a procedure tortuose e incerte: meglio rivolgersi ai privati. Consigli elargiti con tono paterno, ma dimenticando di citare due particolari: che questi istituti applicano tassi d' interesse molto più elevati del 6,8 per cento fissato per i prestiti federali e che pagano profumatamente le università per entrare nelle loro liste dei finanziatori «raccomandati». Quella degli «student loan» è ormai un' industria che vale 85 miliardi di dollari e un bel po' di questi soldi finiscono proprio alle università sotto forma di contributi ai programmi, ai centri sportivi, alle associazioni degli ex alunni e, spesso, anche di generosi doni al personale incaricato di orientare gli studenti. Il pentolone maleodorante è stato scoperchiato qualche mese fa da Andrew Cuomo, figlio dell' ex governatore di New York, Mario, e nuovo procuratore generale dello Stato al posto del «mastino» Eliot Spitzer, lo «sceriffo» di Wall Street divenuto a sua volta governatore. Dopo l' avvio dell' inchiesta che ha fatto emergere abusi di ogni tipo, alcune finanziarie come la Nel net - una società che aveva accordi «preferenziali» con 120 atenei americani tra i quali il Manhattan College, la University of New York e il City College della metropoli - hanno patteggiato la pena. Allertato dalle inchieste della stampa e della magistratura, anche il Congresso si è messo al lavoro. Alla vigilia della pausa estiva, il Senato ha votato una legge che aumenta i sostegni per gli studenti poveri, amplia il volume dei prestiti concessi direttamente dal governo e riduce i contributi pubblici ai finanziamenti erogati dal settore privato. Una misura che in autunno dovrà essere discussa dalla Camera e comunque tardiva: fino a dieci o vent' anni fa, i ragazzi che, senza una famiglia ricca alle spalle, si erano pagati gli studi ricorrendo al credito (oltre che ai limitati sostegni pubblici), si ritrovavano a dover rimborsare, dopo la laurea, 8 o 10 mila dollari al massimo. Un onere sopportabile, al quale molti attribuivano un valore educativo: c' erano famiglie benestanti che spingevano comunque i loro figli a contrarre un piccolo prestito, nel timore che la totale gratuità degli studi li portasse a non impegnarsi abbastanza. In effetti, se in America la competizione inizia già all' università - tolleranza zero tra gli studenti per chi copia e per gli «esami facili» che rischiano di far perdere valore al titolo di studio - è anche perché, una volta conseguita, la laurea va subito messa a frutto per guadagnarsi da vivere, ma anche per rimborsare il prestito. Un meccanismo di mercato considerato dai più virtuoso ma che, come spesso accade in America, tra mancanza di controlli e concorrenza esasperata nel mondo della finanza, si è trasformato in un cappio al collo degli studenti. Milioni di loro, senza nemmeno capire il significato dei documenti che hanno firmato, si sono ritrovati, alla fine del percorso accademico, con un debito di 80 o anche 100 mila dollari che peserà sul loro bilancio familiare per i prossimi trent' anni. Un debito che è frutto degli alti tassi d' interesse, ma anche di un «nuovo corso» del credito nel quale le banche guadagnano anche (e spesso soprattutto) con commissioni e sanzioni. Lo studente non se ne rende conto, ma ogni volta che paga una rata in ritardo o chiede una dilazione perché è in difficoltà, si vede applicare una multa e il suo tasso d' interesse può schizzare fino al 20 per cento, un livello da carte di credito. È un mercato capovolto nel quale il cliente più redditizio (e quindi più ambito della banca) non è quello che rimborsa regolarmente il suo prestito, ma il debitore più inaffidabile. È quello che il procuratore Cuomo chiama il «selvaggio West» del credito. Era sotto gli occhi di tutti da tempo, per chi avesse voluto vedere: Sallie Mae, la società «centauro» (privata ma con una funzione pubblica) specializzata nel finanziamento degli studenti, è da anni una delle società più ricche di Wall Street. La sua redditività stupefacente (negli ultimi 5 anni è stata sempre superiore al 50% del capitale investito) l' ha fatta addirittura finire nel mirino dei fondi di private equity. Ora quello degli studenti superindebitati è divenuto perfino un tema di campagna elettorale. Sulle piazze d' America i candidati alla Casa Bianca chiedono ai giovani notizie dei loro debiti e raccontano le loro avventure studentesche. Obama, ad esempio, parla spesso del suo prestito appena ripagato: «E non sono più un ragazzino...». Tutti promettono nuove leggi, ma il Congresso più di tanto non può fare: il finanziamento pubblico è comunque limitato e le banche, ormai abituate a operare in mercati molto remunerativi, hanno già detto che, se non continueranno a ottenere grossi margini, smetteranno di prestare soldi agli studenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-8231886997065814466?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8231886997065814466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8231886997065814466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/08/usa-studenti-stritolati-dai-debiti-30.html' title='Usa, studenti stritolati dai debiti 30 anni per ripagare l&apos; università'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3944820890038941742</id><published>2007-07-10T19:30:00.000+02:00</published><updated>2007-07-10T19:56:28.614+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prenotati ai prossimi appelli</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Appello del 18 giugno 2007:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Pirozzi Nicola RI/1003&lt;br /&gt;Morano Stefania RD/1368&lt;br /&gt;Lerro Francesco RI/1154&lt;br /&gt;Paterna Giuseppina RI/917&lt;br /&gt;Mercurio Pasquale RI/1105&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Appello del 2 luglio 2007:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Panico Francesco SD/2044&lt;br /&gt;Aiello Vincenzo SP/11017&lt;br /&gt;Serritiello Dora PS/161&lt;br /&gt;Migliozzi Antonietta RI/1055&lt;br /&gt;Perrone Giulia RI/994&lt;br /&gt;Scida Rossella SD/1243&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Appello del 16 luglio 2007:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mazur Oksana RI/929&lt;br /&gt;Mecchia Diana RI/872&lt;br /&gt;Piccina Laura RI/976&lt;br /&gt;Parisi Maria Stefania RI/841&lt;br /&gt;Palmieri Stefania RI/901&lt;br /&gt;Villano Maddalena RI/975&lt;br /&gt;Musella Antonio PS/139&lt;br /&gt;Medugno Fabiano PS/183&lt;br /&gt;Montemurro Daniela RI/600&lt;br /&gt;Malorgio Gianluca RI/909&lt;br /&gt;Russo Marialaura RI/1092&lt;br /&gt;Rubino Marina RI/1030&lt;br /&gt;Ranieri Lea SD/1983&lt;br /&gt;Romano Chiara RI/907&lt;br /&gt;D'Alise Rosanna SP/10413&lt;br /&gt;Tessitore Anna Nicolina RI/1133&lt;br /&gt;Portella Mariangela RI/535&lt;br /&gt;Iandolo Margherita RI/970&lt;br /&gt;Ruoppo Giovanni Ciro RI/1019&lt;br /&gt;Rubino Giovanni PS/210&lt;br /&gt;Massa Danilo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3944820890038941742?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3944820890038941742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3944820890038941742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/06/prenotati-ai-prossimi-appelli.html' title='Prenotati ai prossimi appelli'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-8158157080657246382</id><published>2007-06-30T22:39:00.000+02:00</published><updated>2007-07-08T23:57:36.803+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>One Student Does the Incredible: Gets Law Passed for State to Pay Off College Debts</title><content type='html'>By Joshua Holland, AlterNet&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;AlterNet&lt;/span&gt;. Posted on June 30, 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;When nonvoters are asked why they don't participate in politics, the most common answer they give is that they don't think they can have any impact. The system's gamed, they say, broken, and lawmakers are only concerned about the interests of their cronies.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thankfully, Andrew Bossie, a young grass-roots organizer, never came to believe that ordinary people are powerless. In 2005, Bossie, then a student at the University of Southern Maine, looked around and noticed that a generation of young people was having real problems affording the kind of education that most people see as vital to having a shot at the American dream. "The skyrocketing costs of tuition, books and living expenses was taking its toll not only on me, but also on my siblings, friends and peers," Bossie wrote in an e-mail exchange. "It was not uncommon to see a college dorm vacated mid-semester because a tuition bill couldn't be paid, or to find a seat once occupied by an eager student empty, because they simply could not afford to continue."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nobody told Andrew Bossie that he couldn't do anything about the bleak post-graduation prospects so many of his fellow students faced, so he decided he would. "I had a crazy, hare-brained idea," Bossie told me in a phone interview. "And I started to have conversations with people who were politically active, and when I did that I saw that it generated a lot of excitement."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The idea was fairly simple: help students pay off their debts if they stay in Maine. Last week, two years later, Bossie's work, along with those of other activists and groups, including the League of Independent Voters, bore fruit when Maine legislators passed the Opportunity Maine Initiative. The measure will give tax credits to help Maine residents pay off their student debt as long as they stay in the state. "Nontraditional" students returning to get their degrees would also be eligible for the credits, as would employers who pay off their workers' student loans as a benefit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;After a two-year campaign, the measure had been on its way to voters in the form of a statewide referendum this November when Maine's legislature stepped in and passed the bill by wide margins -- 142-0 in the State House and 27-8 in the Senate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;It's a small example of good governance in an era when an increasing number of Americans have learned the hard way how rare that is -- it's an example of legislating in the public interest; the antithesis of deals cut in Congress during the dark of night or the federal efforts to clean up after hurricane Katrina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Young Bossie had been involved in student politics and had gotten a taste of grass-roots organizing when he worked on a campaign to beat back a referendum that would have repealed a state law outlawing discrimination on the basis of sexual preference. "I realized, as we worked against a referendum process that would have allowed businesses to fire employees just for being gay -- something I considered very negative -- that it would be just as easy to use the referendum process to do something positive."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soon, Bossie found himself heading up a coalition of activists called Opportunity Maine. "The greatest challenge," Bossie wrote last week, "was that the group that formed to spearhead this issue was made up almost entirely of novices, with little to no campaign experience, and, for the most part, young people -- we were building the plane and flying it at the same time ... None of us had really ever done anything like this, especially on this level before."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The problem they set out to address is one faced by communities all across America. Maine's once-thriving economy has taken hard hits as towns that relied on textiles, small manufactures and mills became hollowed out by the vaunted New Economy and its relentless pursuit of cheaper labor and ever-greater efficiencies.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;With a shrinking number of decent-paying jobs, Maine's college graduates faced daunting prospects. Writing in the Bangor Daily News, Rob Brown, Opportunity Maine's Campaign Director, laid out the problem like this:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A generation ago, student debt was minimal or nonexistent. Today, the average graduate in Maine is starting off, or starting again, with $25,000 in debt, a mortgage on their future that has perverse effects on life and career choices. Rising education costs have dramatically outpaced inflation and, with mounting student debt and continued cuts in federal support, have effectively become a regressive tax for many.&lt;br /&gt;Maine's problems are cyclical: Young graduates have to leave the state in order to find jobs that offer salaries that will allow them to pay off their debts, and, in turn, firms aren't beating down the doors to create new jobs in Maine because it's hard to find educated workers. According to a report by the Brookings Institution, roughly half of Maine's recent college graduates leave the state to find work. According to Brown, the state has one of the highest high school graduation rates in the country, but its workers are a third less likely to have post-secondary degrees than workers in the rest of New England. John Fitzsimmons, president of the Maine Community College System told the New York Times that his office had identified more than 4,000 recent jobs that had gone unfilled or were taken by out-of-state recruits because Maine didn't have enough workers with the required skills.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In stepped Bossie and the coalition he'd helped put together. "The biggest challenge that I personally faced," he told me, "was the hours of standing out in the cold asking for signatures in December and January. Remember, we had to collect more than 70,000 of them in the middle of winter on the streets of Maine to ensure that we would be successful. I could barely hold a pen and clipboard."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I asked Bossie where he got the nerve to think he could pull off something like this, and he paused before answering. "I feel like everyone complains about these systems we have," he said, "but I try to reform them instead. I own them, as a citizen -- they're my systems in the end."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;This is a small story about a group of young people in one small state who are trying to sustain good local jobs in a rudderless global economy. It's also a story of grass-roots activism and good governance; of ordinary citizens -- not big-time campaign donors -- who believed that it was possible to address the kinds of problems that causes most career politicians to throw up their hands and say it's impossible for government to smooth the edges of the New Economy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Joshua Holland is an AlterNet staff writer.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© 2007 Independent Media Institute. All rights reserved.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-8158157080657246382?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alternet.org/story/55646/' title='One Student Does the Incredible: Gets Law Passed for State to Pay Off College Debts'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8158157080657246382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8158157080657246382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/06/one-student-does-incredible-gets-law.html' title='One Student Does the Incredible: Gets Law Passed for State to Pay Off College Debts'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3494755651823848371</id><published>2007-06-28T16:53:00.000+02:00</published><updated>2007-06-28T22:11:40.618+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><title type='text'>Prossimi appuntamenti per il ricevimento</title><content type='html'>Il ricevimento nel mese di luglio sarà irregolare. Di sicuro, ci sarà il 2 e il 16, in concomitanza con gli esami.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3494755651823848371?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3494755651823848371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3494755651823848371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/06/ricevimento-questa-settimana.html' title='Prossimi appuntamenti per il ricevimento'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-2503840945060700321</id><published>2007-06-18T22:13:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T19:29:31.487+01:00</updated><title type='text'>Insulti?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RnmNE2TDnvI/AAAAAAAAAAk/iAEXtPXzdxc/s1600-h/insulto-FdPC.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RnmNE2TDnvI/AAAAAAAAAAk/iAEXtPXzdxc/s400/insulto-FdPC.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5078245169271381746" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Giovedì scorso, nella mia cassetta della posta all'università, in mezzo ai soliti bigliettini con le prenotazioni, ho trovato il biglietto che riporto qui sopra scannerizzato. Non mi scandalizzo né grido allo scandalo, non invocherò l'avvio di un'inchiesta o cose del genere, ma non mi era mai successa una cosa del genere, e non me la sarei mai aspettata (soprattutto all'Orientale). Però, devo dirlo, un po' mi preoccupa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-2503840945060700321?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2503840945060700321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2503840945060700321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/06/insulti.html' title='Insulti?'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RnmNE2TDnvI/AAAAAAAAAAk/iAEXtPXzdxc/s72-c/insulto-FdPC.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-1540984436303522450</id><published>2007-06-17T12:36:00.000+02:00</published><updated>2007-06-17T12:40:03.924+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Così rinasce l'università per i ricchi</title><content type='html'>di Pietro Citati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno fa, i giornali hanno pubblicato una notizia: pochissimi giovani d'origine straniera vengono a studiare nelle università italiane; mentre le università inglesi o francesi o tedesche sono sempre più gremite di studenti di origine mediorientale, o orientale, o di altri paesi europei. I giornali offrivano una spiegazione: complicazioni d'ordine burocratico allontanano dall'Italia qualsiasi volonteroso. Non ho ragioni di dubitarne. L'immensa fantasia, che l'Italia possedeva nel quindicesimo e nel sedicesimo secolo, quando Orlando, Astolfo, Rinaldo, Tancredi, Angelica, Clorinda, Armida cavalcavano liberamente nei cieli del racconto, si è trasformata nel secolo scorso nella più tortuosa e avvilente immaginazione burocratica. Per qualche misteriosa ragione, nessuno riesce a sradicare questa flora parassitaria, che continua ogni giorno a rinascere dalle proprie ceneri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo, esiste anche un'altra spiegazione: le università italiane sono pessime, se ne escludiamo qualcuna e la Scuola Normale Superiore di Pisa (che non è, propriamente, un'università). Il disastro è cominciato (molti dicono: continuato) con la Riforma Berlinguer, entrata in vigore sei anni fa. A partire da allora, le leggi ministeriali hanno costretto gli studenti a non studiare, o a studiare il meno possibile, e sopratutto a non leggere libri o solo fascicoletti di poche pagine. Lo Stato italiano ha il perverso piacere di laureare ignoranti e incompetenti. &lt;br /&gt;Il paradosso è che, nelle università italiane, esistono eccellenti professori ed eccellenti studenti, non meno bravi che in qualsiasi paese europeo.&lt;br /&gt;Ogni volta che vado a insegnare o a tenere seminari nelle università italiane, trovo giovani che stanno svegli la notte pur di conoscere tutto su Aristofane, Leopardi o Ricardo. Leggono libri col disinteressato piacere della giovinezza. Cinquant'anni fa, noi avevamo l'ossessione di scoprire il "giusto metodo critico": mentre i ventenni di oggi dimostrano un'agilità mentale, una freschezza di sensazioni, una esattezza di osservazioni, un dono analogico, un'assenza di pregiudizi, che noi non possedevamo. Ma eccellenza di professori e di studenti vengono drammaticamente sconfitti da un sistema che impone di non insegnare e di non studiare.&lt;br /&gt;Vorrei dare una buona notizia, anche se forse prematura: il nuovo Ministro ha deciso di trasformare l'insegnamento universitario, cercando di imporre di nuovo la serietà degli studi. Tutta la Riforma Berlinguer-Moratti va rifondata. Oggi il Ministero incoraggia, attraverso i finanziamenti, quelle università che in tre (o cinque) anni gettano sul mercato del lavoro giovani che non sanno nulla. La laurea specialistica sembra fallita. E non si vede perché la parte migliore dei nostri studenti, coloro che compiono in otto anni il dottorato di ricerca, non possa insegnare nei licei a meno di seguire altri quattro semestri di insegnamento di carattere pedagogico.&lt;br /&gt;Non c'è molto tempo. Se il ministro non interviene subito, l'Italia perderà del tutto la propria classe dirigente: fatto immensamente più grave dello scandalo Parmalat, o dei costi della nostra classe politica, o del problema delle pensioni, o del cattivo funzionamento della burocrazia, o della riforma elettorale. Fra poco non sapremo a chi affidare l'insegnamento nei licei o all'università, o la direzione delle nostre imprese o il governo dell'economia. Intanto, i figli delle famiglie ricche vanno a studiare negli Stati Uniti o in Inghilterra. Così assisteremo (ancora una volta) a questa insensatezza: la Riforma Berlinguer, che pretendeva di essere democratica, farà in modo che tutta la nostra classe dirigente sarà formata da ricchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(la Repubblica, 13 aprile 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-1540984436303522450?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/1540984436303522450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/1540984436303522450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/06/cos-rinasce-luniversit-per-i-ricchi.html' title='Così rinasce l&apos;università per i ricchi'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3608565651214235258</id><published>2007-06-05T16:16:00.000+02:00</published><updated>2007-06-17T16:17:22.099+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Quel luogo singolare formattato per la rovina</title><content type='html'>La recente riforma per il reclutamento dei ricercatori è un ulteriore segnale della crisi degli atenei italiani. Da qui la necessità di un movimento che si riappropri dell'università e salvaguardi l'unità della conoscenza&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Franco Piperno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Qualche settimana fa, in base ai poteri conferitigli, quasi di sfuggita, da un codicillo annegato nell'ultima legge finanziaria, il ministro Fabio Mussi ha decretato l'ennesima riforma della università. Si tratta del quarto intervento legislativo di «innovazione» della struttura universitaria italiana in meno di dieci anni: un primato senza precedenti non solo rispetto a quel che accade nel mondo contemporaneo, ma soprattutto se rapportato alla storia millenaria dell'Università come pubblica istituzione. Un primato che ha qualcosa di grottesco, se si pensa all'«inerzia» insita nella trasmissione dei saperi. Gli effetti sulla formazione culturale delle modifiche nell'organizzazione degli studi richiedono infatti, per rivelarsi, almeno quattro o cinque generazioni di studenti (grosso modo un trentennio). Dunque, se si procede a una nuova riforma ogni due anni e mezzo, l'innovazione procede alla cieca, senza alcun riscontro con l'esperienza. &lt;br /&gt;Vero è che questa volta il ministro non si spinge a disegnare lo scenario di una nuova riforma nella sua interezza, ma si limita a decretare le nuove norme per il reclutamento dei ricercatori: una figura di docenza, si badi, che solo poco più di un anno fa la riforma del precedente ministro aveva condannato ad una estinzione certa. Tuttavia, il decreto, nell'argomentare quelle norme, dichiara più volte che esse vanno collocate all'interno di una generale modificazione del reclutamento della docenza; si tratta quindi di disposizioni che prefigurano, per similitudine, i criteri d'assunzione che verranno successivamente decretati anche per professori ordinari ed associati. E' lecito dunque considerare il decreto Mussi non tanto una misura emergenziale quanto un annuncio di strategia riformatrice.&lt;br /&gt;Un autogoverno da cancellare&lt;br /&gt;D'ora in poi i concorsi per il ruolo di ricercatore comporteranno un giudizio preventivo nazionale da parte di un giurì di esperti. Questo giurì sarà nominato dal ministro con un complicato sistema di sorteggio tra tutti coloro che, sulla base delle «parole-chiave» presenti nelle pubblicazioni dei candidati, posseggono riconosciute competenze nei campi disciplinari interessati. Una volta dichiarato idoneo, il candidato si sottoporrà al concorso organizzato dalle singole università; questa volta verrà giudicato da sette membri - di cui quattro d'ateneo con funzioni istituzionali e tre per la parte disciplinare - nominati dal senato accademico, cioè di fatto dal rettore. Scompare così dall'università uno dei semi di democrazia introdotti dal movimento del Sessantotto: il meccanismo elettivo come forma di autogoverno. Inoltre le nomine, sia a livello nazionale sia a livello locale, sono esplicitamente riservate solo ad una delle tre caste di docenza: i professori di prima fascia, cioè giusto coloro che spartiscono con i ministri la maggiore responsabilità dell'estenuazione culturale, per non dire etica, dell'università. &lt;br /&gt;A differenza che in altri sistemi, dove l'idoneità è indipendente dal numero dei posti di docenza disponibili, il dispositivo «Mussi» subordina la prima ai secondi. Gli esperti stilano una lista di idonei, dei quali però solo il primo quarto sarà effettivamente ammesso ai concorsi. Può accadere così che una «buona annata» di giovani studiosi venga indebitamente penalizzata, vedendosi negare il riconoscimento formale di una idoneità alla docenza universitaria pur tecnicamente accertata. Infine, gli esperti ministeriali redigono la lista degli idonei sulla base dei soli titoli, senza formulare alcun giudizio sulla capacità espositiva e comunicativa del candidato. Capacità tuttavia cruciale nell'attività di formalizzazione della conoscenza e trasmissione pubblica dei saperi, ovvero nel ruolo specifico dell'università italiana: che non è, occorre ricordarlo, né una scuola professionale né un centro di ricerca.&lt;br /&gt;Un'impropria mistura di modelli&lt;br /&gt;Dalla lettura del decreto, l'impressione è che il ministro e i suoi collaboratori abbiano proceduto a confezionare una mistura di modelli accademici diversi, dalla «docenza nazionale» d'origine franco-tedesca alla tradizione informale anglosassone, per approdare alla figura del researcher-professor partorita dalla Big-Science: ma, non avendo mescolato abbastanza, la maionese non è venuta. Si vede qui all'opera un'accidiosità tipicamente italiana, quell'autodisprezzo che ci fa sentire sempre in ritardo rispetto alle altre tradizioni nazionali, quell'affanarsi a rubare le soluzioni altrui proprio nei settori dell'attività collettiva in cui il nostro paese ha giocato un ruolo creativo e vanta una esperienza quasi millenaria. E' la stessa accidia, per intenderci, di quando Walter Veltroni si dichiara seguace del pensiero politico di Bill Clinton, il quale non sapeva d'averne uno prima che il sindaco di Roma glielo attribuisse. &lt;br /&gt;Gli adoratori della American way of life, specie intellettuale in via di rapida moltiplicazione qui da noi, dimenticano forse alcune cose, peraltro comunemente note, sul sistema formativo di quel paese. In primo luogo, le dimensioni di ignoranza individuale che esso comporta: secondo un'inchiesta realizzata, per il periodo 2000-05, dalla Aps (American Physical Society), la metà degli allievi della scuola secondaria non sa localizzare l'Europa o il Giappone sulla carta geografica; e nel 2000, il 20% della forza-lavoro era del tutto illetterata: in grado di riconoscere le singole lettere e riprodurne il suono, ma incapace di leggere persino una sola frase. In secondo luogo, la penalizzazione degli strati sociali più poveri che deriva dalla pessima qualità dell'insegnamento pubblico: solo l'8% degli adolescenti neri, il 20% degli ispanici e la metà dei bianchi sa calcolare il resto che gli è dovuto per una cena con due pietanze, cioè effettuare una addizione e una sottrazione consecutivamente. &lt;br /&gt;Tutto questo contrasta nettamente con la formidabile vitalità dell'economia americana; che, in principio almeno, sembra esigere gente istruita piuttosto che analfabeta. In realtà, quel principio è solo un pregiudizio liberale, giacché molti ruoli del lavoro subordinato sono resi facili, per non dire stupidi, dallo tecno-scienza; infatti, non occorre capire, basta eseguire i gesti nella sequenza programmata.&lt;br /&gt;Arrivano i migranti&lt;br /&gt;In verità, una nazione può essere ricca e tecnicamente avanzata senza che i suoi cittadini sudditi debbano comunemente possedere i saperi dai quali quella ricchezza e quella tecnica hanno tratto origine - il che rivela, per inciso, quanto falsa sia la pretesa del nostro ceto politico di subordinare la formazione culturale alle necessità della competizione economica globale. Va detto, tuttavia, che le debolezze più gravi del sistema educativo americano sono parzialmente temperate da alcune istituzioni private, ad alto costo ma di ottima qualità. E che per quanto riguarda la forza-lavoro tecno-scientifica, l'inefficienza pubblica è mascherata dalla contribuzione nascosta degli immigrati. Le università accolgono infatti ogni anno un gran numero di studenti stranieri, spesso assai brillanti, e finanziati per i loro studi dalle famiglie o dalle istituzioni dei paesi d'origine: in alcune università prestigiose oltre il 70% dei dottorandi in fisica sono in questa situazione, mentre per le scuole d'ingegneria si tratta della metà degli studenti. I laboratori americani accolgono, dopo il dottorato, i migliori ricercatori stranieri, offrendo loro lavori incomparabilmente migliori di quelli nei loro paesi. Il costo iniziale della formazione di questi studiosi grava perciò sui paesi d'origine; e questo permette agli Usa d'aver accesso a un vivaio gratuito di qualità che contribuisce in modo determinante alla loro prosperità.&lt;br /&gt;Malgrado tutto ciò, sarebbe disonesto non riconoscere che nella decisione del ministro di procedere per decreti v'è la presa d'atto dell'emergenza universitaria così come realmente è: lo svilimento della qualità della docenza, dovuta in primo luogo alla gerarchia senza autorità e alle pratiche lobbistiche per non dire mafiose dell'autopromozione collettiva; la frammentazione centesimale dei saperi attraverso l'inflazione dei corsi di laurea e l'aumento esponenziale dei moduli formativi; la tentazione propria delle corporazioni asfittiche di praticare modi perfino offensivi di «familismo amorale»: tendenze queste già presenti nelle università italiane sin dal dopoguerra, ma esaltate da quelle forme di autonomia degli atenei introdotte dalle riforme Zecchino-Berlinguer-De Mauro-Moratti.&lt;br /&gt;La soluzione prospettata da Mussi, però, è un po' come buttare il bambino insieme all'acqua sporca. L'autonomia degli atenei, non solo amministrativa e finanziaria ma anche ordinamentale (quella che riguarda cioè le forme e i contenuti della trasmissione del sapere) è l'anima delle università: privati di questa potenza, gli atenei degradano a luoghi di addestramento per la forza lavoro qualificata. Era facile prevedere che la realizzazione dell'autonomia dovesse scontare più di una rovinosa caduta iniziale: solo dopo qualche lustro e a regime l'autonomia universitaria comincia a dare i suoi frutti. Ma il punto cruciale è che non si può riformare l'università snaturandola. Senza il concetto di autonomia del sapere, che vuol dire libertà del lavoro intellettuale, del suo accumularsi criticandosi pubblicamente, la specificità sociale dell'università, l'università come luogo singolare, va perduta.&lt;br /&gt;Ritorno al futuro&lt;br /&gt;La visione che il ceto politico ha dell'università è quella di una scuola professionale che, in funzione del mercato del lavoro, sforni giovani «formattati», più che formati, per ipotetici lavori qualificati. Si tratta di una visione senza concetto, che ha già mandato in rovina l'università nel nostro come in altri paesi. Bisogna invertire la rotta, e per farlo non c'è nessuna via elaborata in luoghi lontani che possa essere riprodotta da noi. Per salvare l'università, per serbarne l'autenticità cioè l'autonomia e la pubblicità del sapere, occorre ricostruirla daccapo sulle sue stesse rovine. Più che guardare altrove, giova ricominciare di nuovo, tornare all'origine, all'università medievale; e solo chi è prigioniero del tempo lineare potrebbe giudicarlo un ritorno indietro.&lt;br /&gt;Del resto, non era stato il movimento del Sessantotto, nella prassi più che nella teoria, ad abbozzare una università strutturata attorno ad una sola figura di docente, sottoposto a un periodico e vincolante giudizio collettivo da parte degli studenti che ne hanno seguito le prestazioni magistrali? Questa maniera di garantire la qualità della docenza, che è propria dell'università delle origini, riproposta oggi suonerebbe, nel lingua di legno dei sindacati, come precarizzazione dell'intero corpo docente, come temporaneità del ruolo magistrale.&lt;br /&gt;Bisogna invertire la rotta, ma non si vede chi possa farlo. Non i politici o i sindacati che non sono neanche in grado di porre la questione in tutta la sua complessità; ma neppure i docenti ingessati come sono in una gerarchia che premia la servitù volontaria, e afflitti quindi, come gli impiegati di banca, dal «timore della fame e del freddo e che gli rubino la legittima consorte». L'unico soggetto potenzialmente in grado di dare quel colpo di maglio atto a polverizzare le attuali rovine per ricostruirci sopra è lo studente, o meglio un movimento sovversivo di studenti, nuovo perché antico, che nutra la passione di preservare l'autonomia e l'unità della conoscenza; e per questo desiderio si batta costruendo fin da subito, nell'ateneo così com'è, alternative alle forme ed alla trasmissione del sapere; e si riappropri così molecolarmente dell'università, occupandola e difendendola in quanto luogo singolare, allo stesso modo di come si difende tutto ciò che è costruito in comune, ovvero mettendo in campo il proprio corpo.&lt;br /&gt;È tutto così semplice da essere del tutto improbabile. Ma per fortuna, tra cielo e terra, non accade sempre ciò che è più probabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(il manifesto, 3 giugno 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3608565651214235258?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3608565651214235258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3608565651214235258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/06/quel-luogo-singolare-formattato-per-la.html' title='Quel luogo singolare formattato per la rovina'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3038499249111547307</id><published>2007-06-01T11:42:00.000+02:00</published><updated>2007-06-01T11:51:41.398+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>A che diavolo serve il settore pubblico?</title><content type='html'>il manifesto, 25 Maggio 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fabrizio Tonello&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma devono essere 101 euro o 96? Forse il problema del settore pubblico non sta in quei 5 euro, che non compenseranno gli statali di anni di vacche magre e neppure faranno affondare l'opera di «risanamento» dei conti intrapresa dal governo Prodi l'anno scorso. Il problema sembra piuttosto: «A cosa serve il settore pubblico?» A questa domanda sembra che tutti i ministri del Tesoro, almeno da Amato nel 1987 in poi, abbiano pronta la risposta: «A nulla». &lt;br /&gt;Se non lo pensano, certo agiscono come se avessero introiettato l'idea che l'unica strategia per affrontare il costo della macchina governativa sia quella Starving the Beast come dicono i repubblicani negli Stati uniti. Non potendo «ammazzare» la bestia-governo, la si fa «morire di fame» riducendo, o quanto meno comprimendo, gli stanziamenti al livello minimo fino a ottenere, nel lungo periodo, l'effetto voluto. Grover Norquist, un celebre lobbista antifiscale americano, usa ripetere che lui non vuole eliminare il governo, solo «ridurlo di dimensioni fino a farlo entrare nella mia vasca da bagno» (e lì affogarlo).&lt;br /&gt;Il problema di affamare il governo è che questa mitica entità, più che Palazzo Chigi, Montecitorio, Palazzo Madama e il Quirinale corrisponde in realtà ai servizi da cui dipendiamo per poter condurre una vita normale: le scuole, la polizia, i treni. Tutte cose di cui c'è oggi più richiesta di quanta ce ne fosse vent'anni fa: più sicurezza, più istruzione, più mobilità.&lt;br /&gt;Le organizzazioni che erogano questi beni comuni sono, quasi tutte, labour-intensive, cioè spendono il grosso dei loro stanziamenti per pagare il personale: la «polizia» significa essenzialmente stipendi di poliziotti, così come scuola e università significano sostanzialmente stipendi di insegnanti e le biblioteche stipendi di bibliotecari.&lt;br /&gt;Queste organizzazioni in primo luogo pagano gli affitti e gli stipendi e soltanto poi, con ciò che resta del loro bilancio, assicurano i servizi per i quali sono state istituite. A questa «legge bronzea» non c'è rimedio: non si possono assistere i malati senza infermieri, né fare lezione agli studenti senza persone fisiche che salgano in cattedra. Per di più, l'invenzione della garanzia del posto di lavoro (salvo il licenziamento per veri e propri crimini e non per «semplice» incompetenza professionale) significa che i dipendenti del settore pubblico rimarrebbero in organico anche se le loro organizzazioni non facessero assolutamente nulla.&lt;br /&gt;Questa è ovviamente un'ipotesi estrema ma è invece una verità lapalissiana il fatto che se questi enti non vengono dotati di risorse sufficienti si limitano a «tenere aperta la bottega» in attesa di tempi migliori, fingendo di raccogliere la spazzatura, insegnare le tabelline, prestare i libri agli utenti. Certo, un po' di spazzatura sarà sempre raccolta, un minimo di istruzione sarà impartita, qualche ora di apertura le biblioteche saranno sempre in grado di assicurarla ma si tratta di pura finzione, dell'opera di volonterosi che non possono tollerare l'idea di sprecare la giornata e rubare lo stipendio. Dal punto di vista delle necessità sociali, il problema non è tenere aperte le scuole, è fare in modo che esse insegnino, così come la polizia serve per acchiappare i criminali, non per alleviare il problema della disoccupazione.&lt;br /&gt;Al contrario, da una quindicina d'anni l'unica strategia per affrontare i problemi del settore pubblico italiano è stata quella di garantire i fondi necessari a pagare gli stipendi e tagliare su tutto il resto. Finanziaria dopo finanziaria, i musei hanno avuto giusto i soldi necessari per pagare i custodi, l'università quelli per tenere aperte le aule, i comuni quelli per tenere accesa la luce in municipio. Il risultato è stato che la crescita del fabbisogno pubblico è stata contenuta ma l'utilità sociale di ciascun pezzo del «sistema Italia» è diminuita vistosamente. Quando si parla di «crisi» della scuola o dell'università si ignora un dato molto semplice: sono sempre più macchine celibi, istituzioni che possono riprodursi ma non svolgere le funzioni per le quali erano state originariamente pensate.&lt;br /&gt;Facciamo qualche esempio: in alcune città italiane, come Bologna o Pesaro, esistono biblioteche di pubblica lettura molto efficienti, enormemente frequentate, di grande successo presso la popolazione. Logica vorrebbe che queste biblioteche ricevessero finanziamenti sufficienti per fare ancora meglio ciò che già fanno bene e cioè acquistare libri, film, cd musicali e metterli a disposizione degli utenti. Quando un servizio funziona, se ne ha cura come della pupilla dei propri occhi, o no? Al contrario, la riduzione dei trasferimenti agli enti locali (e la miopia di alcuni assessori) ha fatto sì che gli acquisti di nuovi documenti siano stati ridotti al lumicino, il che significa che la collettività paga per tenere aperti dei servizi la cui qualità diminuisce anno dopo anno.&lt;br /&gt;Università: prendiamo un dipartimento di storia o di filosofia in una grande università del Nord, ben gestita (precisazione utile perché non si dia la colpa all'autonomia degli atenei). Ebbene: i fondi di ricerca per l'anno 2007 ammontano a meno di 1.500 euro per docente di ruolo. Forse nelle facoltà scientifiche le cose andranno un po' meglio, ma tutti i professori delle facoltà umanistiche sono nella stessa situazione e, anche se gli economisti tendono a pensare che la stessa esistenza delle humanities è inutile e ingiustificabile, resta il fatto che lo stipendio lo prendono anche i colleghi di Lettere e Scienze politiche. Forse metterli in grado di fare qualcosa di ciò che il paese potrebbe chiedere all'università (se essa fosse considerata una risorsa e non un parcheggio di adolescenti) sarebbe un'idea innovativa. &lt;br /&gt;Certo, il settore pubblico ospita al suo interno non pochi dipendenti assunti per ragioni clientelari, o comunque poco inclini a sacrificare la famiglia sull'altare dei doveri d'ufficio. Però ne ospita molti di più che invece considerano davvero il loro lavoro come una missione e mandano avanti la baracca anche nelle peggiori condizioni. Dare loro i mezzi di soddisfare le richieste di servizi dei cittadini sarebbe anche un modo per contenere l'impopolarità della politica di cui in questi giorni si parla tanto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3038499249111547307?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3038499249111547307'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3038499249111547307'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/06/che-diavolo-serve-il-settore-pubblico.html' title='A che diavolo serve il settore pubblico?'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3790599977210330970</id><published>2007-05-31T15:09:00.000+02:00</published><updated>2007-05-31T15:14:23.031+02:00</updated><title type='text'>Testo della Petizione popolare contro lo scudo missilistico</title><content type='html'>PETIZIONE POPOLARE ai sensi dell’art. 109 del regolamento della Camera dei Deputati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTRO L’ACCORDO USA/ITALIA CHE PREVEDE UN NUOVO “SCUDO MISSILISTICO” SUI NOSTRI TERRITORI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PER UN USO SOCIALE E DI PACE DELLE RISORSE PUBBLICHE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AL PRESIDENTE DEL SENATO FRANCO MARINI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AL PRESIDENTE DELLA CAMERA FAUSTO BERTINOTTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI ROMANO PRODI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi sottoscritti, cittadine e cittadini italiani:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritenendo che l’Accordo quadro tra il Governo degli Stati Uniti e il Governo italiano inerente la creazione di uno “scudo antimissilistico”, firmato lo scorso febbraio 2007 al Pentagono, ponga l’Italia in prima linea in un sistema le cui reali finalità non sono difensive ma offensive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Valutando che questa decisione si inserisce in un già inquietante contesto di militarizzazione dei nostri territori, come si evince dalla volontà di costruire una nuova base militare USA a Vicenza, dal memorandum d’intesa con cui l’Italia si assume ulteriori impegni nel programma del caccia statunitense F-35 Lightning (Joint Strike Fighter), dall’aumento delle spese militari previsto nella Legge Finanziaria del 2007.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritenendo che questo processo inserisca ancora di più il nostro paese in una dinamica che ci vede coinvolti direttamente su vari fronti di guerra con le cosiddette “missioni di pace”, e alimenti nella stessa Europa nuove tensioni, esponendo così i nostri territori a possibili ritorsioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHIEDIAMO: • La REVOCA IMMEDIATA dell’Accordo quadro che stabilisce la partecipazione dell’Italia al progetto statunitense di “scudo” antimissilistico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Lo STORNO dei fondi previsti per missioni militari all’estero, industrie belliche o finalizzati alla produzione di aerei da guerra e altri programmi militari, VERSO FINI SOCIALI, come lo sviluppo della sanità pubblica, del sistema educativo nazionale, il rafforzamento del sistema previdenziale pubblico, la regolarizzazione del lavoro precario, una cooperazione allo sviluppo sulla base di modelli alternativi alle attuali politiche di “peacekeeping”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NOME COGNOME INDIRIZZO/CITTA’ TEL/MAIL FIRMA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PETIZIONE POPOLARE ai sensi dell’art. 109 del regolamento della Camera dei Deputati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTRO L’ACCORDO USA/ITALIA CHE PREVEDE UN NUOVO “SCUDO MISSILISTICO” SUI NOSTRI TERRITORI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PER UN USO SOCIALE E DI PACE DELLE RISORSE PUBBLICHE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NOME COGNOME INDIRIZZO/CITTA’ TEL/MAIL FIRMA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA PETIZIONE POPOLARE SARA’ CONSEGNATA DURANTE UNA INIZIATIVA PUBBLICA NEL PROSSIMO AUTUNNO ALLE AUTORITA’ INDICATE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL PUNTO DI RACCOLTA NAZIONALE DOVE INVIARE I MODULI RIEMPITI E’: CIRCOLO ARCI AGORA’, VIA BOVIO 48, 56125 PISA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ulteriori informazioni:&lt;br /&gt;http://www.disarmiamoli.org info@disarmiamoli.org tel. 338/1028120 - 338/4014989 - 340/7106022&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scarica il: &lt;a href="http://nuke.disarmiamoli.org/Portals/0/Petizione%20popolare%20contro%20scudo%20missili.doc"&gt; modulo firme &lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Pubblicato da "Disarmiamoli!" venerdì 25 Maggio 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3790599977210330970?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://nuke.disarmiamoli.org/' title='Testo della Petizione popolare contro lo scudo missilistico'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3790599977210330970'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3790599977210330970'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/05/testo-della-petizione-popolare-contro.html' title='Testo della Petizione popolare contro lo scudo missilistico'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-6971844214147411389</id><published>2007-05-29T23:38:00.000+02:00</published><updated>2007-05-29T23:40:36.168+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Università e scuola: il colpo di grazia</title><content type='html'>di Alberto Giovanni Biuso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tratto da Giro di vite del 28/05/2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un’intervista a Luciano Canfora&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul sito della Treccani è apparsa un’interessante e ampia intervista a Luciano Canfora a proposito della scuola e dell’università. Ne riporto alcuni brani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiungo in anteprima la notizia di una decisione che costituirà finalmente il colpo di grazia sia per la scuola che per l’università: negli ambienti ministeriali si sta proponendo l’ipotesi di permettere ai “laureati” triennalisti di insegnare nelle scuole di ogni ordine e grado, aggiungendo due anni di specializzazione psico-pedagogica invece che i due anni di laurea specialistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi -come me- constata a ogni sessione di laurea e di esami quale sia il livello medio dei laureati con diploma triennale, non può che ricordare le parole di Desmoulins secondo cui il legislatore Licurgo avrebbe reso gli spartani «uguali come la tempesta rende uguali tutti i naufraghi». Quel Licurgo non a caso amatissimo da Rousseau, e cioè dal remoto ma non per questo meno influente iniziatore della demagogia pedagogica e del quale anche un don Lorenzo Milani è stato fedele nipotino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita e la storia umane sono a volte geometriche e -come dichiara Canfora- si sta abbattendo «una nemesi storica sulla demagogia di sinistra, di cui la sinistra è stata la vittima; si paga tutto nella politica, la politica è verità, quindi si paga tutto, gli sbagli in primis.».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;====================================&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto alla domanda ulteriore, al fatto cioè che i nostri ragazzi non sembrano proprio «oberati», ma sembra piuttosto che il tentativo sia quello di eliminare ogni riferimento all’assunzione di responsabilità, io questo pensiero lo condivido, perché credo che la traduzione banale dell’idea del cittadino libero di esplicare la sua spiritualità sia diventato il culto del tempo libero e del non lavoro; a questo punto gli antichi, nel loro aspetto più faticoso per noi, quello dell’approfondimento, della conoscenza di una lingua non più vivente, di lingue non più viventi, tornano di grande utilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi riferisco a un pensiero non molto popolare, anzi dimenticato perché impopolare, di Antonio Gramsci, il quale era un pedagogista piuttosto severo, quindi non adatto all’attuale centrosinistra e neanche all’attuale centrodestra, molto fuori della demagogia vigente. Gramsci in una delle pagine dei Quaderni in cui si occupa della Riforma Gentile, del senso della riforma della scuola pensata e realizzata dall’Idealismo italiano (perché la Riforma Gentile poi è stata ideata insieme con Croce, e viene definita fascista, ma in realtà era stata pensata prima), riflettendo su tutto questo insieme, sul riordino del liceo classico, sulla sua funzione e così via, riflettendo anche sulla limitazione dello spazio riservato allo studio linguistico che in quella riforma si verificava nello spirito di quella tedesca di pochi anni prima di cui abbiamo letto all’inizio, fa un po’ controcorrente l’elogio dello studio linguistico, come la cosa faticosa alla quale non ci si può non sottoporre, perché lo studio deve essere doloroso, faticoso e solo allora produce una crescita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui dice che lo studio del latino e del greco, del latino in particolare in quel caso, ha questo importante vantaggio: è come vivisezionare un cadavere, che non ha nulla a che fare con lo studio di una lingua moderna, è un lavoro duro, complicato, che esige ore di applicazione e in quanto tale è vantaggioso Questa formulazione è stata dimenticata, direi anche dai gramsciani più devoti. Non perché tutto quello che ha scritto Gramsci sia di per sé la verità, ma è interessante il fatto che si sia formata nella sua mente questa idea perché probabilmente ha visto un elemento che di solito si lascia in ombra. Lui dice in modo implicito quello che si potrebbe dire, a mio giudizio, in modo ancora più fecondo: proprio perché lingue non praticate, non viventi, inquadrate in una realtà che noi faticosamente conquistiamo, una realtà che dobbiamo recuperare per pezzetti e che in gran parte ci sfugge, tanto più sono per noi difficili. La difficoltà in cosa consiste? Nella necessità intuitiva. Tradurre da una lingua come il greco, come il latino, esige un salto intuitivo dalla successione delle parole al senso complessivo di ogni periodo ed è quello l’esercizio più importante, per lo meno pari a quello che si determina nello studio della matematica, assolutamente unico e insostituibile e sicuramente complicato anche per i docenti, i quali non è detto che siano allenati necessariamente a questa ginnastica straordinaria che si ripropone per l’interprete dinanzi a ogni pagina: ogni pagina nuova, in quelle lingue, richiede da chi le affronta questa elasticità; crearsi nella mente il senso generale che dà un senso a tutti i pezzi, che presi ciascuno per sé non significano nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, questo è un procedimento mentale secondo me entusiasmante, di grandissima utilità, rispetto al quale il problema del «a che mi serve?» perde qualunque significato, perché se io l’ho fatto per alcuni anni della mia carriera scolastica e poi farò il medico, o l’ingegnere o farò l’artista di teatro, quell’esercizio mi sarà stato preziosissimo, quale che sia il mio abituale impiego di quella elasticità mentale che avrò conquistato. Ecco perché credo che la questione si ponga in termini non di banale, di empirica, utilitaria riscossione di vantaggi, ma in termini di addestramento mentale, che è forse la cosa più importante cui la scuola può sperare di giungere. Ecco perché ho detto che la dolcezza pedagogica rallenta, perché la dolcezza pedagogica ritarda lo sviluppo delle persone, in quanto lo sviluppo è uno sviluppo attraverso un tirocinio, una disciplina, un’autolimitazione, una capacità di proporsi degli obiettivi e raggiungerli, l’esatto contrario della dolcezza; la dolcezza è in fondo l’utopia, la pura utopia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’utopia è quella di Giambulo, in Diodoro Siculo, in cui si immaginano persone ferme sotto alberi da cui i frutti cadono spontaneamente e vengono colti senza fatica. È un sogno dell’umanità, l’età dell’oro, ma l’età dell’oro è soltanto un’idea utopistico-letteraria, non è un programma politico e neanche un obiettivo. Quindi la dolcezza è veramente il contrario di ciò che forma e fa maturare le persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi abbiamo alle spalle decenni di storia della scuola e di pratica scolastica e ci siamo, credo, tutti resi conto dell’impoverimento contenutistico, dell’aver realizzato un prodotto alla fine meno valido, più povero, che sa meno cose, che sa meno bene muoversi nel mondo, che non ha parametri mentali, fra i quali c’è l’autolimitazione, la capacità di autolimitarsi e, quindi, di avere un rapporto corretto con gli altri. Decenni di esperienza ci fanno vedere che il risultato è stato scadentissimo. Allora, tornare indietro è sempre una ginnastica mal vista, ma certamente battere strade completamente diverse da quelle che si sono rivelate perdenti è saggia politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rispetto alle materie umanistiche, alla sua materia per esempio, nell’attuale organizzazione universitaria qual è il senso della laurea in tre anni (ed eventuali altri due)? In cosa differisce dalla precedente in quattro anni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il veleno di questi pseudoconcetti è penetrato negli ordinamenti universitari: mi riferisco, appunto, alla riforma infausta denominata tre + due, che sembra una formula pitagorica, ma ormai per intenderci la chiamiamo così. Anche qui il discorso da farsi è forse un po’ più lungo e accidentato. Poiché io mi considero una persona che ha sempre scelto politicamente sul versante della sinistra, e, ad esempio, penso che annullare l’esperienza storica del comunismo sia una follia eccetera, mi concedo il diritto di dire che la sinistra italiana, ma non solo italiana, ha colpe spaventose nella demolizione dell’istituzione scolastica e universitaria, e che ciò è accaduto per un male inteso concetto di democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E purtroppo è l’esperienza ormai semisecolare che abbiamo alle spalle che dimostra ciò. L’operazione è stata duplice, ancora una volta sono state le élites privilegiate a dare il colpo di grazia, perché le élites privilegiate erano quelle che nelle università dei tardi anni Sessanta avevano fruito al meglio di quello che quel sistema poteva dare e hanno cominciato a sdottrinare che lo si dovesse demolire in omaggio a una male intesa idea d’uguaglianza, che non era uguaglianza, era un regalo avvelenato. Non era uguaglianza, perché l’uguaglianza dell’ignoranza è una pugnalata alle spalle, non è un dono e neanche un diritto. Questo appare un po’ polemico detto in questa maniera, ma secondo me rende bene il concetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su due piani si è svolta la cosa: parte dall’università, investe naturalmente la scuola (scuola media, licei eccetera) e innesca un circuito per cui dopo un po’ di generazioni l’università si riempie di soggetti completamente diversi da quelli che avevano messo in moto questa pseudorivoluzione culturale, di modo che questo circuito perverso si autoalimenta in maniera esponenziale. A questo punto sorge nel legislatore insensato (mi riferisco a Luigi Berlinguer) il desiderio di trasformare questa realtà, via via deteriore, in normativa e con un procedimento abbastanza scorretto (mi riferisco agli anni 1997, 1998, gli anni in cui rapidamente furono stabilite queste nuove normative), cioè sul falso presupposto che già in Europa le cose stessero in quei termini, il che non era affatto vero; fu creata di colpo (cosa mai successa prima, i processi sono sempre stati lenti, graduali, inevitabilmente, le persone non si evolvono a colpi di cannone) una dicotomia, una divisione in due del percorso universitario. Perdente in tutti e due i casi, perché quello triennale è meno che un post liceo, programmaticamente tale, con programmi in cui si misura persino il numero di pagine la cui conoscenza si può richiedere agli allievi; e quello biennale è troppo corto per essere veramente specialistico. Quindi, è una dissipazione complessiva di cinque anni, rispetto ad un ordinato e razionale percorso: parlo, per esempio, di facoltà di carattere umanistico di quattro anni in cui la gradualità era scaglionata su un arco di tempo sufficiente per giungere alla fine ad una frequentazione dello specialismo che è il momento più alto nella carriera di una persona che ha la buona occasione di frequentare l’università: il momento più alto da laureato in attesa di posto nella scuola, quei mesi passati a concludere la propria carriera universitaria rimanevano come un ricordo importante e metodicamente utile quale che fosse poi la scelta più o meno obbligata, scuola media inferiore, ginnasio, quello che sia. Aver fatto una vera tesi di laurea dopo un percorso che si è fatto via via sempre più acuminato e coerente era un’esperienza unica, un grande privilegio. Ora questo è scomparso, nel senso che sia la prima che la seconda fase sono degli arrangiamenti frettolosi: la prima quasi un parcheggio e la seconda una corsa disperata nell’illusione di colmare un ritardo che diventa a quel punto incolmabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma direi che il disastro (che si è misurato facilmente, adesso è quasi ovvio sentire parlare criticamente e solo criticamente di questa esperienza) non dico che sia in via di risanamento, sarei troppo ottimista, ma certamente è nell’occhio critico di quasi tutte le istituzioni universitarie. Le più forti, la medicina e la giurisprudenza, ne sono rimaste fuori e questo forse è sintomatico. Medicina per ovvie ragioni, nel senso che uno che fa la laurea triennale non ha neanche le caratteristiche del paramedico o infermiere: è un nulla e basta. Nel caso della giurisprudenza c’è stato, come sempre da quelle parti, un veicolo fortissimo di difesa e cioè gli ordini professionali e gli sbocchi: avvocato, procuratore, giudice comportano concorsi per i quali il percorso triennale non serve a nulla, non è neanche riconosciuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quindi fatalmente tutte le facoltà di giurisprudenza hanno ripristinato, prima de facto poi de iure, l’ordinamento precedente. Sarà un caso? Certamente no, vuol dire che dove il problema aveva un risvolto pratico allarmante, lo si è fermato in tempo. Nel caso nostro, nelle facoltà di Lettere, credo che il risultato sarà che il cursus universitario diverrà di cinque anni. Così l’illusione puerile secondo cui il mercato del lavoro aspettava ansioso i triennalisti perché altrimenti ci sarebbe stato un gaspillage delle forze, delle risorse umane del Paese si è trasformato in un allungamento del percorso, e quindi in un ritardo. E questo direi che è stata una nemesi storica sulla demagogia di sinistra, di cui la sinistra è stata la vittima; si paga tutto nella politica, la politica è verità, quindi si paga tutto, gli sbagli in primis.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-6971844214147411389?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/6971844214147411389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/6971844214147411389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/05/universit-e-scuola-il-colpo-di-grazia.html' title='Università e scuola: il colpo di grazia'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-614325212078171075</id><published>2007-05-28T11:09:00.000+02:00</published><updated>2007-05-28T11:13:59.252+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><title type='text'>Ricevimento (più o meno) regolare</title><content type='html'>Da questa settimana in poi il ricevimento continuerà con una maggiore regolarità. Mercoledì prossimo (30 maggio) potrà esserci un po' di ritardo a causa delle sedute di laurea.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-614325212078171075?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/614325212078171075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/614325212078171075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/05/ricevimento-pi-o-meno-regolare.html' title='Ricevimento (più o meno) regolare'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-5956945803908408986</id><published>2007-05-26T10:34:00.000+02:00</published><updated>2007-05-26T12:54:01.892+02:00</updated><title type='text'>Che succede in America Latina?</title><content type='html'>Dibattito su "L'America Latina nel XXI secolo: opinioni a confronto"&lt;br /&gt;venerdì 1 giugno alle ore 11.00 presso Palazzo Giusso, Aula Matteo Ripa&lt;br /&gt;partecipano Gianni Minà, Lucio Caracciolo, Augusto Guarino, Angelo Trento e Raffaele Nocera&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-5956945803908408986?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5956945803908408986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5956945803908408986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/05/da-non-perdere.html' title='Che succede in America Latina?'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-6907852721715448480</id><published>2007-05-21T11:44:00.000+02:00</published><updated>2007-05-21T11:53:57.850+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prossime sedute di esame</title><content type='html'>18 giugno, ore 10&lt;br /&gt;2 luglio, ore 10&lt;br /&gt;16 luglio, ore 10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe opportuno che vi prenotaste in tempo utile (una settimana prima dell'esame) e mi segnalaste eventuali rinunce, anche dell'ultimo momento. La modalità migliore è attraverso una e-mail.&lt;br /&gt;Vi consiglio inoltre di tenervi informati presso questo blog su eventuali cambiamenti di date, sempre possibili.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-6907852721715448480?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/6907852721715448480'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/6907852721715448480'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/05/prossime-sedute-di-esame.html' title='Prossime sedute di esame'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3501391528292154802</id><published>2007-05-16T12:00:00.000+02:00</published><updated>2007-05-16T10:35:09.108+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><title type='text'>Ricevimento sospeso</title><content type='html'>Mi dispiace, ma per impegni fuori sede, il ricevimento è momentaneamente sospeso. Quando riprenderà regolarmente, lo comunicherò. Intanto, potete contattarmi, come al solito, via e-mail.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3501391528292154802?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3501391528292154802'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3501391528292154802'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/05/domani-niente-ricevimento.html' title='Ricevimento sospeso'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3668636766133324071</id><published>2007-04-21T13:00:00.000+02:00</published><updated>2007-04-22T13:01:44.485+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Università, ma la meritocrazia serve?</title><content type='html'>di Alberto Burgio e Armando Petrini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Liberazione, 19/04/2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno fa il Messaggero ha fornito alcuni dati di fonte ministeriale riguardanti il personale universitario dai quali viene fuori un quadro molto simile a quello dell’Università francese: la polveriera che lo scorso anno si incendiò nella lotta contro il contratto di primo impiego. Vediamoli rapidamente: l’Università italiana conta su poco più di 60 mila unità a tempo indeterminato (fra docenti e ricercatori), e su quasi 88 mila precari (sempre fra docenza e ricerca). Di questi 88 mila, quasi 50 mila sono docenti “a contratto”, e cioè docenti pagati pochissimo (qualche migliaio di euro all’anno, quando va bene) senza alcuna garanzia per il futuro perché assunti con contratti rinnovati o disdetti di anno in anno. Numeri che la dicono lunga circa la supposta “rigidità” del sistema universitario italiano.&lt;br /&gt;E’ ben vero che all’interno della categoria dei docenti a contratto si possono annoverare almeno due figure molto diverse. Quella del libero professionista, che ha già un suo stipendio, a volte anche cospicuo, e che ha tutto l’interesse a ottenere un insegnamento “a contratto” per pochi soldi pur di potersi fregiare nel proprio ambito professionale del titolo aggiuntivo di “Professore Universitario”. Ma c’è poi soprattutto la selva dei veri e propri precari, e cioè di chi invece preme legittimamente per entrare di ruolo all’Università ed è costretto, in attesa che venga bandito un concorso abbordabile, a insegnare con un compenso da fame (quando non nullo), spesso senza poter godere di altri guadagni aggiuntivi.&lt;br /&gt;In ogni caso, il dato numerico di 50 mila docenti a contratto (che sale a 88 mila se teniamo conto di varie altre figure, dagli assegnisti ai collaboratori, che consentono il normale funzionamento degli Atenei) non lascia dubbi circa il livello di precarizzazione del sistema universitario italiano. Il che peraltro conferma i dati allarmanti resi noti pochi giorni fa dall’Istat sulla generale precarizzazione del lavoro in Italia: gli occupati nel 2006 salgono dell’1,9% ma il 46% delle assunzioni è a tempo determinato. Stando così le cose, appare inevitabile osservare che l’azione del Governo sul versante delle politiche universitarie è stata finora alquanto carente.&lt;br /&gt;E’ vero che la Finanziaria ha previsto un bando straordinario di posti di ricercatore, proprio allo scopo di regolarizzare una parte degli attuali precari. Ma si tratta di numeri decisamente al di sotto delle aspettative: circa duemila bandi a fronte dei 20 mila chiesti dalla Flc-Cgil. E comunque la questione è più complessa. Non sarebbe una soluzione adeguata nemmeno l’immissione in ruolo di 20 mila nuovi ricercatori. Al di là del fatto che si correrebbe il rischio di avviare una sorta di ope legis (a meno di introdurre procedure concorsuali molto serie e rigorose), il vero problema è che in realtà la precarizzazione della docenza e della ricerca universitaria non sono altro che lo specchio di un processo di “precarizzazione” del concetto e della funzione stessi dell’Università pubblica. Questo è l’aspetto su cui occorre appuntare l’attenzione.&lt;br /&gt;Nel corso degli anni Novanta una politica universitaria dissennata (ma lucidamente indirizzata verso obiettivi ben precisi) ha progressivamente sfibrato l’Università, sottraendole il ruolo “forte” di veicolo di un sapere critico e complesso elaborato nella sintesi di didattica e ricerca.&lt;br /&gt;L’abnorme proliferazione dei docenti a contratto non è che uno dei precipitati più evidenti di questo processo. La docenza a contratto è infatti il sedimento, e allo stesso tempo l’alimento, di un sistema prossimo al collasso. Un sistema che dà sempre meno spazio (e soldi) alla ricerca; che si mostra spesso incapace di una programmazione didattica e scientifica meditata e discussa sulla base di un progetto culturale; che tende infine a muoversi sempre più spesso al traino delle tendenze dell’industria culturale del momento o delle esigenze più o meno pressanti dell’impresa e del mercato del lavoro. Un sistema che perde sempre più autorevolezza, culturale e scientifica, non solo agli occhi di chi lavora all’interno degli Atenei ma anche agli occhi degli studenti. La precarizzazione della docenza universitaria è insomma una questione molto complessa, e sintomo di un generale stato di crisi. Per fortuna, a dispetto di questo panorama desolato, sembra di cogliere qualche timido segnale di una inversione di tendenza. A una Università “leggera”, destrutturata e privata di un centro solido, si torna finalmente da parte di alcuni a contrapporre un’Università “forte”, dalla proposta formativa e culturale organica e consapevole. E si parla molto in queste settimane della volontà del legislatore di premiare il “merito” all’interno delle Università.&lt;br /&gt;Su questo punto bisogna essere molto chiari. Se attraverso la parola d’ordine del “merito” si vuole far valere le ragioni del mercato, o affermare un sistema di giudizio ancor più saldamente controllato dalle cordate accademiche; oppure ancora se il richiamo al merito dovesse celare la volontà di precarizzare ulteriormente la docenza universitaria e di limitare la libertà di insegnamento: ebbene, se la formula del “merito” dovesse coprire simili intenti, allora naturalmente la proposta andrebbe respinta con fermezza. Se, invece, si hanno a cuore la serietà e il rigore culturale e scientifico, allora il discorso sarebbe del tutto condivisibile.&lt;br /&gt;Siamo infatti convinti che la valutazione dei docenti e dei ricercatori, per non fare che un esempio, debba essere condotta secondo criteri rigorosi. E cioè con una cadenza accettabile (la Proposta di Legge sulla docenza del Prc prescrive giustamente una cadenza quadriennale) ma prevedendo sanzioni e conseguenze di un qualche rilievo in caso di un reiterato esito negativo. La messa a punto di quest’ultimo nodo, certamente delicato, deve essere discussa a fondo, per evitare che le sanzioni possano trasformarsi in una sorta di minaccia alla libertà di ricerca e di insegnamento. Ma quel che va ribadito è che o l’Università torna a essere culturalmente e scientificamente rigorosa oppure è destinata ad avvitarsi in una crisi irreversibile. Tornare a un’Università forte, che rispetti cioè fino in fondo sia il lavoro di chi produce e trasmette conoscenza, sia il bisogno formativo degli studenti è, per questo, un’esigenza inderogabile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3668636766133324071?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3668636766133324071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3668636766133324071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/04/universit-ma-la-meritocrazia-serve.html' title='Università, ma la meritocrazia serve?'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-7613856400638763206</id><published>2007-04-16T15:08:00.000+02:00</published><updated>2007-04-16T15:11:01.729+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><title type='text'>Ricevimento spostato</title><content type='html'>Il ricevimento di mercoledì prossimo è spostato (per questa settimana) a venerdì, sempre dalle 12 alle 13.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-7613856400638763206?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7613856400638763206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7613856400638763206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/04/ricevimento-spostato.html' title='Ricevimento spostato'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-8945574013297950953</id><published>2007-04-15T19:37:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T19:29:32.060+01:00</updated><title type='text'>Presentazione del libro di Mastropaolo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RiJjw-POszI/AAAAAAAAAAc/ICp9P-yUubU/s1600-h/invito+bollati+boringhieri.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RiJjw-POszI/AAAAAAAAAAc/ICp9P-yUubU/s400/invito+bollati+boringhieri.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5053711424854864690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-8945574013297950953?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8945574013297950953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8945574013297950953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/04/presentazione-del-libro-di-mastropaolo.html' title='Presentazione del libro di Mastropaolo'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_skTuS0d5xCs/RiJjw-POszI/AAAAAAAAAAc/ICp9P-yUubU/s72-c/invito+bollati+boringhieri.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-110684567733710254</id><published>2007-04-02T21:07:00.000+02:00</published><updated>2007-04-17T18:06:36.433+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><title type='text'>ORARIO DI RICEVIMENTO</title><content type='html'>Mercoledi' dalle 12 alle 13&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-110684567733710254?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/110684567733710254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/110684567733710254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2005/02/orario-di-ricevimento.html' title='ORARIO DI RICEVIMENTO'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-2933694571850240711</id><published>2007-03-24T11:29:00.000+01:00</published><updated>2007-03-24T14:31:37.766+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><title type='text'>... Infatti, la prossima settimana</title><content type='html'>La prossima settimana non potrò esserci lunedì, e non so ancora in quale giorno riuscirò a fare il ricevimento: quindi, vi consiglio di contattarmi, prima.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-2933694571850240711?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2933694571850240711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2933694571850240711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/03/infatti-la-prossima-settimana.html' title='... Infatti, la prossima settimana'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-5144738162229330791</id><published>2007-03-10T12:36:00.000+01:00</published><updated>2007-03-24T14:32:34.096+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><title type='text'>Problemi con il ricevimento...</title><content type='html'>Il ricevimento di lunedì 12 marzo non ci sarà, e probabilmente salterà per tutta la settimana. Per qualsiasi comunicazione o emergenza potete sempre far ricorso alla posta elettronica. Se non ci saranno altri intoppi, la settimana successiva (lunedì 19 marzo) riceverò regolarmente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-5144738162229330791?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5144738162229330791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5144738162229330791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/03/problemi-con-il-ricevimento.html' title='Problemi con il ricevimento...'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-7045633343424971338</id><published>2007-03-03T22:17:00.000+01:00</published><updated>2007-03-03T22:23:27.251+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Università, l'allarme di Mussi: "E' una mattanza"</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;A Bologna presentata la ricerca di AlmaLaurea sui studio e occupazione&lt;br /&gt;Università, pochi laureati e poco lavoro&lt;br /&gt;Il ministro: "Le imprese cercano analfabeti". Prodi: "Scissione tra domanda e offerta"&lt;br /&gt;Damiano: "Non vogliamo abrogare la legge Biagi ma solo modificarla"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BOLOGNA - "E' la mattanza dei laureati". A Bologna per una tavola rotonda su università e mondo del lavoro il ministro Fabio Mussi non usa mezzi termini per commentare i numeri di una ricerca di Almalaurea sui livelli occupazionali dei laureati in Italia e in Europa. "Il paese si deve dare una mossa serve una scossa o altrimenti l'Italia non si riprenderà mai stabilmente". Parole che confermano cifre davvero allarmanti. "Abbiamo 12,5 laureati su 100, nella fascia tra i 24 e i 35 anni: la metà della media europea". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stesso deficit anche per quanto riguarda gli universitari "che sono 1,8 milioni di studenti rappresentano meno della media europea", mentre crescono i "fuori corso" con "21,5 studenti persi tra il primo e il secondo anno di università". Le colpe di un sistema che arranca? Secondo Mussi vanno cercate nella bassa composizione intellettuale del mercato del lavoro: "Le imprese cercano analfabeti". Del resto le statistiche confermano "la bassa propensione ad investire in ricerca e sviluppo". "Fa spavento il 2,3% di investimenti italiani sul valore aggiunto, cioè sulla ricchezza nuova prodotta - spiega Mussi - Mentre la media europea è del 5,5, la Germania è al 7,5, gli Stati Uniti all'8,7 e il Giappone al 9,6". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prodi: "Scissione tra domanda e offerta". "L'analisi di Mussi trova sponda nelle parole di Romano Prodi, anche lui presente al convegno bolognese. "Vedo un problema enorme di mancanza di incontro tra domanda e offerta, flessibilità e adattamento - dice il premier -. Non è consolante vedere la scissione tra il tipo di preparazione e il mercato del lavoro che è un fenomeno generale in Europa e non solo in Italia". Prodi torna poi ad insistere sull'importanza dello sviluppo delle scuole tecniche per un paese manifatturiero come l'Italia: "Serve una legge e una rete nazionale". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Damiano: "Modificheremo la Biagi". "Le forme di lavoro estremamente precarie prodotte dalla legge 30 a mio avviso possono essere cancellate, come del resto abbiamo scritto nel programma dell'Unione. Penso ad esempio al lavoro a chiamata". Il ministro del Lavoro Cesare Damiano conferma così quello che è uno dei punti su cui il governo si è impegnato ad agire. Il punto di partenza è circoscrivere la precarità: "C'è da correggere il tempo determinato, non possiamo consentire una ripetizione all'infinito dell'utilizzo di lavoro a termine e poi c'è il problema del part-time". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Repubblica.it&lt;/span&gt;, 3 marzo 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-7045633343424971338?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7045633343424971338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7045633343424971338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/03/universit-lallarme-di-mussi-e-una.html' title='Università, l&apos;allarme di Mussi: &quot;E&apos; una mattanza&quot;'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-3969282014656448453</id><published>2007-03-03T17:28:00.000+01:00</published><updated>2007-03-03T22:30:52.351+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Mussi e il tunnel della ricerca</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il ministro Confronto con i rettori al convegno degli ambientalisti socialisti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guglielmo Ragozzino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torino&lt;br /&gt;Il convegno degli ambientalisti-socialisti si svolge a Torino nella sala Kyoto dell'Environment Park (Parco tecnologico per l'ambiente). La sala è dedicata al grande ecologo Nicholas Georgesku Roegen. L'area è dell'antica Fiat. Qualcuno ricorda l'esondazione della Dora che scorreva sotto le Ferriere (l'acqua serviva per il raffreddamento industriale). La città rischiò grosso. Fu nel 2000 e la struttura abbandonata delle Ferriere resistette ma si decise di demolire tutto. Così nacque il parco tecnologico, dovuto agli sforzi comuni di comune e regione e ai finanziamenti europei. I centri di ricerca sono di apparenza modesta e funzionano. Due ragazzi in camice bianco offrono un motorino come tanti altri; però è a idrogeno. Il primo prototipo, assicurano: si tratta di un motorino spagnolo, Monty e 80, costruito interamente in Cina, cui hanno sostituito l'apparato motore con due bombole di idrogeno, un sistema di celle, una batteria. Il vano previsto per il casco è tutto riempito da grosse schede elettroniche che rendono agibile il sistema. L'ingegnerizzazione è ancora carente, dicono. Velocità massima 25 km orari, autonomia di 5 ore. &lt;br /&gt;L'atteso clou del convegno è l'intervento di Fabio Mussi, ministro dell'Università e della Ricerca. Mussi è però strappato ai compagni ecologisti e socialisti da un'altra esondazione: quella dei magnifici rettori che vogliono confrontarsi con lui. Così avviene il fatale incontro. Mussi esordisce: «In Italia ci sono 365 sedi universitarie contro 105 province. Non abbiamo esagerato?». E racconta del capo gabinetto che, tutte le sere, arriva con centinaia di fascicoli da firmare. Spesso si tratta solo di spostare un bidello ... Ma la firma è indispensabile. Poi parla delle cifre per la ricerca: non sono così terribili, spiega, sono solo ottuse: non tengono conto soprattutto della qualità, notevole, dei ricercatori italiani. Poi inserisce due temi interessanti: dottori di ricerca e valutazioni. Quello dei dottori di ricerca - afferma - è un titolo importante nel mondo, nelle società e nelle amministrazioni pubbliche. «Anche qui da noi bisogna aprire le uscite per i dottori di ricerca» ma non è un titolo da spendere dentro l'Università, come si è fatto qui sempre. Una legge in proposito esiste, ma manca, come al solito, il decreto attuativo. Sarà mia cura, conclude il ministro, affrontarlo subito e cambiare le cose. Poi vi è la delicata questione dell'Anvur, il comitato preposto alle valutazioni. Quando sono arrivato - aggiunge il ministro - l'Anvur, nominato da Moratti, ha presentato le dimissioni; ma si trattava di buoni elementi e così ho detto al prof. Provasoli, il presidente, di continuare «per me che sono uomo di partito, essere di un partito non è un titolo scientifico, mai». &lt;br /&gt;Per primo parla in replica Francesco Profumo del Politecnico, informa il ministro che il Poli ormai fa da sé, in rete con Losanna, Ginevra, Grenoble, Barcellona. Gli studenti sono 26mila; la ricerca è sostenuta dallo stato solo per il 42%, mentre «il resto lo troviamo noi». Poi parla Ezio Pelizzetti dell'Università di Torino. Informa che i suoi studenti sono 74mila, quasi quanti operai aveva la Fiat un tempo a Torino. Chiede la defiscalizzazione dell'Irap «almeno quella» ripete. Terzo, tra cotanto senno, Paolo Garbarino, rettore dell'Università del Piemonte orientale. «Possiamo - chiede - forzare un po' i limiti regionali e fare corpo con gli atenei lombardi e liguri?». Mussi replica ma il consenso è diffuso. Per buon peso il ministro racconta del Cipe, dove è entrato un po' di straforo. Lì i soldi ci sono, solo che «loro» credono che le infrastrutture siano solo ponti e strade ferrate; invece ho lanciato l'idea che anche i luoghi di eccellenza scientifica, i laboratori di alta fisica e di genetica, le grandi biblioteche sono infrastrutture decisive, non meno dei tunnel. Staremo a vedere».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;span style="font-style: italic;"&gt;il manifesto&lt;/span&gt;, 2 Marzo 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-3969282014656448453?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3969282014656448453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/3969282014656448453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/03/mussi-e-il-tunnel-della-ricerca.html' title='Mussi e il tunnel della ricerca'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-1255616648357134906</id><published>2007-03-02T21:26:00.000+01:00</published><updated>2007-03-03T22:28:22.214+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Radiografia dell'Università nei suoi punti critici</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dalle lotte studentesche al rapporto tra atenei e mercato del lavoro: per le edizioni Alegre, «Studiare con lentezza», un volume scritto a più mani&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anna Carola Freschi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dedicato a una lettura delle proteste studentesche che si sono svolte durante l'anno 2005, e articolato in almeno quattro passaggi cruciali, il libro titolato Studiare con lentezza (scritto da Aringoli, Calella, Corradi, Giardullo, Gori, Montefusco, Montella) per le edizioni Alegre, porta nutrimento al dibattito sulle trasformazioni del rapporto fra precarietà e sapere nel capitalismo odierno. Il primo dei passaggi affrontati può essere sintetizzato in chiave simbolico-linguistica: una ricostruzione della vicenda dei movimenti studenteschi che privilegi gli elementi di continuità, evidenzia, infatti, come alle esigenze di un capitalismo in trasformazione abbia corrisposto, nel corso degli anni '90, l'autentico stravolgimento di alcune parole d'ordine: autonomia, anti-statalismo, flessibilità, a esemplificare quel rovesciamento di significato tipico della retorica neoliberista, che si è attuato a cominciare dall'uso della stessa parola libertà. Sono infatti la subordinazione della ricerca al mercato, la frantumazione dei saperi, la precarizzazione della vita e del lavoro di studenti e ricercatori, i frutti più avvelenati della traduzione aziendalistica di quegli imperativi applicati a una università impastata di residui feudali, nel governo delle carriere, dell'offerta didattica, dello sviluppo della ricerca.&lt;br /&gt;In questo scenario simbolico e pratico prende forma la figura dello studente come precario in formazione, preparato a inserirsi nel mercato flessibile non in base alle competenze acquisite, bensì in virtù del training cognitivo e comportamentale azionato dal potente dispositivo della didattica «veloce». Si impara il ritmo, l'essere misurati e misurare, l'acquisire ciò che è appena sufficiente: la riduzione del sapere in quantità discrete agisce su studenti, docenti, ricercatori, limitando i loro percorsi, livellando i tempi, ponendo l'accento sul momento della verifica piuttosto che sul processo di apprendimento. Funzioni cruciali nel nuovo capitalismo, l'apprendere e l'insegnare sono posti, attraverso il meccanismo dei crediti, sotto l'ombrello disciplinare della calcolabilità e della standardizzazione, pronti ad essere automatizzati. Così, forma e contenuto, processo e prodotto arrivano a coincedere. Gli autori, inoltre, mostrano come la frantumazione del processo di apprendimento conduca anche alla frammentazione del soggetto studentesco: «non c'è un generico intellettuale massa. Non c'è un'indistinta moltitudine. La precarietà si traduce in una pluralità di soggetti sociali sfruttati». In più, guardando alla diffusione e alla dispersione sociale dei precari, è evidente che questi fenomeni non possono essere letti come capaci «di produrre spontaneamente conflitto e trasformazione sociale». Non ci sono avanguardie su questo fronte dei precari, non ci sono maestri, ma solo una capacità di «riflessione concreta» da coltivare collettivamente: vanno ricostruiti, perciò, tempi e spazi adeguati a un apprendimento critico, a un rapporto nuovo fra il dentro e il fuori dalle università, che oggi non trova nessuna soluzione di continuità semplicemente perché il mercato è dappertutto e il resto sistematicamente cancellato, sebbene continuamente riemerga, in una pluralità di reazioni impreviste. Nonostante questa incombente presenza del mercato, infatti, la razionalità aziendale assume, nell'università, i connotati di una burocratizzazione senza precedenti, e paradossalmente anche priva di certezze.&lt;br /&gt;Non solo, ma il successo della domanda di lauree specialistiche sembra essere risuonato alle orecchie dei soliti riformatori come un allarme, piuttosto che come un segnale positivo, a fronte del problema relativo allo sfoltimento dell'offerta di lavoro qualificato. In questo quadro, i richiami alla meritocrazia diventano via via sempre più sinistri, e d'altronde - sottolineano gli autori - le riforme non hanno affatto messo in discussione il finanziamento pubblico dell'Università. Ne hanno favorito, piuttosto, «l'uso privato» immediatamente funzionale a un orizzonte in cui è sempre più ridotta tanto l'autonomia dei saperi quanto l'obiettivo di estendere a tutti le opportunità di emancipazione sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;span style="font-style: italic;"&gt;il manifesto&lt;/span&gt;, 1 Marzo 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-1255616648357134906?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/1255616648357134906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/1255616648357134906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/03/radiografia-delluniversit-nei-suoi.html' title='Radiografia dell&apos;Università nei suoi punti critici'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-5188940703036763330</id><published>2007-03-02T15:34:00.000+01:00</published><updated>2007-03-02T15:30:21.936+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><title type='text'>Prossimo ricevimento anticipato a lunedì</title><content type='html'>Il prossimo ricevimento sarà di nuovo anticipato a lunedì, dalle 14 alle 15. In generale, il ricevimento sarà purtroppo un po' precario per tutto il mese di MARZO, quindi vi consiglio di contattarmi via e-mail e di controllare questo blog per essere informati sulle mie disponibilità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-5188940703036763330?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5188940703036763330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/5188940703036763330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/02/prossimo-ricevimento-anticipato-luned.html' title='Prossimo ricevimento anticipato a lunedì'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-8122839093074549428</id><published>2007-03-02T13:07:00.000+01:00</published><updated>2007-03-03T22:22:25.986+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Laureati, colti e disperati: è l'esercito dei senza lavoro</title><content type='html'>di FEDERICO PACE &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Solo la metà trova impiego a un anno dalla laurea. E' il peggior risultato dal 1999 a oggi&lt;br /&gt;Nel 2006 hanno guadagnato, in termini reali, meno di 5 anni fa. L'indagine di AlmaLaurea&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iperqualificati, con qualche sogno in testa e sempre meno pagati. Destinati a emigrare, pur di evitare la disfatta. I laureati mostrano sul loro volto i segni delle sempre più acute contraddizioni di un intero paese dove il merito e le qualifiche non vanno quasi mai di pari passo con le opportunità e i compensi. Sul loro volto sono sempre più evidenti i segni del disagio provato di fronte a quella porta, quasi sempre socchiusa, che dovrebbe portarli al lavoro e alla maturità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando una ragazza o un ragazzo con in tasca la laurea cerca un posto, pare di vedere un gigante che prova ad entrare attraverso la piccola porticina di una minuscola casa di lillipuziani. Loro sono tanti mentre sembrano sempre più inadeguati i posti di lavoro che il sistema economico e il mondo delle aziende italiane mette a disposizione. Addetti per i call center o cassieri di negozio che siano. Con il paradosso, che a questo punto pare quasi logico, che sono proprio i più preparati, quelli che prendono i voti più alti di tutti a ritrovarsi con il più basso tasso di occupazione. Tanto che a un anno dalla laurea, trovano lavoro solo quattro su dieci di quelli che hanno preso 110 e lode. Con la triste constatazione che nel 2006 un laureato guadagna al mese, in termini reali, meno di quanto percepiva cinque anni fa il fratello maggiore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fenomeni conosciuti si dirà, ma il fatto è che quest'anno le cose sono andate ancora peggio. Tanto che per trovare un impiego non è neppure sufficiente aspettare un anno. I dati del triste record dicono che dopo la fatidica laurea, a un anno dal giorno della discussione della tesi, dai festeggiamenti e dai sorrisi e dalle congratulazioni, trova lavoro solo il 45 per cento dei laureati "triennali" (erano il 52 per cento l'anno scorso) e il 52,4 per cento dei laureati pre-riforma, ovvero il dato più basso dal 1999 (vedi tabella). I dati sono quelli della nona indagine sulla "Condizione Occupazionale dei laureati italiani" presentata (vedi la diretta) a Bologna da AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario a cui aderiscono 49 università italiane. Ed è forse utile sapere che il convegno prevede per la mattina di sabato (3 marzo) anche una tavola rotonda (la presentazione e la tavola rotonda possono essere seguite in diretta sul sito di Almalaurea) che dibatterà su questi temi e a cui parteciperanno anche Fabio Mussi, il ministro dell'Università, e Cesare Damiano, il ministro del Lavoro, insieme ad Andrea Cammelli, il direttore di Almalaurea, e il presidente Crui Guido Trombetti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo l'indagine, l'instabilità che caratterizzava già molti degli impieghi degli anni scorsi si è fatta ancora più acuta. Sia per i laureati "triennali" che per quegli ultimi che stanno uscendo dal percorso previsto dal vecchio ordinamento. Solo un giovane su tre che ha conseguito una laurea breve - e ha trovato un impiego - è riuscito a siglare un contratto a tempo indeterminato. L'anno scorso l'impresa era riuscita al 40 per cento di loro. Stessa storia per i giovani che hanno ultimato il percorso di laurea del "vecchio ordinamento", la quota di chi è riuscito ad avere un contratto stabile è scesa al 38,4 per cento. Il lavoro atipico dal 2001 a oggi è cresciuto di ben dieci punti percentuali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è poi lo stipendio. Quel sostegno che dovrebbe permettere alle nuove generazioni di prendere iniziative e decisioni, di mettere su famiglia, di provare a superare la sindrome di Peter Pan. Quel sostegno, è sempre più esile. I giovani laureati del post-riforma si ritrovano in tasca a fine mese solo 969 euro. Meno di quanto non fosse l'anno scorso (vedi tabella). Prendono qualcosa in più i laureati pre-riforma che a fine mese arrivano fino a 1.042 euro. Poco più dell'anno scorso ma, al netto del costo della vita, ancora meno di quanto un neolaureato guadagnava cinque anni fa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza dire che l'Italia vanta il minor numero di laureati che lavora a cinque anni dalla laurea (l'86,4 per cento contro una media europea pari all'89 per cento). Scorrendo i dati dell'indagine di AlmaLaurea si ricava la triste conferma che nel cuore delle nuove generazioni, anche lì dove è opportuno che l'Italia sia più moderna e vicina all'Europa, covano e crescono le stesse antiche contraddizioni e disparità che gravano da tempo infinito sul corpo del malato Italia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le donne sono meno favorite rispetto agli uomini, hanno un tasso di occupazione più basso, sono più precarie e guadagnano meno dei loro colleghi uomini (vedi tabella). A un anno dalla laurea lavora il 49,2 per cento delle laureate pre-riforma contro il 57,1 per cento degli uomini. E il gap salariale nel tempo non fa che crescere, tanto che a cinque anni dalla laurea le donne guadagnano un terzo meno di quanto non prendono gli uomini. Quanto alla precarietà a un anno dalla laurea il 52 per cento delle donne ha un contratto atipico contro il 41,5 per cento degli uomini. E la disparità è ancora più acuta per le laureate "triennali", visto che solo il 34 per cento delle donne ha un impiego stabile contro il 48 per cento dei loro colleghi uomini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stesso discorso per le disparità territoriali. Nel 2006 sei laureati del Nord su dieci trova lavoro dopo un anno mentre per le regioni del Sud le cifre si fermano al 40 per cento. Ovvero le stesse quote nel lontano 1999. Senza dire che a cinque anni dalla laurea, i giovani del Mezzogiorno prendono 1.167 euro al mese mentre i ragazzi del Nord arrivano a 1.355 euro al mese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'è da stupirsi se allora molti di loro non si sentono valorizzati per quello che valgono e, seppure a malincuore, decidono di muoversi oltre confine per trovare migliori occasioni. All'estero, lì dove sembrano trovare rifugio e compenso. I laureati italiani che lavorano fuori dai confini nazionali, a cinque anni dalla laurea, arrivano a guadagnare quasi 2 mila euro, ovvero il 50 per cento in più di quanto non accada alla media complessiva dei laureati. Se non si mette mano a questo problema, se non si trova un articolato piano per valorizzare i talenti che escono dalle nostre facoltà, poco si potrà fare per dare slancio al nostro paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Repubblica.it&lt;/span&gt;, 2 marzo 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-8122839093074549428?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8122839093074549428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8122839093074549428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/03/laureati-colti-e-disperati-lesercito.html' title='Laureati, colti e disperati: è l&apos;esercito dei senza lavoro'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-4800882943650663955</id><published>2007-03-01T09:52:00.000+01:00</published><updated>2007-04-30T10:54:27.452+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Ricerca, chi decide come spartire i soldi?</title><content type='html'>Panorama.it   Mercoledì 28 Febbraio 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno preso carta e penna per esprimere tutta la loro rabbia e preoccupazione. Più di 150 personalità del mondo accademico, alcune molto note (come l’astrofisica Margherita Hack), hanno sottoscritto la “denuncia” al ministro dell’Università e ricerca Fabio Mussi.&lt;br /&gt;Sul banco degli imputati ci sono le valutazioni dei “Prin 2006″, i progetti per assegnare i finanziamenti pubblici alla ricerca di base. Una torta sempre più piccola che quest’anno era di 82 milioni di euro da spartire fra ben 14 aree.&lt;br /&gt;Docenti e ricercatori mettono in dubbio la credibilità delle commissioni che hanno esaminato i progetti e assegnato i soldi. “Da due anni assistiamo a una degenerazione del sistema” sintetizza Patrizio Dimitri, professore di genetica all’Università La Sapienza di Roma. “Il punto più critico della valutazione delle proposte riguarda le competenze di chi le valuta: spesso si tratta di esperti senza competenze specifiche sulla tematica”. Almeno quattro i motivi dell’accusa.&lt;br /&gt;Primo: i giudizi dati dagli esaminatori risultano “generici e telegrafici”. Quando il progetto è stato bocciato o promosso ma non ammesso al finanziamento (situazione in cui finisce più della metà di quelli giudicati positivi) non è stata fornita alcuna spiegazione.&lt;br /&gt;E nessuna analisi che potesse eventualmente aiutare gli esclusi a migliorare quanto presentato. Secondo: i valutatori stranieri sono quasi del tutto scomparsi dalle commissioni.&lt;br /&gt;Mentre, a giudizio dei firmatari, proprio i revisori internazionali garantivano maggiore imparzialità. Terzo: le competenze dei valutatori risultano sbilanciate verso alcuni settori.&lt;br /&gt;È il caso lamentato per scienze biologiche. La commissione di quest’area risulta “dirottata” su un numero limitato di settori: sette degli 11 valutatori erano esperti di biochimica, fisiologia e farmacologia. Il netto squilibrio ha pesato sulle valutazioni: su 96 progetti finanziati solo cinque sono di genetica.&lt;br /&gt;Quarta e ultima accusa: il conflitto di interesse. “Dai dati in nostro possesso” si legge in una delle due lettere inviate al ministro “emerge che alcuni valutatori collaborano o hanno collaborato con i coordinatori di progetti finanziati. Ci sono casi eclatanti di sovrapposizione anche elevata fra la produzione scientifica di alcuni valutatori e quella dei responsabili di progetti finanziati”. E non è tutto. “Oggi, per carenza di fondi, dobbiamo rinviare l’acquisto di nuove strumentazioni” spiega Francesca Matteucci, ordinaria di astrofisica all’Università di Trieste.&lt;br /&gt;“Il paradosso è che ora, per via dei progetti non finanziati, non potremo usare neppure quelle per le quali abbiamo già speso milioni di euro: come il telescopio nazionale Galileo, sull’isola di La Palma alle Canarie”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-4800882943650663955?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/4800882943650663955'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/4800882943650663955'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/03/ricerca-chi-decide-come-spartire-i.html' title='Ricerca, chi decide come spartire i soldi?'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-2749678820037675425</id><published>2007-02-25T13:35:00.000+01:00</published><updated>2007-02-26T09:34:45.824+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prenotazioni per il 26 febbraio</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scienza Politica e Politica Comparata:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;1) NICODEMO Cristina&lt;br /&gt;2) VIERTI Luigi&lt;br /&gt;3) PALLADINO Anna&lt;br /&gt;4) VIRGILIO Valeria&lt;br /&gt;5) MATARAZZO Anna Maria Francine&lt;br /&gt;6) SOLITO Giusy Rosaria&lt;br /&gt;7) POCOBELLI Raffaela&lt;br /&gt;8) PARISI Maria Stefania&lt;br /&gt;9) PALMIERI Stefania&lt;br /&gt;10) LONGO Pietro&lt;br /&gt;11) PACILEO Giorgia&lt;br /&gt;12) MORRA Francesco&lt;br /&gt;13) LOMBARDO Giulia&lt;br /&gt;14) NAPOLITANO Carla&lt;br /&gt;15) SANSIVIERO Marco&lt;br /&gt;16) VENTURA Annamaria&lt;br /&gt;17) PALMIGIANO Anna&lt;br /&gt;18) MERCADANTE Marida&lt;br /&gt;19) NOTTE Antonio&lt;br /&gt;20) IANDOLO Margherita&lt;br /&gt;21) RUSSO Marialaura&lt;br /&gt;22) PACIFICO Francesca&lt;br /&gt;23) VIOLA Raffaela&lt;br /&gt;24) LA ROCCA Francesco&lt;br /&gt;25) LUONGO Antonio&lt;br /&gt;26) VERDE Emma&lt;br /&gt;27) MASSARO Veronica&lt;br /&gt;28) MELCHIADE Laura Stefania&lt;br /&gt;29) PERRONE Roberta&lt;br /&gt;30) MASTROIANNI Rosa&lt;br /&gt;31) PIROZZI Nicola&lt;br /&gt;32) PUGLISI Francesco&lt;br /&gt;33) MUSELLA Antonio&lt;br /&gt;34) TENERELLI Rossana&lt;br /&gt;35) PAOLO Alessandro&lt;br /&gt;36) PETRICCIUOLO Alessandro&lt;br /&gt;37) MOLLICA Simone&lt;br /&gt;38) MERCURIO Pasquale&lt;br /&gt;39) POMPILIO Francesco&lt;br /&gt;40) MAIDA Maria Chiara&lt;br /&gt;41) MUSELLA Andrea&lt;br /&gt;42) MAIELLO Maddalena&lt;br /&gt;43) SILVESTRI Giovanna&lt;br /&gt;44) PALOMBA Rosa&lt;br /&gt;45) IORIO Michele&lt;br /&gt;46) MATTEI Marco&lt;br /&gt;47) ZUCCOLI Morgana&lt;br /&gt;48) SERRITIELLO Dora&lt;br /&gt;49) ISOLANI Luca&lt;br /&gt;50) PISCOPO Anna&lt;br /&gt;51) ROCCO Annalisa&lt;br /&gt;52) SCOTTO DI LUZIO Daniele&lt;br /&gt;53) RUBINO Marina&lt;br /&gt;54) IMPROTA Ciro&lt;br /&gt;55) MORRA Piera Carmen&lt;br /&gt;56) RODRIQUEZ Roberta&lt;br /&gt;57) RIZZANO Anthea Roberta&lt;br /&gt;58) RUOPPO Giovanni Ciro&lt;br /&gt;59) STANKOVA Nina&lt;br /&gt;60) RUGGIERO Emanuele&lt;br /&gt;61) MONTEMURRO Daniela&lt;br /&gt;62) PALVETTI Diana&lt;br /&gt;63) MONACA Alessandra&lt;br /&gt;64) RANCELLA Anna&lt;br /&gt;65) NAPOLITANO Carlotta&lt;br /&gt;66) IBISCO Federico&lt;br /&gt;67) ROMANO Chiara&lt;br /&gt;68) SANTI Rosa&lt;br /&gt;69) IENGO Ilenia&lt;br /&gt;70) MURANO Mariana&lt;br /&gt;71) MALORGIO Gianluca&lt;br /&gt;72) SALZANO Giuseppina&lt;br /&gt;73) SANNINO Diana&lt;br /&gt;74) SAVINO Salvatore&lt;br /&gt;75) MECCHIA Diana&lt;br /&gt;76) SCARINGI Fabio&lt;br /&gt;77) VENDITTI Fabio&lt;br /&gt;78) CONDORELLI Luca&lt;br /&gt;79) LIMATOLA Giorgio&lt;br /&gt;80) VITIELLO Anna&lt;br /&gt;81) SORVILLO Florindo&lt;br /&gt;82) PERRONE Giulia&lt;br /&gt;83) TEBYANYAN Shirin&lt;br /&gt;84) VICARIO Annalisa&lt;br /&gt;85) SATRIANO Antonio&lt;br /&gt;86) SCUTERI Alenka&lt;br /&gt;87) SCHIOPPA Giuseppe&lt;br /&gt;88) BAGNALE Laura&lt;br /&gt;89) NAPPI Paolo&lt;br /&gt;90) SAVINO Concetta&lt;br /&gt;91) IAQUINTA Alessandra&lt;br /&gt;92) VECCHIO Flora&lt;br /&gt;93) SILVESTRO Valerio&lt;br /&gt;94) SPIGA Anna&lt;br /&gt;95) QUAGLIA Laura&lt;br /&gt;96) LUPA Carmela&lt;br /&gt;97) RUSSO Alessia&lt;br /&gt;98) RUBINO Giovanni&lt;br /&gt;99) LERRO Francesco&lt;br /&gt;100) VITIELLO Luigi Maria&lt;br /&gt;101) ROMAGNUOLO Sara&lt;br /&gt;102) IOSSA Salvatore&lt;br /&gt;103) SANTAMARIA Marco&lt;br /&gt;104) TODARO Carmine&lt;br /&gt;105) MILONE Marina&lt;br /&gt;106) PATERNA Giuseppina&lt;br /&gt;107) RIO Giuseppe&lt;br /&gt;108) SOMMA Marco&lt;br /&gt;109) PENNACCHIO Mariarosaria&lt;br /&gt;110) MASUCCI Jessica Mariana&lt;br /&gt;111) IRACE Silvia Anna Rosa&lt;br /&gt;112) RAINALDI Chiara&lt;br /&gt;113) DI PIERNO Giorgio&lt;br /&gt;114) PETRELLA Paolo&lt;br /&gt;115) PALMIERI Jasmine&lt;br /&gt;116) PEREIRA Matteo&lt;br /&gt;117) LUCCI Maria Tiziana&lt;br /&gt;118) VIVO Erminia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Altri insegnamenti di v.o., triennale e specialistica:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;1) BRANDI Stefano&lt;br /&gt;2) PERSICO Giovanna&lt;br /&gt;3) MARTONE Paolo&lt;br /&gt;4) BUONOCORE Valeria&lt;br /&gt;5) PERNA Alessandro&lt;br /&gt;6) DI DONATO Carla&lt;br /&gt;7) MOSCA Marina&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-2749678820037675425?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2749678820037675425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2749678820037675425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/02/prenotazioni-per-il-26-febbraio.html' title='Prenotazioni per il 26 febbraio'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-8932162348196674621</id><published>2007-02-18T08:48:00.000+01:00</published><updated>2007-02-19T08:55:56.291+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>The Decline of Public Higher Education</title><content type='html'>by Rick Wolff&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Over the last quarter century, Americans got used to the idea of their children going on to colleges and universities.  In the early 1970s, about 8.5 million Americans attended such institutions; by 2004 the number had doubled.  The US population across this time rose by less than 50%.  This spectacular growth in our student population reflected the pent-up demand of the mass of Americans for what they had viewed as a luxury as well as a ticket to better jobs and higher incomes.  The demand would have far exceeded the supply had not most of the states rapidly increased facilities for public higher education.  Today, the vast majority of US college and university students attend public, not private, institutions.  Yet therein lies precisely the problem.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The last quarter century, and especially the last decade, have also moved the country rightward towards less government provision of social services (like public higher education) and more privatization.  Real wages have stagnated since the 1970s, so most Americans are finding it ever more difficult to pay for public higher education.  Meanwhile its costs have been rising far faster than the general level of inflation.  We are on a collision course in which a historic demand for higher education -- which has now become an embedded expectation for half the population -- confronts a rapidly escalating rationing of enrollment by cost. Social tensions and rising resentment and anger are sure to follow.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Let's take the example of the main campus of a major state university: the University of Massachusetts at Amherst.  Approximately 25,000 students, undergraduate and graduate, attend that university.  About three quarters come from Massachusetts households.  The total cost for in-state undergraduate students went from $2,340 in 1978/79 to $16,584 this academic year.  That increase was three times as big as the rise in the consumer price index over the same period.  The increase was larger still for out-of-state undergraduates.  Given that real wages stagnated across this period, paying for their children's college-level education presented families with an ever rising level of financial difficulty.  No wonder the data show that American workers over the last 25 years steadily increased the number of hours worked per year (multiple jobs and/or more overtime).  No wonder those families increased household debt at historically unprecedented rates to historically unprecedented levels.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nor is it any wonder that students now graduating US colleges and universities do so with increasing levels of personal debt (in addition to their parents' household debt) taken to pay part of college costs.  The US Department of Education says that in 2004-2005, two thirds of students graduated from colleges and universities with debt (averaging $15,500 at public schools and $20,000 at private schools).  In New York, which runs the nation's largest system of public higher education, the average debt was $21,000 then, and it is higher today.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Several lessons flow from this situation.  First, many parents have reacted strongly to the additional stress and exhaustion (from the increasing hours of paid work they have undertaken) and the additional debt anxieties (from the fast rising levels of household debt) incurred since the early 1970s to finance runaway college costs.  Some have turned against higher education in a deepening rage about the financial burdens that it imposes.  This can take the form of hostility toward teachers and teachers' salaries in so far as these are blamed for rising college costs.  It can take the form of a cultural turn against higher education: viewed increasingly as an unnecessary and useless distraction from "real" life and a job or as a luxury indulgence for the idle or both.  Most likely, anger about college costs will flow into the growing "middle class malaise" that fuels the rhetoric and campaigns of many Democrats and mystifies so many Republicans (at least, those who don't simply deny it or its basis in hard realities).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nor have matters been improved as public universities, to save costs, resort ever more to substituting overworked and underpaid "adjuncts" for the full-time tenured faculty who used to do most of the teaching.  New PhDs face ever fewer tenure-track jobs and so must take multiple adjunct positions at different institutions.  They have far less time for each class and little or no time for the research that should enable them to keep up with their discipline and improve their teaching across their working life.  Grossly underpaid in comparison to what tenure-track teachers get, they resent their situation.  Rising pressures not matched by rising resources, respect, or remuneration also provoke more dissatisfaction and resentment among the relatively shrinking portion of tenured professors.  The deteriorating circumstances of the teachers spill over to diminish the educational experiences of the students.  The students have thus been required to pay ever more for ever less in the way of educational services.  What keeps students in school is the terror of facing a deteriorating job market without a degree.  They remain students despite the quality of their classroom experiences.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nothing better illustrates all these trends than the current rapid proliferation of "distance-learning" -- the prevailing euphemism for internet-based courses.  In them, very low-paid adjuncts administer electronic courses that students increasingly substitute for the formerly in-person engagement with tenured professors.  In many state universities, faculty reductions have so limited classes that undergraduates find it necessary to add an extra semester or two (and its heavy costs) to get sufficient classes to graduate in their chosen major fields.  Offering such students "distance-learning" via the internet is proving a profitable new opportunity for such universities.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The finance-driven turn to adjuncts and distance learning widens the gulf between public and private higher education.  The private colleges and universities see the decline of public colleges and universities as a competitive opportunity in the business sense.  The democratization of higher education had been notably advanced after World War 2 when the states built up first-rate institutions that often outperformed the best and oldest private institutions.  Now, that short-lived democratization is unraveling and with it the quality of higher education provided to the majority of our students.  A differentiation of first (private) and second class (public) higher education is hardening into the norm with many state and community colleges sinking further into still lower quality educational experiences.  It would be hard to exaggerate the complex consequences of these developments for many years and in many domains of our society.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rick Wolff is Professor of Economics at University of Massachusetts at Amherst. He is the author of many books and articles, including (with Stephen Resnick) Class Theory and History: Capitalism and Communism in the U.S.S.R. (Routledge, 2002) and (with Stephen Resnick) New Departures in Marxian Theory (Routledge, 2006).  This article first appeared in Global MacroScope (at &lt;www.globalmacroscope.com/&gt;).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;URL: http://mrzine.monthlyreview.org/wolff170207.html&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-8932162348196674621?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://mrzine.monthlyreview.org/wolff170207.html' title='The Decline of Public Higher Education'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8932162348196674621'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8932162348196674621'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/02/decline-of-public-higher-education.html' title='The Decline of Public Higher Education'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-8435034117493795938</id><published>2007-02-15T13:33:00.000+01:00</published><updated>2007-03-06T11:25:14.650+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Recensione. L’università del sapere pesato e venduto un tanto al chilo</title><content type='html'>di Riccardo Bellofiore e Giovanna Vertova (tratto da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Liberazione&lt;/span&gt; del 14/02/2007)&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Studiare con lentezza. L’università, la precarietà e il ritorno delle rivolte studentesche&lt;/span&gt; (Aa.Vv.Edizioni Alegre, Roma 2006, pp. 142, euro 10,00) è un libro prezioso per comprendere l’università-azienda, i suoi effetti sul soggetto sociale studentesco, le forme di lotta, le eventuali alternative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Lo studente è oggi «precario in formazione dentro una catena di montaggio che nega qualsiasi richiesta di criticità» (p. 21). E’ dai processi di alienazione e di massificazione a cui è soggetto lo studente-massa dell’università riformata che si deve ripartire. L’alienazione svuota gli aspetti della condizione studentesca che ostacolano l’approdo all’unica destinazione consentita: divenire un precario in formazione. Svaniscono studio approfondito, criticità del sapere, auto-organizzazione di tempi e modi dello studio. La massificazione serve per subordinare l’università, luogo di “fabbricazione” di quella merce particolare che è la forza-lavoro, alle esigenze della produzione capitalistica. Entrambi i processi si traducono nell’espropriazione del tempo di vita dello studente, grazie alla nuova organizzazione della didattica che impone ritmi di studio pensati come ritmi di lavoro: moltiplicazione di corsi, verifiche, esami; scansione in trimestri e semestri; una media di 30/40 ore di lezione a settimana e di 15 esami all’anno. Strumento principale della taylorizzazione dello studio/lavoro universitario è il “credito formativo universitario”, che converte il tempo di lavoro da tempo di formazione critica in tempo di lavoro alienato. La segmentazione disciplinare è la tecnica produttiva a disposizione di questo neo-taylorismo, che permette di sciogliere, ricostruire o sostituire moduli di studio, nella nuova catena di montaggio della produzione flessibile.&lt;br /&gt;L’origine del “3+2” sta nel tentativo di armonizzare l’istruzione superiore in Europa. I Rettori si trasformano in manager, Senati Accademici e Consigli di Facoltà in Consigli di Amministrazione. Ogni risultato è valutato in termini di “produttività” settoriale, secondo un linguaggio adatto alla produzione di un tempo o alla finanza dei nostri giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In contrasto con la retorica sulla “società della conoscenza”, si produce un impoverimento e irrigidimento della conoscenza trasmessa, se non addirittura neo-analfabetismo.&lt;br /&gt;Si afferma l’obsolescenza della teoria marxiana del valore, esattamente quando ciò che si dice non misurabile – lo studio e la conoscenza – viene misurato, pesato e venduto un tanto al chilo nella “nuova” università. Non stupisce che, pur in un tessuto produttivo che non eccelle, si faccia difficoltà ad assorbire laureati triennali di povera qualità. I dati nel libro chiariscono bene la tendenziale proletarizzazione e precarizzazione dei nuovi laureati, che si limitano a spiazzare sul mercato del lavoro i diplomati.&lt;br /&gt;La gamma di posizioni lavorative dei laureati triennali è ampia, come lo è il ventaglio salariale, e all’estremo più basso si guadagna come un metalmeccanico.&lt;br /&gt;Visto che non ci si può aspettare da questa università né mobilità sociale né alti livelli di qualificazione, i governi, neo-liberisti o social-liberisti, risolvono la difficoltà nel modo più semplice: abbassando speranze e cultura dei laureati. L’istruzione universitaria non può anticipare figure professionali o specialistiche di domani. Si dovrebbe semmai puntare su una formazione “generalista” e “critica”, a cui avrebbe diritto il cittadino in quanto tale, quali che siano le esigenze della produzione.&lt;br /&gt;Nulla a che vedere con la professionalizzazione prematura o la specializzazione esasperata che dovrebbero fornire quella pletora di corsi di laurea esplosi nelle varie sedi, per compiacere le imprese-acquirenti, ingannare gli studenti-utenti, accontentare gli appetiti dei docenti. Il paradosso è che proprio una formazione culturale più ampia eviterebbe alle imprese la caduta della produttività tipica di un universo di lavoratori usa e getta, che sono stati prima studenti-clienti, perché darebbe loro maggiore versatilità e polivalenza. Certo, quel tipo di formazione creerebbe i presupposti di una maggiore autonomia dei lavoratori laureati, nella misura in cui non li riduce a costo di produzione o a capitale umano. Con il rischio però che i lavoratori, da meri portatori di forza-lavoro, si convertano in soggetti di un conflitto, se non un antagonismo, che torna a interrogarsi sul “cosa” e sul “come” produrre.&lt;br /&gt;L’università-azienda restringe spazi e tempi dell’approfondimento. I percorsi di studio sono organizzati per fornire conoscenze e competenze “in tempo reale”: valide, forse, oggi; ma già obsolete domani. La formazione di base si riduce all’immagazzinamento di una formazione manualistica minimale. La compressione del tempo a disposizione per l’acquisizione e l’elaborazione dei saperi cancella la possibilità che vi sia un momento in cui ci si chiede le ragioni di ciò che si studia: non solo il come, ma anche il perché. “Studiare con lentezza” vuol dire «rovesciare il meccanismo cronologico taylorista di un sapere che va accreditato in ogni suo aspetto (lezione frontale, studio a casa, approfondimento, perfino creatività)» (p. 85). Su cosa far leva per trasformare l’università?&lt;br /&gt;Si deve costruire un “sapere negativo” che si oppone a quello esistente, con al centro i bisogni dello studente-massa: un diritto allo studio, che sia diritto a studiare.&lt;br /&gt;Questo non può che nascere da forme di auto-organizzazione studentesche: dalla capacità di mobilitare tutti i soggetti coinvolti, di esprimere i propri bisogni, di agire concretamente per soddisfarli; mettendo in piedi collettivi in ogni Facoltà, creando vertenze quotidiane sui bisogni reali e mobilitazioni di massa su problemi concreti. Una condizione necessaria ma non sufficiente per far ripartire il movimento. La “soggettività politica organizzata” non può sostituirsi ai soggetti sociali, ma deve mettersi a disposizione del movimento, favorendo l’emergere di nuove conflittualità, di forme originali di democrazia partecipativa, di un rinnovato incontro tra generazioni politiche. L’intervista a Daniel Bensaïd, posta a conclusione del libro, fa conoscere come si sono mossi gli studenti francesi negli ultimi anni, e come queste problematiche si sono manifestate nella viva realtà di un conflitto vincente.&lt;br /&gt;Nel suo Progetto di una università per il governo di Russia Diderot la voleva aperta indistintamente a tutti. Indistintamente, perché sarebbe stato “crudele” condannare all’ignoranza le “condizioni subalterne della società”. Una scelta non “senza conseguenze”, sosteneva: perché genio, talento e virtù li si trova più tra il “popolo” che tra gli aristocratici, nel rapporto con cui diecimila abitazioni popolari stanno a un palazzo signorile.&lt;br /&gt;Ingenuità di illuminista, si dirà. Certo è che le ricorrenti riforme che affliggono l’università sono parte di una tendenza che fa di nuovo della conoscenza un privilegio di classe. Una discriminazione non meno canagliesca perché dissimulata, dentro un processo che mira alla costruzione di quell’ossimoro che è un lavoratore “competente” ma sempre più povero di “conoscenza”.&lt;br /&gt;Tranne felici eccezioni – come questo volume, o un recente fascicolo di Inchiesta (n. 150, 2005) – la sinistra, tutta, pare avere di ciò ben pallida coscienza, e mette regolarmente l’università al fondo della sua agenda. Crede di salvarsi l’anima chiedendo, senza ottenerli, più soldi. Di un progetto culturale, che dia nerbo ad un progetto riformatore, neanche l’ombra. Al più, l’elogio beota della meritocrazia, o del ringiovanimento della docenza. Lo studente è immancabilmente considerato un terminale passivo, o al più soggetto da difendere “sindacalmente”.&lt;br /&gt;Eppure la riforma dell’università, come quella della scuola, sarebbe, per riprendere un bell’articolo di Lucio Magri (rivista del manifesto, n. 5, 2000), la “madre di tutte le riforme”. Senza riprendere questa sfida, lo stesso movimento degli studenti finirebbe, alla fine, con il ripiegare. La miopia della sinistra, non ci vuol molto a capirlo, è un errore che verrà pagato caro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-8435034117493795938?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8435034117493795938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8435034117493795938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/02/recensione-luniversit-del-sapere-pesato.html' title='Recensione. L’università del sapere pesato e venduto un tanto al chilo'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-2027166239800813520</id><published>2007-02-08T11:37:00.000+01:00</published><updated>2007-02-08T11:40:58.990+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Avviso prenotazioni</title><content type='html'>Vi sarei grato se, oltre a prenotarvi, mi faceste anche sapere di eventuali rinunce a sostenere l'esame. In questo modo mi rendete possibile organizzare meglio la seduta (il che e' necessario soprattutto per il 26 febbraio, considerato il numero provedibilmente alto di esami). Grazie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-2027166239800813520?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2027166239800813520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/2027166239800813520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/02/avviso-prenotazioni.html' title='Avviso prenotazioni'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-8534617934308660597</id><published>2007-02-06T23:50:00.000+01:00</published><updated>2007-02-06T22:59:28.272+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prenotazioni per il 7 febbraio</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scienza Politica e Politica Comparata:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;1) SALERNI Renata&lt;br /&gt;2) SPERANZA Raffaele&lt;br /&gt;3) LUPA Carmela&lt;br /&gt;4) INCARNATO Maria Stella&lt;br /&gt;5) SAVINO Salvatore&lt;br /&gt;6) VITIELLO Luigi Maria&lt;br /&gt;7) SORRENTINO Simona&lt;br /&gt;8) MORRA Anna Rita&lt;br /&gt;9) RAINALDI Chiara&lt;br /&gt;10) FRANZESE Luca&lt;br /&gt;11) TESORO Guido&lt;br /&gt;12) LOMBARDI Roberta&lt;br /&gt;13) MORELLO Katia&lt;br /&gt;14) SCHIANO Alessia&lt;br /&gt;15) MERCALDO Chiara&lt;br /&gt;16) PATERNA Giuseppina&lt;br /&gt;17) SPOSATO Alessandra&lt;br /&gt;18) MAZUR Oksana&lt;br /&gt;19) SAVINO Concetta&lt;br /&gt;20) PENNACCHIO Mariarosaria&lt;br /&gt;21) GIACOBELLI Ferdinando&lt;br /&gt;22) SCALISI Bernardo&lt;br /&gt;23) SOZIO Mattia&lt;br /&gt;24) MASUCCI Jessica Mariana&lt;br /&gt;25) MALORGIO Gianluca&lt;br /&gt;26) SANTAMARIA Marco&lt;br /&gt;27) MIGLIOZZI Antonietta&lt;br /&gt;28) BAGNALE Laura&lt;br /&gt;29) PICCINA Laura&lt;br /&gt;30) PIANELLI Alessandro&lt;br /&gt;31) ROMANO Maria Adele&lt;br /&gt;32) LO GRECO Giuseppe&lt;br /&gt;33) SILVESTRI Giovanna&lt;br /&gt;34) LAMBERTI Guido&lt;br /&gt;35) CARPENTIERO Adelaide&lt;br /&gt;36) POLLIO Chiara&lt;br /&gt;37) MUSELLA Domenico&lt;br /&gt;38) POLIDORO Andrea&lt;br /&gt;39) SCOGNAMIGLIO Stefania&lt;br /&gt;40) MEDUGNO Fabiano&lt;br /&gt;41) RASO Valeria&lt;br /&gt;42) SCUDERI Vincenzo&lt;br /&gt;43) MINGIONE  Valentina&lt;br /&gt;44) RUSSO Mariagrazia&lt;br /&gt;45) LAMBIASE Vincenza&lt;br /&gt;46) QUAGLIA Laura&lt;br /&gt;47) SPIGA Anna&lt;br /&gt;48) CIAMPI Isabella&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Altri insegnamenti di v.o., triennale e specialistica:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;1) PERNA Alessandro&lt;br /&gt;2) PERONE Luca&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-8534617934308660597?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8534617934308660597'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/8534617934308660597'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/01/prenotazioni-per-il-7-febbraio.html' title='Prenotazioni per il 7 febbraio'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-4366389875909053880</id><published>2007-01-30T18:32:00.000+01:00</published><updated>2007-02-06T20:31:54.212+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>ESAMI di Scienza politica e Politica comparata 2006/2007</title><content type='html'>Per chi ancora non lo sapesse, la prova di esame per gli studenti del primo anno quest'anno non sara' scritta (come avevo ipotizzato all'inizio del corso) ma &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;orale&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Siete pregati di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;prenotarvi&lt;/span&gt;, e di farlo direttamente con una e-mail o di persona (nonche' di comunicarmi l'eventuale rinuncia), ma di farlo in tempo utile (fino ad una settimana prima dell'esame).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-4366389875909053880?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/4366389875909053880'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/4366389875909053880'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/01/esami-di-scienza-politica-e-politica.html' title='ESAMI di Scienza politica e Politica comparata 2006/2007'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-7976294763995345851</id><published>2007-01-28T15:41:00.000+01:00</published><updated>2007-02-09T15:39:24.744+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Espugnare la cittadella universitaria</title><content type='html'>Massimo Arcangeli*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il manifesto, 25 Gennaio 2007&lt;br /&gt;LETTERE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tempo fa, in un vivace articolo apparso su Repubblica, Mario Pirani, per il permissivismo che avrebbe ormai abbondantemente superato il livello di guardia, ha ritenuto il nostro attuale sistema educativo corresponsabile degli episodi di violenza fisica e verbale di cui, ormai quasi quotidianamente, sono protagonisti i giovani. Il fallimento delle riforme in materia di Luigi Berlinguer e di Letizia Moratti passerebbe soprattutto per di qua, per le maglie sempre più lasche «di un sistema scolastico che ha praticamente abolito la durezza degli esami, i voti negativi, il rinvio a settembre (sostituiti da port-foli, crediti, debiti e 6 rossi), annullato la certezza e la generalità dei programmi (per una buona parte dell'orario lo studente 'sceglie' corsi di personale propensione), le bocciature, le sospensioni». La soluzione? Un «ritorno all'ordine», proponeva Pirani, «che aiuti i ragazzi di oggi e di domani a affrontare con consapevolezza responsabile le difficoltà della vita adulta»; non uno «slogan reazionario», dunque, «ma un appello alla più elementare virtù civica». &lt;br /&gt;Un analogo appello mi sentirei di lanciare anche per l'università, che comincia ormai a patire gli stessi problemi della scuola primaria e secondaria e che si vorrebbe trasformata, nelle intenzioni del legislatore, in una naturale, friendly, non traumatica prosecuzione degli studi superiori; in quel superliceo, evocato sempre più spesso, che nasconde tutte le insidie di una semplificazione che è in realtà, in molti casi, una «semplicistizzazione». La prima, nelle sue forme più serie, come ci ha insegnato la migliore pedagogia, è una faticosa conquista ottenuta dalla progressiva distillazione del sapere; sulla seconda, che trova spesso accoglienza anche in quel certo, deteriore telegiornalismo che ha rinunciato del tutto a corredare del necessario commento le dichiarazioni del nostri politici, pesa invece un vizio di origine: l'assenza di una decente elaborazione concettuale, di un ragionamento che sia frutto di una vera riflessione.&lt;br /&gt;Nei nostri atenei forse un giorno la produttività dei singoli docenti, oggi misurata con i test anonimi di valutazione i quali, compilati dagli studenti, tornano nelle mani dei titolari delle varie discipline, potrebbe essere in futuro valutata dagli organi competenti sulla base del numero dei candidati «varati» agli esami: perché in un'ottica commerciale e aziendale, come ha osservato ancora Pirani nell'articolo di cui si diceva, «il cliente ha sempre ragione». È venuto, certo, il tempo che l'università cessi di essere l'umbilicus mundi, che si sottragga al circolo vizioso di un'autoreferenzialità talora arroccata sulla difesa della centralità intoccabile e imperitura delle sue supposte superiori funzioni; l'università oggi, più che interpretare (da depositaria dell'Unica Verità), deve dialogare e interagire su di un piano di sostanziale parità con i suoi interlocutori: la scuola secondaria, naturalmente, ma poi gli altri soggetti istituzionali e le imprese, e ancora gli enti e le associazioni presenti sul territorio, il mondo dell'informazione e delle comunicazioni di massa, gli organismi nazionali e internazionali che svolgono attività di ricerca e di promozione della cultura al di fuori del contesto dei vari atenei. Ma se il mondo si è fatto troppo complesso per poter essere racchiuso nelle quattro mura delle aule e dei laboratori di ricerca, o nelle mura di cinta delle città e cittadelle che li contengono, ciò non vuol dire che ci si debba calare completamente le braghe pur di soddisfare le esigenze di un mercato che prende le mosse da quella che è una vera e propria «campagna acquisti studenti» e che punisce chi non si adegua al livellamento verso il basso delle proposte (e delle relative richieste) didattiche. &lt;br /&gt;Intanto le giovani generazioni appaiono in precipitosa fuga da una formazione scientifica le cui basi concettuali non sembrano ormai realmente in grado di assimilare; le varie case editrici che pubblicano testi e manuali per l'università costringono il sapere delle diverse discipline in un numero sempre più contenuto di pagine di mortificante o discutibile qualità; gli esami si riducono a schermaglie in cui l'unica cosa a non essere testata è proprio la preparazione dei candidati, ai quali (come ci ha ricordato, non molto tempo fa, Raffaele Simone) sfugge una parte consistente del lessico normalmente posseduto dalle persone di media cultura e i cui ragionamenti lasciano, nella migliore delle ipotesi, alquanto a desiderare; le tesi di primo livello (ma talvolta anche quelle di secondo) sono spesso il frutto di un'operazione di maldestro assemblaggio di materiali pescati alla rinfusa da quell'immenso serbatoio di notizie che è internet, che ha ormai svuotato completamente di senso anche il preliminare allestimento di una semplice, ma metodologicamente preziosa, bibliografia. &lt;br /&gt;Tutto questo ai nostri legislatori e ai nostri rettori (preoccupati soprattutto, dati i tempi di magra, di far quadrare i bilanci) non sembra però importare molto; quello che conta veramente sono i confortanti dati statistici prodotti dalla riforma del «3+2». Il numero dei laureati, ci hanno fatto sapere qualche mese fa i rappresentanti della Crui in audizione presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato, è sensibilmente aumentato, così come gli iscritti ai vari atenei (da 1.684 mila del 1999 a 1.800 mila del 2004), mentre si è drasticamente ridotto quello dei fuori corso (dal 90 per cento del 2001 al 62,4 per cento del 2005). Tanto basta. Stare a discutere di tutto il resto (la qualità dell'insegnamento, la serietà delle prove d'esami, il livello culturale dei nostri studenti) è voler fare pura accademia. Peccato però che anche gli accademici siano sempre più l'ombra di stessi: sempre più burocrati e sempre meno ricercatori; sempre più mere «funzioni didattiche» e sempre meno «esseri pensanti». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Linguista e critico letterario, Università di Cagliari&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-7976294763995345851?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7976294763995345851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/7976294763995345851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/01/espugnare-la-cittadella-universitaria.html' title='Espugnare la cittadella universitaria'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116834974685876182</id><published>2007-01-22T16:33:00.000+01:00</published><updated>2007-01-25T19:04:02.945+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prenotazioni per il 24 gennaio</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scienza Politica e Politica Comparata:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;1) NAPOLITANO Carlotta&lt;br /&gt;2) PALVETTI Diana&lt;br /&gt;3) RAMBELLI Nicola&lt;br /&gt;4) PARENTE Maria Rosaria&lt;br /&gt;5) SANNINO Diana&lt;br /&gt;6) LAMBIASE Vincenza&lt;br /&gt;7) IRACE Tayga&lt;br /&gt;8) MINGIONE Valentina&lt;br /&gt;9) RUSSO Mariagrazia&lt;br /&gt;10) TITONE Vincenzo&lt;br /&gt;11) TESSITORE Anna Nicolina&lt;br /&gt;12) RUBINO Giovanni&lt;br /&gt;13) RISORGENTE Marco&lt;br /&gt;14) LONGOBARDI Giovanni&lt;br /&gt;15) RIZZANO Anthea Roberta&lt;br /&gt;16) VENDITTI Fabio&lt;br /&gt;17) TEBYANYAN Shirin&lt;br /&gt;18) PALUMBO Francesco&lt;br /&gt;19) RODRIQUEZ Roberta&lt;br /&gt;20) LIMATOLA Giorgio&lt;br /&gt;21) VIVO Erminia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Altri insegnamenti di v.o., triennale e specialistica:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;1) PERNA Alessandro&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116834974685876182?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116834974685876182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116834974685876182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/01/prenotazioni-per-il-24-gennaio.html' title='Prenotazioni per il 24 gennaio'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-790773070591433957</id><published>2007-01-12T15:32:00.000+01:00</published><updated>2007-02-09T15:28:46.150+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Università, senza risorse non si va avanti</title><content type='html'>AprileOnLine.info  12 gennaio 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lettera a Romano Prodi&lt;/span&gt;      &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le ristrettezze economiche in cui versa l'università italiana -macroscopiche a confronto con la situazione in cui si trovano le università degli altri paesi, non solo economicamente avanzati - hanno sugli sprechi e sugli squilibri un effetto decisamente peggiorativo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signor Presidente, come Ella certamente sa, tra gli universitari serpeggia una sensazione di smarrimento, a volte orientata verso la delusione più disimpegnata, a volte verso la protesta più sconsiderata, a causa della grande distanza tra le aspettative riposte in questo governo e le concrete azioni che sin qui sono state intraprese. Contemporaneamente, voci autorevoli, ma interessate, promuovono nell'opinione pubblica l'immagine di una università allo sfascio. Non è così, e Lei lo sa bene. L'università italiana ha problemi seri ma non è allo sfascio, e chi lo afferma fa un'opera di grave disinformazione di cui si prende tutta la responsabilità. Piuttosto va riconosciuto che i problemi dell'Università italiana sono comuni alle università europee. Ad esse, il 12 Giugno 2006 Newsweek ha fatto riferimento nei termini seguenti: "From grade schools to universities, Europe's underfunded, antiquated education systems are failing a new generation." Questo va ricordato non per il rituale mal comune mezzo gaudio, ma per evitare il ricorso a spiegazioni e a rimedi idiosincratici, destinati perciò a fallire e ad aumentare il senso di frustrazione o lo stimolo al cinismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi lavoriamo nell'università e ci crediamo, crediamo che sotto vari aspetti l'Università italiana si stia sviluppando positivamente e che, tenuto conto delle difficoltà generali che sono la scarsità di fondi e l'obsolescenza del sistema, si stia complessivamente muovendo nella direzione giusta, cercando di assumere un ruolo sempre più articolato nella società. Ma senza risorse non si va avanti. Se peraltro in varie sedi, anche governative, è maturata la convinzione che gli investimenti sull'università così come è oggi non siano pienamente produttivi, il dovere del Governo sarebbe quello di renderli tali, non di depotenziare ulteriormente l'intero sistema senza distinguere. Anche a nostro avviso esistono nell'università degli sprechi e degli squilibri che un governo riformatore, insieme alle forze universitarie dedicate e progressiste, dovrebbe impegnarsi da subito a combattere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo tuttavia notare che le ristrettezze economiche in cui versa l'università italiana -macroscopiche a confronto con la situazione in cui si trovano le università degli altri paesi, non solo economicamente avanzati - hanno sugli sprechi e sugli squilibri un effetto decisamente peggiorativo. E' illusorio pensare, come mostrano di fare alcuni colleghi economisti che hanno goduto di grande ascolto presso alcuni esponenti del nostro governo, che accrescere le ristrettezze porti automaticamente all'assunzione di comportamenti più virtuosi da parte del mondo accademico, grazie al "mercato", che nel caso specifico non esiste perché non esiste mobilità dei fattori. La recente proposta di privatizzare le università trasformando il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) in buoni scuola (voucher) sembra fatta da persona non al corrente di fatti basilari, come il colossale fiasco del progetto americano di voucher, dovuto lì, e a maggior ragione lo sarebbe qui, al fatto che le università e le scuole non sono bond scambiati a Wall Street, ma luoghi fisici complessi ove è necessario recarsi e inserirsi. Tutte le ricerche dimostrano che anche se gli studi universitari fossero gratuiti il numero di studenti disponibili a muoversi sarebbe comunque severamente limitato dalla indisponibilità di adeguate soluzioni abitative per gli studenti stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo a Milano il deficit è stato stimato attorno a 20.000 posti, il che rende particolarmente evidente l'esigenza di forti interventi nel settore del diritto allo studio, uno di quelli nei quali è più alto il nostro divario dagli standard internazionali (in questo caso anche europei). All'opposto di quanto viene predicato con ingiustificata sicumera, le ristrettezze generano una serie di ulteriori distorsioni che precludono le possibilità di miglioramento e di razionalizzazione, mentre una ragionevole disponibilità di risorse aggiuntive consentirebbe di indirizzare il sistema e di premiare i comportamenti virtuosi . Non può esservi quindi un "prima" e un "dopo": la politica contro gli squilibri e gli sprechi e quella contro i tagli indiscriminati debbono essere portate avanti congiuntamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali politiche potrebbero essere avviate fin da ora? &lt;br /&gt;L'istituzione dell'Agenzia per la Valutazione è una scelta che condividiamo pienamente, e auspichiamo che i provvedimenti necessari per consentirle di decollare siano assunti rapidamente. Ma l'esperienza dei Paesi che hanno da tempo in atto strumenti di questo tipo ha mostrato che da quando il sistema viene messo a punto a quando esso è concretamente utilizzabile per orientare le scelte finanziarie passano parecchi anni (almeno 3 o 4); gli atenei non possono certo attendere tanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'immissione, assolutamente necessaria fin dall'inizio del 2007, di risorse aggiuntive rispetto a quelle previste nella Finanziaria, a partire dalla riconsiderazione della situazione con la trimestrale di cassa, dovrebbe pertanto anticipare alcuni criteri premianti, privilegiando le assegnazioni alle Università che, complessivamente ovvero per loro specifiche strutture, presentino documentati progetti di "miglioramento della qualità" (riduzione di costi, maggiore efficacia ed equità connesse a innovazioni e all'uso più efficiente delle risorse); alla valutazione ex ante dovrà seguirne una corrispondente ex post organizzata in modo affidabile e rigoroso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Citiamo, al proposito, due esempi concreti di incrementi di efficienza che le università potrebbero immediatamente acquisire adottando proprie delibere tese a realizzare nell'ateneo il massimo impegno dei propri docenti, e perciò anche incrementi di entrate e diminuzione di spese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) L'università può decidere di incentivare per i docenti a tempo pieno l'attività esterna riferibile all'istituzione, in modo che anche gli atenei ne traggano vantaggio (una improvvida norma sul pubblico impiego ha lasciato agli atenei totale discrezionalità nell'autorizzare per essi attività private, in contrasto con l'idea stessa di docente a tempo pieno). Si noti che, fiscalmente, e' oggi conveniente svolgere attività di ricerca applicata e di consulenza attraverso convenzioni-commesse stipulate con i Dipartimenti di appartenenza. Al riguardo, anche il Governo potrebbe utilmente operare dando a tutte le strutture pubbliche un preciso indirizzo: se e' ritenuta utile la consulenza di un docente universitario, la si affidi sempre tramite l'istituzione e non a titolo personale (ciò deve valere anche per l'affidamento di incarichi pubblici a docenti a tempo definito). A loro volta, le università dovrebbero regolare con più sapienza e flessibilità i prelievi su commesse in conto terzi o altre forme di consulenze, rendendo al contempo meno pesanti le incombenze amministrative per i docenti, ai fini di incentivare i propri membri a promuovere queste commesse e di rendere gli atenei concorrenziali sul mercato della ricerca e della expertise.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Senza farsi bloccare da cavillosi quesiti che sono stati sollevati da chi vuole lavorare il meno possibile, l'università può attuare immediatamente (solo pochi atenei hanno finora provveduto) la norma che impone 120 ore di attività didattica "frontale" ai docenti a tempo pieno (80 ai docenti a tempo definito). Spetta alla normativa di Ateneo precisare il concetto di "frontale": può non essere la didattica retorica, cattedra parlante e banchi silenti, burocraticamente intesa, ma quella interattiva, a piccoli gruppi, con laboratori e seminari in cui i docenti lavorano assieme agli studenti, anche con strumenti comunicativi multimediali. Tutte attività verificabili, che possono essere disciplinate, poiché autonomia non è assenza di regole, ma potere di definirle; tali regole potranno eventualmente anche stabilire specifiche incombenze direzionali-organizzative che possano essere considerate sostitutive di parte del carico didattico (attualmente, infatti, gli oneri gestionali spesso gravosi sono assunti prevalentemente, in spirito di servizio, proprio dai docenti anche didatticamente più impegnati). Le spese per contratti di insegnamento possono così diminuire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questi esempi, che potrebbero essere completati da molti altri, riteniamo appaia chiaro che ciò che chiediamo al Presidente del Consiglio, e a tutto il Governo, non e' un generico ampliamento delle risorse.&lt;br /&gt;Vogliamo che le università e i docenti siano messi in condizione non di lavorare meno, ma di lavorare meglio. E' necessaria una scelta selettiva, in termini di qualificazione della spesa, atta a riportare al centro dell'attenzione - come era nel programma elettorale dell'Unione - lo sviluppo del sistema formativo superiore come condizione per lo sviluppo del Paese: se, come auspichiamo, una chiara indicazione in questo senso emergerà dalla riunione dei Ministri dei prossimi giorni 11 e 12 gennaio, avremo tutti un forte stimolo alla prosecuzione del nostro impegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Firmatari:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Roberto Antonelli (Roma La Sapienza, Preside Facoltà di Scienze Umane)&lt;br /&gt;Gabriele Anzellotti (Trento, Membro del C. U.N. -Consiglio Universitario Nazionale- , già Presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Scienze)&lt;br /&gt;Luciano Benadusi (Roma La Sapienza, Preside Facoltà di Sociologia)&lt;br /&gt;Giliberto Capano (Bologna, Preside Facoltà di Scienze Politiche"Ruffilli")&lt;br /&gt;Giuseppe Catalano (Milano Politecnico, già componente del CNVSU -Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario-)&lt;br /&gt;Alessandro Cavalli (Pavia, Facoltà di Scienze Politiche)&lt;br /&gt;Nino Dazzi (Roma La Sapienza, pro-Rettore dell'Università)&lt;br /&gt;Antonio de Lillo (Milano Bicocca, già Preside Facoltà di Sociologia)&lt;br /&gt;Fulvio Esposito (Camerino, Rettore dell'Università)&lt;br /&gt;Gianni Guastella (Siena, già Presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Lettere)&lt;br /&gt;Luciano Guerzoni (Modena-Reggio Emilia, già Sottosegretario al MIUR)&lt;br /&gt;Sergio Lariccia (Roma La Sapienza, Facoltà di Giurisprudenza)&lt;br /&gt;Giunio Luzzatto (Genova, Presidente Nucleo di Valutazione dell'Università di Bologna)&lt;br /&gt;Susanna Mantovani (Milano Bicocca, Preside Facoltà di Scienze della Formazione)&lt;br /&gt;Alberto Martinelli (Milano, già Preside Facoltà di Scienze Politiche)&lt;br /&gt;Guido Martinotti (Milano Bicocca, già Pro-Rettore dell'Università)&lt;br /&gt;Enzo Mingione (Milano Bicocca, Preside Facoltà di Sociologia)&lt;br /&gt;Roberto Moscati (Milano Bicocca, Facoltà di Scienze della Formazione)&lt;br /&gt;Augusto Palombini (C. N. R., ITABC -Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali-)&lt;br /&gt;Giorgio Parisi (Roma La Sapienza, Dipartimento di Fisica)&lt;br /&gt;Dino Pedreschi (Pisa, Dipartimento di Informatica)&lt;br /&gt;Clotilde Pontecorvo (Roma La Sapienza, Facoltà di Psicologia)&lt;br /&gt;Enrico Pugliese (Napoli , Direttore IRPPS -Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali- del C.N.R.)&lt;br /&gt;Dino Rizzi (Venezia, Preside Facoltà di Economia)&lt;br /&gt;Paolo Rossi (Pisa, Membro del C. U.N. -Consiglio Universitario Nazionale-)&lt;br /&gt;Fabio Ruzzier (Trieste, Pro-Rettore dell'Università)&lt;br /&gt;Bianca Maria Tedeschini Lalli (Roma Tre, già Rettore dell'Università)&lt;br /&gt;Cristiano Violani (Roma La Sapienza, Presidente del Nucleo di Valutazione dell'Università)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-790773070591433957?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/790773070591433957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/790773070591433957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/01/universit-senza-risorse-non-si-va.html' title='Università, senza risorse non si va avanti'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-6760972470745878766</id><published>2007-01-10T12:17:00.000+01:00</published><updated>2007-06-01T13:20:28.114+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Strategie di sopravvivenza nella fabbrica del sapere</title><content type='html'>di Francesco Raparelli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tratto da il manifesto, 31 dicembre 2006)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo studente che sfugge ai ritmi infernali dell’università è considerato dal pensiero dominante alla stregue di un public enemy. Una mole di dati che attesta come gli studenti seguono strade impervie per affermare quel diritto allo studio, così sbandierato dalla retorica dominante ma così disatteso nei fatti Gli atenei italiani sono sull’orlo della catostrofe. E la riforma del cosiddetto «3+2» è stata un fallimento. Lo sostiene un’ampia ricerca sui laureati dal 2001 in poi condotta da AlmaLaurea &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parlare di università di questi tempi non è cosa facile. Negli ultimi tempi poi, il rischio è l’afasia obbligata e confusa delle peggiori esperienze funebri. L’università e la ricerca hanno infatti raccolto, con il governo Prodi, un primo decisivo primato: gli unici ambiti a non aver ottenuto nulla dalla Finanziaria. Il decreto Bersani darà l’ultima spallata ad un’istituzione già agonizzante: l’università sarà presa per fame, una sorta di embargo senza militari (meglio, guerra e forze armate sono i primi beneficiari dei tagli alla formazione). Riscaldamenti, luce, biblioteche, servizi, come in una vecchia foto dove d’improvviso cominciano a cancellarsi le immagini. Forse dell’università tra poco svanirà anche il ricordo. Espressioni radicali queste, quasi estremistiche, sempre più spesso, però, lamento disperato di rettori, sindacati e associazioni dei docenti. Disperati sì, ma difficilmente categorizzabili tra gli estremisti.&lt;br /&gt;Il problema più grande, al di là dell’ipocrisia del centro-sinistra, è che risulta difficile difendere una cosa di cui mano a mano è venuta meno una percezione comune. La parola università ha perso perimetri semantici univoci, è qualificata, piuttosto, da una straordinaria e nello stesso rischiosissima ricchezza polisemica. L’eccesso di semanticità espone, come spesso accade, ad una doppia e ambivalente prospettiva: una trasformazione radicale; una catastrofe senza fondo. Delle due propsettive la seconda sembra nettamente in vantaggio.&lt;br /&gt;Entrando più nel vivo della «polisemia della catastrofe». L’università è contemporaneamente un luogo che deve accrescere il «capitale umano», qualificata dalla quantità del «prodotto finito» (un modo simpatico, adottato da Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, per definire gli studenti appena laureati); un luogo dove si forma la nuova «èlite colta e intelligente» del paese (il riferimento è a Pietro Citati, la Repubblica del 23 maggio ‘06); un sistema in grado di equilibrare virtuosamente ricerca e didattica (come auspicato, con grande lucidità, da Alberto Asor Rosa, la Repubblica del 26 aprile ‘06); istituzione indispensabile ma sempre in deficit di innovazione e di competitività (secondo le parole del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e dal presidente di Confindundia Montezemolo); una spesa necessaria, da razionalizzare, a patto che siano le famiglie degli studenti ad assumersene il carico (da angolature differenti, Francesco Giavazzi e Guido Martinotti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riforma a costo zero&lt;br /&gt;In tutti questi casi si ha la sensazione che non esiste più un luogo comune attorno al quale si annodano sfumature interpretative differenti. Il senso unitario attribuito alla parola università si è completamente frantumato. Il primo processo di frantumazione è indubbiamente stato determinato dai movimenti degli anni ‘60 e ‘70: accesso di massa, liberalizzazione dei piani di studio, etc. Quello a cui ci troviamo di fronte oggi è piuttosto risultato di un profondo e drammatico progetto riformatore che ha attraversato gli anni ‘80 e ‘90, arrivando a conclusione con il «Processo di Bologna» del ‘99 (l’accordo tra i ministri europei dell’istruzione e dell’università per governare, incentivando la formazione, la transizione alla «società della conoscenza»). Progetto riformatore inscritto nella mutazione radicale del modo di produrre contemporaneo e nella nuova centralità produttiva della conoscenza e dell’innovazione. In Italia tutto questo è la riforma Berlinguer-Zecchino: un pieno normativo, privo di fondi (la famosa «riforma a costo zero»), non solo incapace di restituire senso unitario al modo di intendere l’università, ma terreno di insoddisfazione trasversale, tranne rare eccezioni.&lt;br /&gt;Di questa riforma, della sua tormentata applicazione, dei primi risultati analizzabili, prova a dare conto l’VIII Profilo dei laureati italiani (edito per il Mulino, pp. 286, euro 22), a cura del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea. Si tratta di un’inchiesta, quantitativamente straordinaria, che ha coinvolto 175.906 laureati (nell’anno 2005), provenienti da 38 atenei, la maggioranza, con l’eccezione di Milano e di una parte degli atenei lombardi. Dei 175.906 neo-laureati, 78.820 (44,8 %) hanno conseguito una laurea triennale di I livello: il 72% di questi definibili come «puri», cioè appartenenti ad un corso post-riforma fin dall’immatricolazione; il 28% «ibridi», cioè immatricolati prima del 2000/2001 (anno di applicazione della riforma) e poi successivamente passati al nuovo ordinamento. Uno spettro ampio, dunque, con il quale cominciare ad agitare un primo bilancio sui risultati della riforma.&lt;br /&gt;L’inchiesta passa al vaglio molti dei nodi rilevanti per offrire un quadro complessivo delle performance dei laureati, delle loro aspettative, delle condizioni di partenza. Dalle caratteristiche dei laureati al loro ingresso all’università, al rapporto tra contesto socioculturale di provenienza e scelte di studio (campi disciplinari); dall’intreccio tra percorso universitario e lavoro, alle esperienze di studio all’estero; dalla diffusione di tirocini e stage, alla qualità dei servizi per gli studenti (diritto allo studio); dal giudizio sull’esperienza di studio alla ricerca del lavoro. Una mappa completa, per quanto povera di «indici qualitativi» (qualità dei saperi, profondità del percorso culturale, innalzamento dei livelli generali di apprendimento), per descrivere le sfaccettature di quegli «strani animali» che sono gli studenti post-riforma e, più in particolare, il loro rapporto con una società profondamente mutata, la società del lavoro flessibile, la società che, almeno sulla carta, dovrebbe essere una società della conoscenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Specialisti in nulla&lt;br /&gt;Vale la pensa focalizzare l’attenzione solo su alcuni elementi dell’inchiesta per poi tentare di mettere in relazione i dati con la polverizzazione interpretativa del fenomeno università e con i movimenti studenteschi degli ultimi mesi, quello italiano dell’autunno 2005, quello francese della scorsa primavera.&lt;br /&gt;Il dato ritenuto unanimemente più minaccioso, dallo stesso staff di AlmaLaurea, è il desiderio maggioritario (79% degli intervistati), espresso da parte dei neolaureati del I livello, di proseguire gli studi. Il 60% manifesta l’intenzione di iscriversi alla laurea specialistica, mentre l’8 per cento pensa ad un master e il 5 per cento ad una scuola specialistica. In un paese normale che ama la conoscenza e la sua diffusione questo desiderio di studio e di approfondimento dovrebbe essere accolto con gioia e soddisfazione. Eppure, per dei convinti sostenitori della riforma come i curatori del volume, il dato li getta nello sconforto più profondo. In primo luogo perchè il triennio, al contrario delle promesse, dimostra di non essere in grado di sfornare un solido esercito di lavoratori flessibili, di «specialisti in nulla» all’altezza delle nuove sfide del mercato, soprattutto assorbibili in tempi brevi. In buona parte chi finisce il triennio non sà che fare, perchè nessuno lo attendeva e soprattutto perchè quello che sà non serve nè a lui, nè al mercato del lavoro. Già questo dato basterebbe per ammettere la disfatta della riforma. Il secondo nodo problematico che desta l’amarezza di AlmaLaurea è che gli studenti ritengono, evidentemente, anche qualitativamente insufficiente il triennio e quindi, in mancanza di lavoro, preferiscono, in larga maggioranza, continuare gli studi. Nella bella e utile tavola rotonda che si trova nella metà del volume, prima degli approfondimenti critici, Gilberto Capano dell’Università di Bologna (sede di Forlì) ci aiuta a chiarire ciò che già l’esperienza diretta degli studenti sta accogliendo con disagio, la vera e propria nuova posta in gioco: il blocco dell’accesso alle specialistiche. Con le parole di Capano: «Qui c’è la responsabilità delle università: non tutti quelli che hanno fatto il “3″ debbono pensare di “avere diritto” di fare la specialistica e questo è il nodo che non si vuole capire di questo sistema. La magistrale dovrebbe essere un percorso di laurea in cui le università sono tenute a valutare se lo studente che fa richiesta di entrare ha la capacità e il background per potere entrare». Dunque rendere esplicito, formalizzare ciò che prima era semplicemente tacito. Se prima la selezione passava per la qualità degli studi, oggi, demolita quest’ultima, il problema è reintrodurre la selezione come dipositivo di gerarchizzazione della forza lavoro cognitiva.&lt;br /&gt;Altra iattura, la ricomparsa del mostro: il fuori corso. L’avversario che ha qualificato tutta la retorica riformistica, una sorta di public enemy equiparabile al «fannullone» di Ichino, ebbene colui che andava fatto fuori a tutti i costi riemerge. Chiaramente è stata ridotta l’età media dei neolaureati, ma non è stato cancellato il mostro. Il tratto strutturalmente dissipativo dell’esperienza di studio ritorna a dare guai, proprio laddove si immaginava messa a tacere una volta per tutte. Per chi, come chi scrive, il sapere è un terreno eccedente e non misurabile, questo tratto dissipativo dell’esperienza di studio è una ventata di aria fresca rispetto ai ritmi forsennati dei corsi ridotti in pillole che hanno caratterizzato le università negli ultimi anni. Altro dato poi su cui riflettere è invece la riduzione dell’esperienza Erasmus/Socrates nel percorso dei neolaureati cosìdetti «puri». D’altronde dove trovare il tempo, se il tempo di permanenza all’università va ridotto al minimo. Ma l’Europa si sà basta inseguirla con la moneta, a conoscerla ci penseranno i figli delle èlite che già da tempo hanno abbandonato le università italiche, diventate così pop e così tecnocratiche (mica stupidi i borghesi, preferiscono ancora Kant e Marx alle scemenze antologiche della triennale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavorare a credito&lt;br /&gt;In ultimo il lavoro, preso da due punti di vista. L’aumento dei tirocini e degli stage nel percorso di studi, quindi l’interiorizzazione dell’esperienza lavorativa nel processo formativo. Un’interiorizzazione che si manifesta nella sua più assoluta durezza: lavoro non pagato, sfruttamento risarcito con crediti formativi. Dall’altra il desiderio maggioritario dei neolaureati di trovare un lavoro stabile, un contratto a tempo indeterminato: per esser chiari una profonda paura che chiede sicurezza. Anche in questo caso sembra vacillare quella sana vocazione alla flessibilità cui, senza resti, avrebbe dovuto educare la spolverata post-liceale della laurea di I livello.&lt;br /&gt;In chiusura un accenno, su cui tornare, alla «polisemia della trasformazione», quella che vede nella catastrofe una buona occasione per fare altro. Premessa, l’ideologia riformistica continua a non fare i conti con la debolezza del mercato dell’innovazione e delle competenze in Italia. Nel nostro paese, le imprese, per la maggior parte di piccole e medie dimensioni, non fanno ricerca e non si sognerebbero mai di dare soldi alle università pubbliche.&lt;br /&gt;Alcune intuizioni e pratiche forti, però, vengono dai movimenti italiani e francesi che negli ultimi due anni hanno occupato le facoltà e, nel caso francese, messo in crisi la produzione metroplitana. L’università è morta, bisogna farne un’altra. I progetti di autoformazione e di uso «dal basso» dell’autonomia (seminari autogestiti, produzione autonoma di conoscenze) parlano esattamente di un modo non marginale di «dimorare tra le rovine». Nessuna nostalgia del vecchio, nessuna fiducia nel mercato. Semplicemente una nuova fondazione. A rettori e docenti, per salvare il collo e la passione conoscitiva, non toccherebbe fare altro che mettersi a dispozione degli studenti e di federare esperimenti di autogoverno, magari incentivando la disobbedienza fiscale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-6760972470745878766?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/6760972470745878766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/6760972470745878766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/01/strategie-di-sopravvivenza-nella.html' title='Strategie di sopravvivenza nella fabbrica del sapere'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116090881820749428</id><published>2007-01-09T04:35:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T13:36:34.674+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Diapositive non piu' disponibili</title><content type='html'>Come vi avevo preannunciato, per motivi di spazio ho dovuto togliere le diapositive dal sito che le ospitava. Se a qualcuno servissero ancora, confido nella disponibilita' di colleghi che le hanno scaricate in tempo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116090881820749428?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.comunicazione.uniroma1.it/news.asp?IdNotizia=30785&amp;IdCattedra=1851&amp;IdLaurea=0&amp;TipoNews=0' title='Diapositive non piu&apos; disponibili'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116090881820749428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116090881820749428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2007/01/diapositive-non-piu-disponibili.html' title='Diapositive non piu&apos; disponibili'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116593020229549741</id><published>2006-12-12T14:25:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T13:36:01.181+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimenti su Elezioni e sistema elettorale</title><content type='html'>Per ora, mi limito a indicarvi il sito gia' citato a lezione:&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.aceproject.org/"&gt;ACE Electoral Knowledge Network&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://aceproject.org/ace-en/topics/default"&gt;The ACE Encyclopaedia&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://aceproject.org/ace-en/topics/es/topic_index"&gt;Electoral Systems Topic Area&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116593020229549741?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116593020229549741'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116593020229549741'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/12/approfondimenti-su-elezioni-e-sistema.html' title='Approfondimenti su Elezioni e sistema elettorale'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116592973246029371</id><published>2006-12-12T14:10:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T13:34:21.168+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prossimi esami</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Sessione di gennaio/febbraio 2007 (I semestre):&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;24 gennaio, ore 10&lt;br /&gt;7 febbraio, ore 10&lt;br /&gt;26 febbraio, ore 10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nota: poiche' potrebbe rendersi necessario uno scaglionamento degli esami nei giorni successivi alla data fissata, il compito mi sarebbe notevolmente facilitato se vi prenotaste con sufficiente anticipo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116592973246029371?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cta.iuo.it/SP/inizioCalendarioT.asp?IdTipoCorso=1' title='Prossimi esami'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116592973246029371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116592973246029371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/12/prossimi-esami.html' title='Prossimi esami'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116444926082377045</id><published>2006-11-25T10:59:00.000+01:00</published><updated>2006-11-25T11:30:34.850+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimenti sulla democrazia</title><content type='html'>Questa volta non ho materiale abbastanza interessante (per chi e' interessato, ovviamente) da proporvi per gli approfondimenti,  ma eccovi qualche piccolo consiglio per orientarvi nel grande mare di internet. Infatti, se si prova a fare una ricerca nel web sul tema democrazia, si rischia facilmente di perdersi. Ho cercato di evitare, per quanto possibile, il materiale in  inglese, ma anche in questo caso ci sono riuscito solo in parte (prima o poi dovrete impararlo). Ecco dunque i miei 6 consigli:&lt;br /&gt;1) Innanzitutto, andate a leggervi la voce (breve, ma davvero ben fatta) proposta da Wikipedia in italiano: &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia"&gt;Democrazia&lt;/a&gt;. Una conferma del fatto che, malgrado tutti i legittimi dubbi, si tratta di uno strumento davvero efficace. A proposito, sapete cos'e'? Se non lo sapete ancora, leggete &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia"&gt;qui&lt;/a&gt;. Anzi, a questo punto perche' non vi cimentate anche voi, e ad esempio provate a migliorare proprio la voce sulla democrazia?&lt;br /&gt;2) Andate al sito di &lt;a href="http://www.hyperpolitics.net/"&gt;Hyperpolitics&lt;/a&gt; (e' tra i links fissi del mio blog, ma nessuno l'avra' notato), dove tra l'altro potrete consultare le voci sulla democrazia dei principali dizionari politologici.&lt;br /&gt;3) A proposito, per chi fosse interessato ad approfondire il concetto di democrazia dal punto di vista teorico-filosofico, consiglio vivamente di seguire &lt;a href="http://www.studipolitici.it/ven_pol_07.htm"&gt;I Venerdi' della politica&lt;/a&gt;, dedicati al tema &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Che cos'e' la democrazia&lt;/span&gt; (e organizzati dalla Societa' di studi politici). E' un'occasione da non perdere, visto che si tengono a Napoli (alla Feltrinelli).&lt;br /&gt;4) Ecco due begli interventi del liberale Gustavo Zagrebelsky:&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.irre.toscana.it/ssis_irre/democrazia_050207.rtf"&gt;Insegnare la democrazia&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.presentepassato.it/Documenti/Diritto/zagebelsky_micromega_gen95.htm"&gt;La democrazia di Barabba&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;5) Sul tema della democrazia schumpeteriana, ci sono due ottime lezioni del corso online di G.E. Rusconi (emerito professore di scienza politica torinese) al seguente indirizzo:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://hal9000.cisi.unito.it/wf/FACOLTA/Scienze-Po/Didattica-/I-corsi-ol/Scienza-po1/Schumpeter/index.htm"&gt;Schumpeter: un'altra dottrina della democrazia&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;6) Infine, e' obbligato un rinvio anche ai due piu' autorevoli istituti di ricerca che svolgono regolarmente rilevazioni e valutazioni sulle democrazie reali:&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.idea.int/democracy/index.cfm"&gt;International Institute for Democracy and Electoral Assistance (IDEA)&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.freedomhouse.org/"&gt;Freedom House&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116444926082377045?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116444926082377045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116444926082377045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/approfondimenti-sulla-democrazia_25.html' title='Approfondimenti sulla democrazia'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116422065067408901</id><published>2006-11-22T19:36:00.000+01:00</published><updated>2006-11-22T19:37:31.626+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Domani niente lezione</title><content type='html'>Giovedi' 23 novembre non si terra' la lezione di Scienza politica e Politica comparata. Ci vediamo martedi' prossimo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116422065067408901?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116422065067408901'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116422065067408901'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/domani-niente-lezione.html' title='Domani niente lezione'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116376739292948153</id><published>2006-11-17T13:42:00.000+01:00</published><updated>2007-01-16T15:20:06.965+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Scuola, universitari in corteo in tutta Italia</title><content type='html'>ROMA - Sono 250.000, secondo i dati forniti dall'Unione degli studenti, gli universitari che hanno partecipato oggi in tutta Italia alla manifestazione studentesca mondiale "17 novembre, International student's day of action". Secondo la stessa fonte, a Roma hanno sfilato in corteo in 15.000, in 30.000 a Napoli, 20.000 a Milano e 15.000 a Firenze. A indire una giornata di protesta contro i tagli della Finanziaria subiti dalle universita' e dagli istituti di ricerca sono stati inoltre i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. E inoltre uno sciopero generale e' stato indetto dai Cobas per contestare i tagli della Finanziaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Oggi c'e' stata un'importante manifestazione con studenti, insegnanti universitari, personale e ricercatori - ha commentato al termine della mattinata il ministro per l'Università e la Ricerca Scientifica Fabio Mussi - in cui si e' voluta richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla centralita' della formazione superiore e della ricerca scientifica. Centralita' per l'avvenire del Paese. Io voglio assicurarli che il governo condivide questo richiamo e conosce bene importanza del tema che hanno sollevato". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mussi ha aggiunto: "Abbiamo alla fine trovato 230 milioni, molti di piu' di quanti preventivati nella manovra, ma se abbiamo fatto il possibile non abbiamo fatto quanto necessario: con questi fondi si torna in pareggio rispetto all'anno precedente". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Roma si sono tenuti tre cortei, uno indetto dall'Unione degli studenti, uno dai confederali e l'altro dai Cobas. "Bisognava salvaguardare gli investimenti su universita' e ricerca e fare sacrifici in tutti gli altri settori", ha detto, nell'intervento conclusivo del corteo in piazza Navona, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il segretario della Cgil ha ricordato, parlando alla piazza, che "il programma di governo faceva di questi settori il cuore del cambiamento". "Dopo i disastri del precedente governo, tutto ci saremmo aspettati - ha lamentato con forza il segretario - tranne che il governo non assumesse, con la forza e la coerenza necessari, la centralità di questi settori e di questa sfida". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Stiamo riempiendo piu' di cento piazze in Italia per dire non solo che questa Finanziaria non ci soddisfa perche' ci sono tanti tagli, ma anche per gridare che vorremmo una discontinuita' con il centrodestra", ha detto al termine del corteo di Roma Roberto, dell'esecutivo nazionale dell'Uds (Unione degli studenti), tra gli organizzatori dell'"Internazionale student of action". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiare le richieste dell'Uds: "Una maggiore partecipazione degli studenti alla vita scolastica e un maggiore investimento per la scuola. A partire proprio dl diritto allo studio. Gridiamo il nostro no a chi da' i soldi alle scuole private anche perche' non e' giusto che ci sia una scuola classista, ma una scuola di tutti e per tutti". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grande anche il seguito dello sciopero generale contro la Finanziaria indetto dai sindacati di base, dai Cobas e dalle Rdb. Secondo gli organizzatori avrebbero aderito un milione e mezzo di lavoratori, in particolare i precari, nei settori pubblico e privato. Nella capitale (ed e' stato questo il terzo corteo nella stessa mattinata) hanno manifestato in 25.000. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(la Repubblica.it, 17 novembre 2006)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116376739292948153?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/scuola_e_universita/servizi/universita-governo/cortei-manifestazioni/cortei-manifestazioni.html' title='Scuola, universitari in corteo in tutta Italia'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116376739292948153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116376739292948153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/scuola-universitari-in-corteo-in-tutta.html' title='Scuola, universitari in corteo in tutta Italia'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116387595190233181</id><published>2006-11-17T10:51:00.000+01:00</published><updated>2006-11-25T12:09:54.326+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Il fallimento dell'universita'-azienda</title><content type='html'>di Alessandro Dal Lago&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tratto da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;il manifesto&lt;/span&gt; del 17/11/2006)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La riforma Berlinguer e' servita solo ad allungare la durata degli studi e a mantenere un potere baronale a spesso autoreferenziale. E gli studenti? Si comportano come a un supermarket, prendono quello che gli serve e vanno via&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi e' vecchio del mestiere accademico sa benissimo come e' andata. La riforma "3+2", al di la' di tutte le chiacchiere formative, la retorica mercantile e il terrificante linguaggio aziendalistico, e' servita ad allungare la durata degli studi (da una media di quattro a cinque anni nominali, cioe' a sei-sette reali). Il carico didattico per gli studenti, in virtu' del meccanismo dei crediti, e' aumentato fino a cinquecento ore di lezioni in aula. Questo significa semplicemente che l'universita' italiana e' diventata, nel caso migliore, un college, una sorta di grande scuola preparatoria (ma a che?). D'altra parte, basta considerare il tipico manuale pubblicato dalle case editrici universitarie: un libretto di 120 pagine e bibliografia di dieci titoli, in cui si concentrano le nozioni di corsi o "moduli" di 20 o 40 ore. Una didattica asfissiante, generica, frammentaria. Ma se e' andata cosi' non e' solo per il velleitarismo delle lobby pedagogico-aziendalprogressiste che premevano dietro Berlinguer (basterebbe andare a vedere la composizione delle apposite commissioni per comprendere l'ideologia della riforma), ma per ragioni molto concrete, che si possono compendiare nella possibilita' di espansione offerta ai gruppi accademici. e' semplice: se per la mia materia e' previsto il doppio o il quadruplo di ore, all'inizio cerchero' di coprirla io, poi mi faro' dare un professore a contratto e alla fine bussero' al preside in cerca di posti, che prima o poi la facolta' mi dara'. Ed ecco perche' la "3+2" e' stata il risultato di incessanti negoziati, nelle apposite commissioni nazionali, tra potentati accademici. I piani didattici - le famose tabelle - non erano altro che schemi piu' o meno cifrati per lo sviluppo delle discipline, e quindi delle relative cattedre che si profilavano all'orizzonte. Cinismo? Ma no, realismo. Il problema non risiede nella psicologia professionale, nella baronalita', ma nell'organizzazione che favorisce, da sempre, l'uso dell'universita' ai fini dell'accrescimento del potere di chi ci sa fare. Attenzione: non sto dicendo che l'universita' sia solo questo. e' chiaro che una base di serieta', di autentica passione per il proprio lavoro, perfino di disinteresse, c'e', probabilmente in ogni struttura accademica, anche se a macchia di leopardo. Diciamo che il gioco del potere e' essenziale per quanto riguarda la riproduzione strutturale dell'universita', dall'ammissione al dottorato all'elezione dei rettori. Ma di che potere si tratta? In larga parte simbolico, se non immaginario. Con l'eccezione delle facolta' di medicina, che gestisconouna buona parte dei sistemi ospedalieri, e della ricerca nei settori hard o finalizzati al mercato, il potere che offre la struttura universitaria ai baroni e' largamente autoreferenziale: essere riconosciuti, far trionfare la propria visione scientifica o culturale del mondo, scegliere gli allievi, imporsi ai concorsi, cioe' far fare carriera ai propri allievi come qualcuno l'ha fatta fare a noi. Un professore universitario sa bene che il riconoscimento (se non scrive sui giornali o non pubblica romanzi) e' circoscritto al suo piccolo mondo. Ma se ne nutre, perche' e' la sua ragion d'essere. Vive di riconoscimento, proprio come un'auto ha bisogno di benzina. Se fosse tutto qui, si tratterebbe dell'aspetto patetico di ogni professione pubblica (ma si', l'approvazione, la recensione, la citazione, la comparsata in Tv). Ma io credo che, conoscendo i propri polli, il sistema politico (in cui non a caso approdano tanti professori universitari) abbia da sempre sfruttato questo spasmo - il bisogno di riconoscimento - per far trangugiare le riforme piu' omeno insensate. L'aumento dell'"offerta formativa" (lauree e quindi posti potenziali) e le ondate di concorsi promossi da Berlinguer hanno di fatto tacitato il mondo accademico, mentre avvenivano trasformazioni di cui probabilmente avvertiremo le conseguenze per decenni. Per cominciare, salvo qualche protesta simbolica dei rettori, nessuno si e' mobilitato davvero contro unsistema che riduceva progressivamente i finanziamenti proprio mentre veniva attuata la riforma; ed ecco i corsi di soli docenti a contratto o quasi, le specializzazioni fantasma, le biblioteche senza libri, idipartimenti senza computer, le universita' a caccia di studenti nelle piu' remote valli, i master privi di senso - in cui si insegnano le stesse cose delle specialistiche,ma a uncosto quadruplo, a dir poco - gli inutili corteggiamenti all'impresa, che ovviamente si disinteressa allegramente della ricerca e della formazione, se non quando serve ai propri scopi piu' o meno immediati. Una situazione depressiva a cui i quattro soldi riservati dalla finanziaria non porranno certamente rimedio. Ma soprattutto l'ideologia della riforma e' la vera responsabile della sensazione di crisi e di inutilita' che pervade l'universita' italiana; a furia di sentirsi dire che sono clienti, che i loro studi sono valutati in termini di crediti e debiti, che hanno un "contratto formativo" ecc. ecc. gli studenti hanno cominciato, giustamente, a comportarsi come visitatori di un supermercato. Prendono quello che gli serve, o che credono tale, e se ne vanno. Se non hanno di meglio da fare, vengono a lezione, altrimenti no. E perche' dovrebbero fare altrimenti? Quando mai nelle micidiali carte che hanno accompagnato la riforma, a partire dal famoso documento Martinotti, e' stato detto che all'universita' si va per apprendere metodi, stili e conoscenze utili a una futura professione, ma non strettamente professionali, e soprattutto per acquisire, per cosi' dire, una cittadinanza intellettuale, analitica o scientifica? Che le scienze della comunicazione non dovrebbero essere pensate solo per produrre "comunicatori", le lettere moderne per creare insegnanti di scuolamedia, la matematica per le aziende di informatica, la biologia per le analisidi laboratorio e la filosofia per quest'altra geniale trovata, la consulenza filosofica? Lo sappiamo tutti che andra' cosi', come e' sempre andata cosi', ma che universita' e' quella in cui non si coglie l'opportunita' di curiosare, indagare, studiare, approfondire, conoscere per il gusto di farlo, per passione o vocazione? Esattamente comeavviene in tutti i campi che rendono la vita degna di essere vissuta? Se qualcuno tra gli astuti ideatori della riforma - esperti di sistemi scolastici, pedagogisti, studiosi di formazione, consulenti aziendali ecc. - leggera' mai queste righe, sghignazzera' per il loro "romanticismo". C'e' da chiedersi pero' dove sia il loro senso pratico, il loro realismo, la loro lungimiranza, visto quello che l'universita' italiana e' diventata negli ultimi anni, anche se non esclusivamente a causa della riforma. In sostanza, un sistema di riproduzione e trasmissione di un sapere medio, non troppo avanzato ne' troppo arretrato, burocratizzato, aziendalistico (anche se alla buona, all'italiana), disponibile, gia' da ora, alle piu' ambigue sponsorizzazioni purche' portino un po' di denaro fresco. Si poteva fare diversamente? Certamente si, se i gruppi che hanno promosso la riforma - non dimentichiamolo, invenzione del centrosinistra - invece di partire dall'aziendalismo riformista, dalla confusa mitologia della terza via, fossero partiti da un'autentica conoscenza dei sistemi universitari piu' sviluppati, dalla ricognizione dei bisogni delle nuove generazioni, da una serena analisi dei meccanismi di riproduzione del potere accademico, al limite da qualche principio culturale non finalizzato al mercato. E dire che tra loro i sociologi non mancavano! Ma tant'e'. E non mi sembra il caso di nutrire troppo speranze. Se un premio Nobel quasi centenario deve minacciare di far cadere la maggioranza per quattro soldi destinati alla ricerca, proprio mentre il governo di centro-sinistra aumenta i fondi destinati alle spese militari (per i caccia-bombardieri, notoriamente indispensabili alla nostra sicurezza), che ci aspettiamo sull'universita'?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116387595190233181?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116387595190233181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116387595190233181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/il-fallimento-delluniversita-azienda.html' title='Il fallimento dell&apos;universita&apos;-azienda'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116317976289074082</id><published>2006-11-10T18:27:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T13:34:55.936+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prenotazioni per il 22 novembre</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scienza Politica e Politica Comparata:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Altri insegnamenti di v.o., triennale e specialistica:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Civale Anna SP/10953&lt;br /&gt;Mancino Marcella RPI/90&lt;br /&gt;Salvo Ida SD/1370&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116317976289074082?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116317976289074082'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116317976289074082'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/prenotazioni-per-il-22-novembre.html' title='Prenotazioni per il 22 novembre'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116317430343669169</id><published>2006-11-10T17:02:00.000+01:00</published><updated>2006-11-19T17:13:41.836+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Imperialismo</title><content type='html'>dal "Dizionario della lingua italiana" di De Mauro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;imperialismo&lt;/span&gt;, s.m.&lt;br /&gt;1a CO TS polit., tendenza di uno stato a espandere i propri domini e a esercitare la propria egemonia su altre nazioni &lt;br /&gt;1b CO fig., tendenza a imporre i propri modelli culturali, politici, economici e sim.: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;i. occidentale, americano&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;2 TS econ., fase del capitalismo caratterizzata dal prevalere del capitale finanziario e dagli investimenti all'estero&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per un inquadramento generale, vedi: &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Imperialismo"&gt;Imperialismo (Wikipedia)&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Segnalo inoltre che e' stata appena messa (integralmente) on line, beninteso in inglese, la classica opera dell'economista liberale J.A. Hobson: &lt;a href="http://www.marxists.org/archive/hobson/1902/imperialism/index.htm"&gt;Imperialism: A Study&lt;/a&gt; (1902).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116317430343669169?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116317430343669169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116317430343669169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/approfondimento-imperialismo.html' title='Approfondimento: Imperialismo'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294485114308153</id><published>2006-11-10T17:01:00.000+01:00</published><updated>2006-11-10T17:07:41.130+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Totalitarianism</title><content type='html'>Totalitarianism is a form of government in which all societal resources are monopolized by the state in an effort to penetrate and control all aspects of public and private life. This control is facilitated by propaganda and by advances in technology.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Both in theory and practice, totalitarianism is of relatively recent origin. First used to describe the organizational principles of the National Socialist (Nazi) party in Germany, the term gained currency in political analysis after World War II. Older concepts, such as DICTATORSHIP and DESPOTISM, were deemed inadequate by Western social scientists to describe this modern phenomenon.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Principal Features&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Totalitarian regimes are characterized by distinctive types of ideology and organization. Totalitarian ideologies reject existing society as corrupt, immoral, and beyond reform, project an alternative society in which these wrongs are to be redressed, and provide plans and programs for realizing the alternative order. These ideologies, supported by propaganda campaigns, demand total conformity on the part of the people.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Totalitarian forms of organization enforce this demand for conformity. Totalitarian societies are rigid hierarchies dominated by one political party and usually by a single leader. The party penetrates the entire country through regional, provincial, local, and "primary" (party-cell) organization. Youth, professional, cultural, and sports groups supplement the party's political control. A paramilitary secret police ensures compliance. Information and ideas are effectively organized through the control of television, radio, the press, and education at all levels.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In short, totalitarian regimes seek to dominate all aspects of national life. In this respect totalitarianism differs from older concepts of dictatorship or tyranny, which seek limited--typically political--control. In addition, totalitarian regimes mobilize and make use of mass political participation, whereas dictatorships seek only pacified and submissive populations. Finally, totalitarian regimes seek the complete reconstruction of the individual and society; dictatorships attempt simply to rule over the individual and society.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Types of Totalitarianism&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Two types of totalitarianism may be distinguished: NAZISM and FASCISM on the right and COMMUNISM on the left. While sharing the ideological and organizational features discussed above, the two differ in important respects. Right totalitarian movements, such as the Nazi party in Germany and the Fascists in Italy, have drawn their popular support mainly from middle classes seeking to maintain the status quo and advance their own social position. Left totalitarianism, such as that of the former USSR, relies instead on a lower or working class seeking to eliminate, not preserve, class distinctions. Right totalitarianism has been outspokenly racist and elitist, whereas, in theory, left totalitarianism has not. Right totalitarianism, unlike its leftist counterpart, rests on a cult of the hero, although in practice the cults of Joseph STALIN and MAO ZEDONG (MAO TSE-TUNG) were as pronounced as those of Adolf Hitler and Benito Mussolini. Moreover, right totalitarianism has supported and enforced the private ownership of industrial wealth. A distinguishing feature of Soviet communism, by contrast, was the collective ownership of such capital.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A final difference lies in the role of terror and violence in the two types of totalitarian societies. Left totalitarianism has arisen in relatively undeveloped countries through the unleashing of massive revolutionary violence and terror and the elimination of all opponents--political, social, military, economic--in short order. Terror and violence tended to level off or decline after these regimes consolidated their power. By contrast, right totalitarian regimes (particularly the Nazis), arising in relatively advanced societies, have relied on the support of traditional elites to attain power. The old elites, coexisting in a subordinate role with the new, have continued to pose a challenge and threat. Escalating levels of terror and violence resulting from such struggles contributed to the eventual collapse of the two major right totalitarian regimes, Nazi Germany and Fascist Italy. The Communist governments in Eastern Europe and the former USSR, by contrast, endured periodic reforms leading to democratic transformation.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mostafa Rejai&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliography: Arendt, Hannah, The Origins of Totalitarianism, rev. ed. (1966; repr. 1983); Aron, Raymond, intro. by Roy Pierce, Democracy and Totalitarianism (1990); Bracher, Karl Dietrich, The German Dictatorship: The Origin, Structure and Effects of National Socialism, trans. by Jean Steinberg (1970); Friedrich, Carl J., and Brzezinski, Zbigniew, Totalitarian Dictatorship and Autocracy, 2d ed. (1965); Germino, D. L., The Italian Fascist Party in Power: A Study of Totalitarian Rule (1959; repr. 1971); Gregor, J. A., The Ideology of Fascism (1969); Hayek, Friedrich, The Road to Serfdom (1944); Radel, Lucien, Roots of Totalitarianism (1975); Soper, Steven P., Totalitarianism: A Conceptual Approach (1985); Talmon, J. A., The Origins of Totalitarian Democracy, rev. ed. (1960; repr. 1985).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Grolier Electronic Publishing)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294485114308153?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294485114308153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294485114308153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/approfondimento-totalitarianism.html' title='Approfondimento: Totalitarianism'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294513212952057</id><published>2006-11-10T16:59:00.001+01:00</published><updated>2006-11-10T17:04:43.286+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Dictatorship</title><content type='html'>A dictatorship is a form of government in which authority is centered in a single person whose power is not circumscribed by law nor by the acts of other official bodies. In ancient Rome the dictator was a special magistrate appointed to rule in times of emergency. Many modern dictators have also come to power in times of emergency, sometimes by coup d'etat and sometimes by legal means. They either seize or are granted extraconstitutional powers, claiming as justification the need for strong executive leadership in unstable times.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The dictator's power usually stems from control over key institutional bases of power, such as a political party, the police, or the army. Frequently, they strengthen themselves by creating and perpetuating myths around their personalities and their missions. In the case of a dictator like Adolf HITLER, Joseph STALIN, MAO TSE-TUNG, KIM IL SUNG, or Saddam HUSSEIN, the adulation may imply that the leader is omniscient and infallible.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;By its nature, dictatorship is an unstable form of government. No provision can be made for a successor to the dictator, and the consequence may be a series of dictators who seize power by coups, a prolonged struggle between rivals, or a bloody civil war. Undue reliance on the police and the military is also likely to take its toll in the financial and social costs of maintaining large internal security forces.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliography: Arendt, Hannah, The Origins of Totalitarianism (1973, repr. 1983); Hallgarten, George W., Devils or Saviours: A History of Dictatorship Since 600 B.C. (1960).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Grolier Electronic Publishing)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294513212952057?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294513212952057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294513212952057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/approfondimento-dictatorship.html' title='Approfondimento: Dictatorship'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294506948802752</id><published>2006-11-10T16:59:00.000+01:00</published><updated>2006-11-10T17:08:35.983+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Authoritarianism</title><content type='html'>Authoritarianism, the favoring of blind submission to authority, is characteristic of certain individuals, of common belief systems shared by such individuals, and, by extension, of elitist, antidemocratic governments based on such shared beliefs. As an individual trait, authoritarianism was first systematically explored in research presented by Theodor ADORNO and others in The Authoritarian Personality (1950). The study began as an investigation of ANTI-SEMITISM in the United States but led to discovery of numerous correlations between anti-Semitism and other attitudes associated with stereotyped behavior. While authoritarian governments have sometimes been distinguished from totalitarian ones (see TOTALITARIANISM)--for example, in defense of U.S. ties with antidemocratic governments of Latin America during the the 1980s--totalitarianism is in fact an extreme instance of authoritarianism.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Grolier Electronic Publishing)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294506948802752?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294506948802752'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294506948802752'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/approfondimento-authoritarianism.html' title='Approfondimento: Authoritarianism'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294501654157987</id><published>2006-11-10T16:56:00.000+01:00</published><updated>2006-11-10T17:03:27.676+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Government</title><content type='html'>Government comprises the set of legal and political institutions that regulate the relationships among members of a society and between the society and outsiders. These institutions have the authority to make decisions for the society on policies affecting the maintenance of order and the achievement of certain societal goals. This article provides an overview of the types of government, the ways authority can be distributed, the divisions of government, and the functions of government. Separate articles deal with the origins and development of the concept of the STATE, the theoretical and practical development of REPRESENTATION, LAW, and the study of government (see POLITICAL SCIENCE).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The power of a government over its own citizens varies, depending on the degree to which it is free of limitations and restraints. The power of a government abroad also varies, depending on the human and material resources with which it can support its FOREIGN POLICY. Governments range in size and scope from clans, tribes, and the shires of early times to the superpowers and international governments of today. Until recent times some governments were strong enough to establish EMPIRES that ruled not only their own people but other peoples and states across national, ethnic, and language boundaries. The present-day counterpart of the empire is the superpower that is able to lead or dominate other countries through its superior military and economic strength. Within the modern nation-state, government operates at many different levels, ranging from villages to cities, counties, provinces, and states.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TYPES OF GOVERNMENT&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ARISTOTLE, a Greek political philosopher of the 4th century BC, distinguished three principal kinds of government: MONARCHY, ARISTOCRACY, and polity (a kind of enlightened DEMOCRACY). The differences among them chiefly concerned whether power was held by one, by a few, or by many. Aristotle thought that the selfish abuse of power caused each type to become perverted, respectively, into tyranny, OLIGARCHY, and a lower form of democracy characterized by mob rule. Monarchy tended to become tyrannical because it vested authority in a single ruler. Aristocracy, a government based on birth and privilege, in which the rulers governed for the good of the whole society, tended to become oligarchy as a consequence of restricting political power to a special social and economic class; only a few members of the class would have enough drive and ability to acquire the power to govern. The polity, likewise, would deteriorate into ochlocracy, or mob rule, if the citizens pursued only their selfish interests.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aristotle's classifications suited the societies of ancient times, but they do not correspond to the power structure of later societies. Modern writers have developed a variety of schemes for classifying governments, based on the nature of the ruling class, the economic system, the government's political institutions, the principles of authority, the acquisition and exercise of power, and other factors. Some influential writers on government include Thomas HOBBES, Baron de MONTESQUIEU, Jean Jacques ROUSSEAU, Karl MARX, Gaetano MOSCA, Vilfredo PARETO, and the sociologist Max WEBER.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Monarchy&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The most common form of government from ancient times to the early part of the 20th century was monarchy, or rule by a hereditary king or queen. Monarchy passed through three basic stages, varying according to the nation and the political and economic climate. The first stage was that of the absolute monarch. In the Christian part of the world during the Middle Ages, a conflict developed between the pope and the kings who recognized his spiritual authority. The pope wanted to expand the power of the church beyond spiritual matters to include the temporal realm. But some kings proclaimed that God had given them the right to rule, and by proclaiming this DIVINE RIGHT they were able to give legitimacy to their reigns and limit the pope's power. (See CHURCH AND STATE; INVESTITURE CONTROVERSY.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Limited monarchy was the second stage. Kings depended on the support of the most powerful members of the nobility to retain their thrones. In England and some other Western European countries, the nobility placed limits on the power of the ruler to govern. This was done in England, for example, through the MAGNA CARTA. Threatened with the loss of political and financial support, even the strongest kings and emperors had to accept a system of laws that protected the rights and privileges of powerful social and economic classes.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The third stage in the evolution of monarchy was the constitutional monarchy. Present-day monarchs are nearly all symbolic rather than actual rulers of their countries. (A few exceptions can be found in Africa and Asia.) In such monarchies as Great Britain, the Netherlands, Sweden, and Spain, governing power is now in the hands of the national parliaments.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Constitutional Government&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Today most governments derive their legitimacy from national CONSTITUTIONS that provide a legal framework for their rule and specify how power is to be exercised and controlled. Even one-party states, such as the traditional Communist countries and other nations in Africa, Asia, and South America, have found it necessary to establish formal constitutions. In democratic countries the constitution can be amended or replaced by popular vote, either directly or through a system of elected representatives. In authoritarian one-party systems, however, all political power, including that of revising the constitution, resides with the leaders of the party. The constitution may thus be only a paper facade, and in order to understand how the country is governed one must examine the actual political process.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Democracy&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Representative government in the modern world is based not only on a constitution that provides for it but on the actual rule of law--the assurance that provisions of the constitution will be enforced. It requires that citizens be free to organize competing POLITICAL PARTIES, engage in political CAMPAIGNS, and hold ELECTIONS according to agreed-upon rules. Democratic governments vary in structure. Two common forms are the parliamentary and the presidential. In the parliamentary form of government, as in Australia, Britain, Canada, or India, all political power is concentrated in the parliament or LEGISLATURE. The prime minister or premier and the officers of the cabinet are members of the parliament. They continue in office only as long as parliament supports--or has "confidence" in--their policies. In the presidential form of government, as in France and the United States, the voters elect a powerful chief executive who is independent of the legislature but whose actions are delimited by constitutional and other legal restraints.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Dictatorship&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;As a form of government, DICTATORSHIP is principally a 20th-century phenomenon. The dictator, often a military leader, concentrates political power in himself and his clique. There is no effective rule of law. The regime may or may not have a distinctive political IDEOLOGY and may or may not allow token opposition. The main function of a dictatorship is to maintain control of all governmental operations. There have been some cases--Indira GANDHI in India and several military dictatorships in Latin America--in which authoritarian rulers have relaxed their control and have even allowed open elections. In certain Soviet-bloc countries of Eastern Europe dictators were forced from power in bloodless coups or voluntarily relinquished their authority to popularly elected officials as Soviet power declined.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The totalitarian dictatorship, as in Nazi Germany, Communist China, and the formerUSSR, is much more thoroughgoing. It seeks to control all aspects of national life, including the beliefs and attitudes of its people. It has a set of ideas that everyone is expected to embrace, such as revolutionary MARXISM or counterrevolutionary FASCISM. At its most extreme, as during the leadership of Joseph STALIN in the USSR, the power of the dictator may become more absolute than in any of the earlier forms of tyranny. Such gross power in the hands of one person results inevitably in the development of what has been called a cult of personality. The leader is credited with almost infallible wisdom, because to admit that he or she may be wrong would deprive the regime of its authority. In some Communist countries the cult of personality appears to have given way to the dominance of a group of party leaders--a ruling oligarchy. The administrative complexities of managing a modern industrial state are too great to be monopolized by an individual leader such as Stalin or MAO ZEDONG (Mao Tse-tung). The successor regime in China, for example, continues to claim infallibility for its policies and doctrines but not for the leaders. Examples of 20th-century dictators in addition to those already mentioned include Idi AMIN DADA (Uganda), Kemal ATATURK (Turkey), Fulgencio BATISTA and Fidel CASTRO (Cuba), Francisco FRANCO (Spain), Saddam HUSSEIN (Iraq), Ferdinand MARCOS (Philippines), Benito MUSSOLINI (Italy), Juan PERON (Argentina), and Antonio SALAZAR (Portugal).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DISTRIBUTION OF AUTHORITY&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Effective government in any form requires a workable method for distributing authority within the country. The larger and more diverse the jurisdiction of the government the stronger the tendency toward a federal system in which authority is "layered" or distributed among different levels. In countries with a relatively homogeneous population and with a common tradition, language, and sense of national history, the central governments may not be federal but unitary--that is, they may retain most of the administrative power at the center. Loosely allied autonomous states sometimes join together to create a type of central government known as a confederation, in which the central government exists only at the pleasure of the sovereign members.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Federal Systems&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The United States and India with their state governments and Canada and China with their provincial governments are examples of workable federal systems in large nations with very diverse populations. Other federal states include Argentina, Australia, Brazil, Mexico, Nigeria, and Germany. The national governments of these countries are clearly more powerful than those of their subdivisions, even though the constitutions delegate many powers and responsibilities to the subnational units. In certain prescribed policy areas a state government may have a high degree of autonomy. In the United States, for example, state legislatures pass laws having to do with state affairs; state administrators carry them out; and state judiciaries interpret them.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Federal systems also include autonomous local governments such as county governments and MUNICIPAL GOVERNMENTS--in cities, boroughs, townships, and villages local governments may stand in a relationship to their state governments that corresponds to that of state governments with the national government. The citizens in each jurisdiction elect many of the public officials. In addition, certain special districts exist with a single function, such as education or sanitation, and have their own elected officials.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The layers of government in a federal system may not be clearly defined in practice. Often the different levels compete for control of functions and programs. In the United States and other countries the tendency over the years has been for the national government to become much more involved in areas that once were the exclusive domain of state or regional governments. In addition, the distribution of authority has become even more complex and varied with the rise of large metropolitan areas--the MEGALOPOLIS--and the corresponding new local governmental organizations such as the Port Authority of New York and New Jersey.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Unitary States&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In unitary states the national government performs all the governmental functions. Subnational national units administer matters within their jurisdiction, but their powers are set and delegated by the national authority. The national government retains the police power--the inherent power to provide for the health, safety, and welfare of its citizens. TAXATION and major lawmaking powers also rest almost entirely with the national government.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Most nations are unitary states, but their institutions and processes may differ markedly. Great Britain, for example, is considered a unitary system, yet a certain degree of regional autonomy exists in Northern Ireland, Scotland, and Wales, and local county governments perform certain fairly autonomous functions. In France, however, strict control over the administrative territorial subdivisions is exercised by the national government. In other unitary states there exists only token territorial decentralization.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Confederations&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confederation produces the weakest central government. Member states in a confederation retain their sovereignty, delegating to the central government only those powers that are essential for its maintenance. The individual states jealously guard their power to tax and to make their own laws. The central government serves as a coordinating instrument to protect the interests of all its members. It also represents the confederation in dealings with outside governments, but its actions are subject to the review and approval of the confederated states.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The weakness of the confederate form of government led the United States to abandon that system in 1789 after only eight years. Confederations, however, have also served other nations--Germany and Switzerland, for example--as a preliminary step toward a more unified government. No modern nation-state is organized along confederate lines, yet some international organizations, such as the British COMMONWEALTH OF NATIONS, the EUROPEAN UNION (formerly the European Community), and the NORTH ATLANTIC TREATY ORGANIZATION, have some aspects of a confederation.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIVISIONS OF GOVERNMENT&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Various political thinkers have distinguished types of government activity. Montesquieu was the first, however, to urge the creation of three separate institutions or divisions of government--the executive, legislative, and judicial--a distinction that became common in almost all modern constitutions. Some governmental structures, notably that of the United States, are based on the principle of SEPARATION OF POWERS at nearly every level. Executive, legislative, and judicial powers are divided into three branches of government, creating a system of checks and balances among them and helping to protect citizens from arbitrary and capricious actions on the part of any of the three branches. Such protection is crucial in the area of CIVIL RIGHTS--those constitutionally guaranteed rights that shield the citizen from tyrannical actions by government. Often, in times of grave national emergency, when the central government needs more power, the public is willing to grant it. The executive branch usually predominates at such time (see PRESIDENT OF THE UNITED STATES).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proponents of the separation of powers bring an additional argument in its favor: they point out that the system diminishes the influence of SPECIAL-INTEREST GROUPS over any one branch of government or over the government as a whole. It is difficult for even the strongest faction to dominate a government in which the executive is elected by the entire population, members of the legislature represent different geographical constituencies, and the judges are appointed by the executive with the approval of the legislature.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Not all states, of course, have such clear divisions of government, nor do divisions necessarily guarantee personal liberties. Parliamentary democratic systems, for example, tend to merge legislative and executive functions yet control the exercise of power by constitutional methods of sharing it. Authoritarian states may, however, be constitutionally bound to have separate organs of government yet actually concentrate power in the executive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FUNCTIONS OF GOVERNMENT&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Maintenance of Authority&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;One of the principal functions of government is to remain in power. Governments do not relinquish their authority unless compelled to do so. Many of the actions of politicians and civil servants can be explained by the need to maintain and enhance their power.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Every government strives to increase its legitimacy in the eyes of the people. It may identify itself with ancient traditions, with hope for the future, or with fear of a common enemy. Some governments employ repression, never relaxing their vigils against real or imagined opponents. Even democracies, when threatened, are likely to engage in a search for subversives and "enemies of the people." When a regime draws its main support from a privileged class or group that decreases in numbers and strength, when a government becomes ineffective in handling domestic affairs or countering external threats, or when a society's consensus on the principles and goals of government evaporates, a government tends to lose authority. The French monarchy in the 18th century and the Russian monarchy in the 20th century were based on aristocracies that had lost much of their legitimacy in the eyes of the people. Eventually these regimes were unable to enforce their laws, and REVOLUTIONS swept them from power.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Governments tend, therefore, to foster widespread ideological commitment to the nation through patriotic ceremonies, propaganda, and civic education; they employ armed forces and intelligence-gathering organizations for national defense; they maintain police and prison systems to ensure domestic order; and they undertake the administration of supervisory and regulatory functions to carry out national goals by establishing various bureaucracies to handle each complex function.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Administration&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All governments recognize the principle that the public must be protected and served. The citizen, in effect, surrenders a degree of individual sovereignty to the government in return for protection of life and property and the delivery of essential services. Governments supervise the resolution of conflicting interests, the workings of the political process, the enforcement of laws and rights, and the monitoring of national income (see INCOME, NATIONAL) and INTERNATIONAL TRADE; they regulate economic and social relationships among individuals and private organizations; and they carry out enterprises such as production of military goods, provision of postal services, and ownership of power utilities and public works. Among the most basic services provided by government are the printing and coining of MONEY, the provision of roads, sewers, water, education, and SOCIAL AND WELFARE SERVICES.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;With the growth of the WELFARE STATE, governments began to provide services such as SOCIAL SECURITY and health insurance. But the scope of GOVERNMENT REGULATION is now much broader. In the United States the government sets minimum wages, limits the rates charged by public utilities, buys farm commodities to keep prices up, forbids the sale of harmful foods and drugs, sets standards for gasoline consumption by automobiles, requires manufacturers to install antipollution devices, and monitors the safety of factories. Federal, state, and local governments in the United States also engage directly in economic activity. They impose taxes, produce and consume goods, sell electric power, lend money to farmers, and insure bank deposits.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In other countries governments intrude even further into the workings of the economy. In Western Europe governments own and operate telephone, radio, and television services, railroads, coal mines, and aircraft companies. In some countries, such as Sweden and Great Britain, the entire health system is also run by the state. In countries with Communist governments, such as the former USSR , North Korea, China, and Cuba, the state has attempted to control the entire economic life of the nation. All economic planning is centralized in the government and its bureaucracies. When the system fails to produce the goods and services expected by the people, the government is forced to increase the level of repression of its citizens in order to remain in power.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INTERNAL CONFLICTS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The end of the cold war and the loss of control by the superpowers over international events have led to a different type of stress on many governments. The threats to their sovereignty are no longer external. Many nations, especially those artificially carved out of old empires that expired during both World Wars, are finding that the arbitrary power that maintained the central governments is no longer sufficient for the task. The communication revolution, through radio and the satellite transmission of television, has truly created a "global village." Citizens no longer live in isolation. They demand the rights and privileges enjoyed by others.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Another kind of demand governments must try to meet comes from ethnic and religious groups that in some cases seek autonomy from the government. Some of these conflicts result in attempts at GENOCIDE, and the rest of the world appears powerless to intervene. These problems are not limited to Third World countries. NATO has revised its original purpose of preventing an invasion of western Europe to a strategy of maintaining smaller mobile forces to prevent the internal breakup of nations. But these internal conflicts continue to have the potential to produce anarchy and chaos, threatening entire regions.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INTERNATIONAL GOVERNMENT&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In modern times national governments have become increasingly involved with one another in supranational systems. The LEAGUE OF NATIONS, established in 1919, grew to include more than 90 members. It collapsed in World War II but was succeeded by the UNITED NATIONS (UN). The UN, like the League, is a voluntary association generally without power to act unless the five permanent members of the Security Council agree. It has, however, served as a forum for international debate and a convenient meeting ground for negotiations. The UN has also committed military forces of member nations in an attempt to limit the scope of conflicts that cannot be solved by national governments. UN forces have suffered casualties in some of these conflicts. The United Nations is now an international government in both theory and reality, and the organization will continue to face many serious challenges in many parts of the world.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Associated with the UN are a number of specialized organizations that perform important governmental functions. They include the FOOD AND AGRICULTURE ORGANIZATION, the INTERNATIONAL ATOMIC ENERGY AGENCY, the INTERNATIONAL CIVIL AVIATION ORGANIZATION, the INTERNATIONAL COURT OF JUSTICE (World Court), the INTERNATIONAL LABOR ORGANIZATION, the INTERNATIONAL MONETARY FUND, the WORLD HEALTH ORGANIZATION, and the International Telecommunication Union.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The specialized agencies have enabled national governments to cooperate in many practical matters such as setting standards, extending technical and financial assistance to developing countries, eliminating or controlling epidemic diseases, and establishing an international monetary system.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Regional associations of nations have usually existed in a loose confederation for national security purposes or for vaguely defined geographical and political purposes. The European Union of 16 member nations has taken the concept of regional association to a much higher level. It has moved to create a political union among sovereign states, and its Common Market competes with the major economies of the world.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thomas B. Hartmann&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliography: Almond, Gabriel A., et al., Comparative Politics: A Theoretical Framework (1992); Beer, Samuel H., et al., Patterns of Government, 3d ed. (1972), and To Make a Nation (1993); Budge, Ian, Parties and Democracy (1990, repr. 1993); Calvert, Peter, Politics, Power and Revolution (1983); Curtis, Michael, et al., eds., Introduction to Comparative Government, 3d ed. (1992); Diamond, Larry, and Plattner, Marc F., eds., Capitalism, Socialism, and Democracy Revisted (1993); Finer, S. E., Comparative Government (1974); Taylor, P. J., World Government (1993); Zeigler, Harmon, The Political Community (1990).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Grolier Electronic Publishing)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294501654157987?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294501654157987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294501654157987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/approfondimento-government.html' title='Approfondimento: Government'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-135726328508547085</id><published>2006-11-09T15:37:00.000+01:00</published><updated>2007-02-09T15:35:50.642+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Gli asini del tre più due</title><content type='html'>di Marina Montacutelli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AprileOnLine.info   24 ottobre 2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dibattito&lt;/span&gt;     &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un'indagine dell'Istat rivela un clamoroso - e non del tutto inatteso - fallimento della riforma universitaria che separa la carriera degli studenti in due tappe distinte. Primo motivo, la carenza degli iscritti che sono diminuiti di ben 16 mila unità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno l'aveva detto, che tre più due genera asini. Che si voleva ridurre l'università a un discount. Che questo avrebbe cagionato, e non certo nel lungo periodo, perversi effetti collaterali: l'estendersi di logiche utilitaristiche, la subordinazione della qualità senza avere in cambio neanche la quantità, l'affannarsi necessario - stante il titolo aereo, breve ma anche magistrale - nella babele dei privatissimi e costosissimi master. Che la pretesa funzionalità al mondo produttivo scantonava verso un sapere minimo, imbalsamato, debole e contraddittorio, inutile e inutilizzabile anche per le imprese. Che la riforma escogitata dagli allora ministri L. Berlinguer e O. Zecchino - e mantenuta nel suo impianto di sostanziale giro d'affari dal governo successivo - esprimeva solo, in un falso miscuglio di liberalismo e "democraticismo", una profonda ignoranza e una crassa, scimmiottante subordinazione culturale: americani, senza esser l'America. Che invece del "tecnicizzante" e "professionalizzante" avviamento al lavoro - riservato a chi in America non può andare - bisognava pensare ad un percorso educativo indirizzato non al "come" ma al "perché" delle cose e dei processi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora - dopo Alma Laurea, che nessuno ha voluto leggere - ce lo dice anche l'ISTAT. Conti alla mano, la riforma sta fallendo per mancanza di avventori: nell'anno accademico 2005-2006 si sono iscritti 16 mila studenti in meno. Probabilmente, il 20 per cento di loro abbandonerà prima del secondo anno; non sappiamo ancora quanti arriveranno alla laurea, essendo sovrastimati finora i dati dagli araldi del 3+2. Guardando figli e nipoti abbiamo qualche idea, invece, della qualità del pezzo di carta come attesta, infatti, l'Istat: i giovani dichiarano anche (62,4%, e sono davvero più saggi di noi) che il nuovo sistema ha peggiorato la qualità culturale complessiva. &lt;br /&gt;Il parco-clienti, dunque, si assottiglia; le università, nella loro rispettabilissima autonomia, rischiano il fallimento; i docenti - unici colpevoli, ché il cerino in mano a qualcuno bisogna lasciarlo - non sono in pericolo solo perché diminuiscono anche loro: nella nuova finanziaria il turn over sarà assicurato, al solito, dal solito precariato. Che, per la verità, l'America non la vorrebbe: avrebbe bisogno di maggiori risorse, di libertà intellettuale, di diritti sociali e lavorativi; vorrebbe poter scegliere la propria vita senza la spada di damocle della - continua - temporalità. Vorrebbe una cosa chiamata "dignità", come persona e come lavoratore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora, tra le tante, una domanda postami da un acuto e intelligente osservatore: invece di vaneggiare e vaniloquiare di diritto al successo formativo [sic] senza che nessuno mandi gli autori di queste evanescenze a pelar patate, c'è qualcuno che ha invece una sia pur vaga idea - e poi sia capace - di una politica della formazione (dalle elementari all'università) che non sia qualunquismo demagogico? C'è ancora qualcuno che ha voglia di combattere per la cultura, il sapere, la ricerca pensando - anche, peraltro - alla loro funzione civile? C'è qualche uditore, qualche interlocutore di questi valori universali, di questi fondamenti della civiltà? In questi anni ci siamo sentiti grilli parlanti o rane gracidanti nel fango che eravamo costretti a propinare, insieme a un sapere trasmesso in dosi omeopatiche; siamo stati e siamo offesi da questo trionfante, inarrestabile taylorismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ha notato qualcuno, e senza aver bisogno dei dati Istat: l'università è lo specchio della società; nel nostro caso, di un Paese diventato oligarchico e avviato al declino: dunque, se il destino di un giovane è quello di finire in un call center non occorrono tanti investimenti. Ma quel che è certo - dice un precario - è che nessuno potrà trarre vantaggio da corsi di laurea à la page concepiti, ogni tre anni, per tenere a bada tardoadolescenti familisti in mano a una casta che si vuol screditare e rendere cinica venditrice di crediti, non importa - tutto sommato - se di destra o di sinistra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-135726328508547085?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/135726328508547085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/135726328508547085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/gli-asini-del-tre-pidue.html' title='Gli asini del tre più due'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294493690175978</id><published>2006-11-03T17:55:00.000+01:00</published><updated>2006-11-03T18:24:56.793+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Pluralism</title><content type='html'>Pluralism is a theory or system of thought that recognizes more than one (MONISM) and generally more than two (DUALISM) ultimate principles. The elements in metaphysical pluralisms are quite varied: from the earth, air, fire, and water of EMPEDOCLES, and the mercury, sulfur, and salt of PARACELSUS; the Chinese water, fire, wood, metal, soil, and Yin and Yang; to the mind, matter, and God of William JAMES. Epistemological pluralism, presented in William James's PRAGMATISM, maintains that there is no single meaning or truth; meaning varies as the consequences vary for the individual, and truth is the expedient way of thinking. Attributive monisms, such as Gottfried Wilhelm von LEIBNIZ's monodology, have also been considered pluralisms because they talk of many elements of the same type.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In political theory pluralism is a concept that describes the heterogeneity of groups that share power in public policymaking. The theory of democratic pluralism asserts that the public interest emerges from the democratic competition of diverse and changing elite groups, none of which are able to become dominant.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Donald Gotterbarn&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Grolier Electronic Publishing)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294493690175978?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294493690175978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294493690175978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/approfondimento-pluralism.html' title='Approfondimento: Pluralism'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294315120693371</id><published>2006-11-01T10:25:00.000+01:00</published><updated>2006-11-01T11:31:21.610+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Elite e classe politica</title><content type='html'>1. Origine e interpretazioni: Mosca, Pareto, Michels - 2. La modernita' del concetto - 3. Le teorie liberali dell'elite - 4. Classe politica&lt;br /&gt;1. elite deriva da eligere "scegliere". Due sono le caratteristiche fondamentali che vengono usualmente associate a questo concetto. Innanzitutto quella del numero: il termine elite identifica sempre un gruppo minoritario all'interno di un piu' vasto aggregato. In secondo luogo l'esistenza di un criterio, o di un insieme di criteri di distinzione in base ai quali questo gruppo minoritario viene identificato rispetto alla maggioranza. &lt;br /&gt;Se e' agevole constatare che delle elite, individuate in base a queste caratteristiche, sono esistite in tutti i sistemi politici, va d'altro canto sottolineato che il concetto acquista rilievo all'interno della scienza della politica tra Otto e Novecento, periodo nel quale compaiono gli studi di quelli che piu' tardi verranno definiti - accomunandoli in una formula non priva di eccessiva semplificazione - gli e'litisti: Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto e Roberto Michels, solo per indicare i nomi che piu' comunemente vengono ricompresi in questo filone di teoria. &lt;br /&gt;e' importante sgombrare subito il campo da possibili equivoci. Il concetto elite nasce vago, nel senso che spesso in suo luogo vengono impiegati termini diversi, quali, soprattutto, classe dominante e classe politica, o, piu' raramente, oligarchia. &lt;br /&gt;Mosca, che con Pareto puo' essere considerato non solo uno dei piu' accorti studiosi del fenomeno, ma - anche e soprattutto - uno dei massimi teorici e "ideologi" dell'elitismo, preferisce utilizzare, in polemica con Pareto, il termine "classe politica" piuttosto che quello di elite, in quanto "le espressioni elite o aristocrazia implicano un elogio alle classi medesime che veramente esse in molti casi sono ben lungi dal meritare". Mosca, il quale ritiene che a rendere certe classi atte a far parte della classe politica sia il possesso di fatto di "quella forza politica che si trova a essere, in un dato periodo storico, la piu' necessaria", arricchisce il concetto di una caratteristica rilevante: quella della coscienza di appartenenza alla classe politica da parte dei suoi membri. Da qui deriverebbe una coesione interna in grado di rendere il gruppo minoritario meglio attrezzato per la conquista e l'esercizio del potere. In tal modo per Mosca l'intera storia dell'umanita' potrebbe essere vista come un susseguirsi di diverse minoranze organizzate. &lt;br /&gt;Pareto invece fonda la sua teoria sulla cosiddetta "legge della scarsita'": il principale problema con il quale la civilta' ha dovuto confrontarsi nel corso del suo sviluppo e' stato quello dell'ottimizzazione dello sfruttamento e della distribuzione delle risorse scarse. E proprio il governo dei migliori e' quello che ha assicurato, alla prova dei fatti, la piu' efficiente utilizzazione di queste scarse risorse. Secondo questo autore, a un E. che governa si contrappone un'E. che non governa, dove la prima e' distinta dalla seconda in base a due variabili fondamentali: la superiorita' dovuta all'uso della forza e il consenso nei suoi confronti da parte dei governati. Fondamentale e' per Pareto il problema della circolazione delle E., intendendo con questo non solo la questione del ricambio tra le diverse E., ma anche il passaggio di personale tra un'E. e un'altra, e tra la massa e le E. &lt;br /&gt;Michels introduce nell'analisi la variabile organizzativa, ovvero la necessaria tendenza all'organizzazione di qualsiasi aggregato umano, tendenza la quale produce inevitabilmente tanto un processo di gerarchizzazione, quanto un fenomeno di formazione di minoranze all'interno del gruppo, le quali tendono a monopolizzare il potere e a perpetuare il dominio. Michels sembra richiamarsi fondamentalmente al pensiero di Machiavelli e Max Weber, laddove afferma che la massa manifesta la necessita' psicologica di una Leadership forte e stabile, la quale necessita' e' a sua volta all'origine della convinzione che i leaders siano forniti di eccezionali qualita' personali. &lt;br /&gt;2. E' naturale che tutti questi approcci vanno inquadrati all'interno di fenomeni storico-culturali di piu' vasta portata. Il periodo trattato - i cinquant'anni a cavallo del secolo - e' quello nel quale si sta verificando forse la piu' grave crisi di crescenza del sistema politico ed economico figlio della rivoluzione industriale e della Rivoluzione francese. Crisi che portera' allo scatenamento della prima fase (1914-1918) della grande guerra civile europea, e che solo ora sembra avviata a conclusione con il crollo dell'impero esterno sovietico. &lt;br /&gt;E' il periodo nel quale 'lo Stato liberale si trova alle prese con il problema dell'ingresso, il piu' indolore possibile, delle masse all'interno del processo politico. &lt;br /&gt;Di fronte alle enormi difficolta', e agli altrettanto giganteschi errori, con cui questo processo viene condotto, si stagliano sostanzialmente tre tipi di reazioni. Quella di chi tenta una difesa dei "corpi" della societa', rendendosi conto che la democratizzazione comporta non solo un maggior livellamento delle posizioni sociali, ma anche l'azzeramento di tutte le istanze particolaristiche o intermedie (azzeramento inteso come negazione della legittimita' per tali istanze di esercitare direttamente qualsiasi forma di pressione, rappresentanza o potere). e' questa l'area in cui si collocano le diverse dottrine di ispirazione cattolica. C'e' viceversa chi tende ad accelerare il processo in corso, nel tentativo di creare un assetto sociale nel quale individuo e massa siano portatori di un medesimo (piu' che complementare) interesse. e' questo cio' che accomuna le posizioni di Marx, Comte e buona parte dei socialisti utopisti. Ci sono infine coloro che, pur apparendo assumere posizioni di mediazione, tentano in realta' una piu' ardita sintesi tra le categorie e i valori che sono stati posti a fondamento dell'idea di democrazia e di politica dell'Occidente (gia' a partire dal secolo IV a.C.), e il nuovo assetto sociale richiesto dalla sfida posta dall'ingresso delle masse nello Stato liberale. Ed e' in questo senso che sono da interpretare origini e sviluppo delle teorie e'litiste. Come pure e' in tal senso che oggi queste teorie mantengono, ma per piu' di un aspetto riacquistano, un forte valore di attualita'. &lt;br /&gt;Rispetto alla valutazione dell'E., ci troviamo, in questo terzo tipo di risposta, in una posizione non dissimile da quella in cui siamo quando ci chiediamo se Majakovskij fosse - non per la tecnica poetica, ma per la sua concezione del mondo - un rivoluzionario o un reazionario. Proprio perche' il tentativo e' quello di una nuova sintesi tra antico e moderno, le concezioni di E. appaiono molteplici e, a volte, contraddittorie dal punto di vista delle concrete applicazioni delle diverse dottrine e'litiste. Accanto alle posizioni di un Gustave Le Bon o di un Jose' Ortega y Gasset, che contrappongono "l'uomo-massa" "all'uomo-E.", se ne trovano altre piu' sfumate, meno immediatamente politiche e di assai difficile collocazione in un continuum i cui estremi siano considerati il reazionarismo e il progressismo: si pensi alle tesi espresse dal tedesco Ernst Junger, che delinea una figura tipologica - l'anarca, il ribelle - in cui elementi di forte accettazione della modernita' convivono con una ricerca delle radici, psicologiche e valoriali, della cultura europea. &lt;br /&gt;Nell'Europa continentale comunque le teorie dell'E. vengono piegate strumentalmente e utilizzate dalle diverse forme fascisteggianti o piu' semplicemente autoritario-conservatrici che si diffondono un po' ovunque fino agli anni Trenta. &lt;br /&gt;3. Libere da quest'abbraccio soffocante, teorie e concetto sono tenute in vita fino ai nostri giorni soprattutto nelle democrazie anglosassoni. Il che legittima due considerazioni. La prima: le democrazie che piu' si dimostrano capaci di resistere alla bufera totalitaristica e autoritaria che sconvolge il Vecchio Continente sono proprio quelle che presentano delle E. stabili e facilmente individuabili. Questa considerazione e' importante perche' sembra avallare storicamente l'interpretazione che tra stabilita' dei regimi democratici e presenza di forti E. esista un legame necessario. La seconda: e' proprio in queste realta' politico-istituzionali che si intensificano gli studi di gran parte dei "nuovi e'litisti" per dimostrare la non opposizione tra E. e democrazia. In tal senso si muovono le analisi di Robert Dahl e dei "pluralisti". &lt;br /&gt;Dahl formula un concetto di E. basato su una visione particolare della distribuzione delle risorse politiche, che definisce delle "ineguaglianze differenziate". Secondo Dahl le classi dirigenti presenti nelle moderne democrazie sono estremamente pluralistiche e frammentate, e, per di piu', rileva empiricamente che differenti gruppi di E. esercitano la loro influenza nei diversi processi decisionali, in relazione al tipo di issue di volta in volta sul tappeto. Questo fa si' che la netta distinzione tra E. e non-E. venga annullata. La visione dell'autore americano e' assai influenzata da quanto gia' sosteneva Joseph Schumpeter, ovvero che le moderne democrazie siano sostanzialmente sistemi, nei quali viene regolata la competizione fra minoranze organizzate politicamente attive, impegnate in una lotta pacifica per l'ottenimento dei consensi elettorali da parte della maggioranza non organizzata dei politicamente non attivi. Una visione, questa, che richiama per piu' di un aspetto quella di un mercato economico oligopolistico: una visione, soprattutto, che pone la maggioranza come arbitro della competizione tra le diverse minoranze. Ed e' per tale via che si giunge a una rappresentazione della democrazia che incorpora il concetto di E., democrazia intesa cioe' come sistema per il quale il potere di scegliere l'E. che governa e' nelle mani del De'mos. &lt;br /&gt;Su una posizione molto piu' vicina a quella degli e'litisti "classici" si trova invece Charles Wright Mills, lo studioso alla cui teoria si rivolgono piu' immediatamente le critiche di Dahl. Secondo Wright Mills esiste una vera e propria E. del potere, ovvero il gruppo al vertice delle tre istituzioni dominanti nella societa': quella militare, quella politica e quella economico-finanziaria. Questa teoria sembra pero' eccessivamente rigida, e forse un po' vicina alla tautologia per cui "chi ha il potere e' colui che comanda". In effetti e' proprio quando lo si impiega in modo riduzionistico, che il concetto di E. mostra in maniera piu' netta i propri limiti in termini di vaghezza e ambiguita'. Del resto la mera constatazione che nelle moderne democrazie (come in tutti i regimi politici) esistano delle classi dominanti, o comunque delle minoranze che detengono un potere maggiore del resto dei membri della comunita', appare un argomento insufficiente per mettere in dubbio la reale democraticita' delle attuali democrazie liberali. Semmai rafforza le opinioni di de Madariaga e di Lindsay; secondo i quali Leadership e forme democratiche di governo, autorita', competenza e democrazia di massa sono strettamente connesse. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Sebbene anche nella nota distinzione weberiana tra il vivere per la politica e della politica sia possibile rinvenire elementi per una definizione di C. politica, e' in realta' solo all'interno dell'elitismo italiano che al concetto e' stata attribuita una precisa e autonoma valenza analitica. Infatti, nonostante le significative differenze tra i loro reciproci contributi teorici, Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto e Roberto Michels hanno identificato all'interno della struttura sociale uno specifico gruppo organizzato, il cui elemento distintivo e' costituito dall'esercizio delle funzioni politiche attraverso l'impiego autonomo di risorse che gli vengono affidate o di cui esso stesso riesce ad appropriarsi. Secondo la definizione formulata da Gaetano Mosca, che introdusse il termine nelle scienze politico-sociali, C. politica e' infatti "una classe speciale, i cui elementi di formazione, secondo il secolo e il paese, possono variare, e' vero, moltissimo, ma che, in qualunque modo sia composta, sempre forma davanti alla massa dei governati, ai quali s'impone, una sparuta minoranza". A questa classe speciale e' attribuito "tutto cio' che nel governo e' parte dispositiva, esercizio d'autorita', ed implica comando e responsabilita'". &lt;br /&gt;E' tuttavia necessario sottolineare come il termine classe sia utilizzato in una accezione impropria: la classe politica solo in rari casi puo' venire ricondotta a una classe economico-sociale, giacche', risulta invece ricostituita generalmente da una coalizione di classi, o di loro segmenti, oppure di gruppi dalla diversa coesione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Politica, vocabolario a cura di Lorenzo Ornaghi, Milano, ed. Jaca Book, 1996)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294315120693371?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294315120693371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294315120693371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/approfondimento-elite-e-classe.html' title='Approfondimento: Elite e classe politica'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294298149016304</id><published>2006-11-01T09:22:00.000+01:00</published><updated>2006-11-01T11:29:16.026+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Elite and Elitism</title><content type='html'>Elite is a term applied to those individuals or groups in any society who exercise power, possess superior wealth, or enjoy elevated status and prestige. In everyday use, elite contrasts with the masses and is sometimes used synonymously with upper-class. Elite as a concept, however, is more specific and designates a particular group or individual that enjoys high status, is wealthy, or controls major institutions in contemporary societies.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The modern sociological theory of elites is associated with the writings of the late-19th-century social thinkers Vilfredo PARETO and Gaetano MOSCA. They, in turn, were reflecting the treatment of the social role of elites in the works of such earlier writers as Plato, Jean Jacques Rousseau, and, especially, Machiavelli. The work of Pareto and Mosca was an attempt to explain by a systematic and abstract theory the great historic changes then occurring in European societies, namely the rise of the modern bureaucratic state, the spread of market economies, and the process of industrialization. Pareto and Mosca located the source of change in the activity of elite ruling groups, who directed the operations of government and economy. Pareto and Mosca were interested in how the various kinds of elites--military, religious, political, and intellectual--were internally organized and related; how they perpetuated their power, wealth, and status; and how they replaced each other over time. The last aspect was expressed as the circulation of elites in the classic formulation of Pareto, who suggested that innovative and conservative elites tend to alternate over different historical periods.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In the wake of the European fascist movements, which transformed democratic states through elitist doctrines, American and British political sociologists became interested after World War II in the study of both the formal exercise of power and the informal subcultures among groups of ruling elites in the democratic societies of Europe and the United States. Also, social scientists focused attention on the new and old elites of the nation-states in Asia, Africa, and Latin America as they emerged from the period of Western colonialism. The ideas of Pareto and Mosca provided the framework for research projects in these two areas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The central debate that dominated research on elites, especially in the United States, through the 1950s, 1960s, and mid-1970s, was between those, such as C. Wright MILLS, who asserted that there was a power elite--a close-knit, integrated organization of elites at the highest levels of political, economic, and cultural institutions--and those, such as Robert Dahl, who asserted that the organization of elites in American society was pluralistic. According to the latter view, elites were not one single coordinated organization dominating society, but were many groups of diverse origin competing for positions of power and prestige. The so-called pluralists asserted the fulfillment of democratic ideals in practice. Since the mid-1970s, theories on elites again have been concerned with the historic role of the state in guiding modern societies and the participation of various kinds of elite groups in the process of government. Rather than emphasizing the forms and social composition of elite groups and their impact on society, however, current research has focused on the culture, ideologies, life styles, and outlooks of elites. It thus points to more subtle, indirect ways in which elites affect society through their involvements with routine affairs of state and the making of policy. While retaining some of the ideas of Pareto and Mosca, current studies have been influenced more by theories derived from the work of Karl MARX.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;George Marcus&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliography: Clarke, H.D., and Czudnowski, M.M., eds., Political Elites in Anglo-American Democracies (1987); Marger, M.N., Elites and Masses, 2d ed. (1987); Mills, C. Wright, The Power Elite (1956); Marcus, G. E., Elites: Ethnographic Issues (1983); Standworth, P., and Giddens, A., eds., Elites and Power in British Society (1974).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Grolier Electronic Publishing)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294298149016304?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294298149016304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294298149016304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/11/approfondimento-elite-and-elitism.html' title='Approfondimento: Elite and Elitism'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294489707470151</id><published>2006-10-27T22:54:00.000+02:00</published><updated>2006-10-27T16:36:34.876+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Socialism</title><content type='html'>The term socialism is commonly used to refer both to an ideology--a comprehensive set of beliefs or ideas about the nature of human society and its future desirable state--and to a state of society based on that ideology. Socialists have always claimed to stand above all for the values of equality, social justice, cooperation, progress, and individual freedom and happiness, and they have generally sought to realize these values by the abolition of the private-enterprise economy (see CAPITALISM) and its replacement by "public ownership," a system of social or state control over production and distribution. Methods of transformation advocated by socialists range from constitutional change to violent revolution.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ORIGINS OF SOCIALISM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Some scholars believe that the basic principles of socialism were derived from the philosophy of Plato, the teachings of the Hebrew prophets, and some parts of the New Testament (the Sermon on the Mount, for example). Modern socialist ideology, however, is essentially a joint product of the 1789 French Revolution and the Industrial Revolution in England--the word socialist first occurred in an English journal in 1827. These two great historical events, establishing democratic government in France and the conditions for vast future economic expansion in England, also engendered a state of incipient conflict between the property owners (the bourgeoisie) and the growing class of industrial workers; socialists have since been striving to eliminate or at least mitigate this conflict. The first socialist movement emerged in France after the Revolution and was led by Francois BABEUF, Filippo Buonarrotti (1761-1837), and Louis Auguste BLANQUI; Babeuf's revolt of 1796 was a failure. Other early socialist thinkers, such as the comte de SAINT-SIMON, Charles FOURIER, and Etienne CABET in France and Robert OWEN and William Thompson (c.1785-1833) in England, believed in the possibility of peaceful and gradual transformation to a socialist society by the founding of small experimental communities; hence, later socialist writers dubbed them with the label utopian.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THE EMERGENCE OF MARXISM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In the mid-19th century, more-elaborate socialist theories were developed, and eventually relatively small but potent socialist movements spread. The German thinkers Karl MARX and Friedrich ENGELS produced at that time what has since been generally regarded as the most sophisticated and influential doctrine of socialism. Marx, who was influenced in his youth by German idealist philosophy and the humanism of Ludwig Andreas FEUERBACH, believed that human beings, and particularly workers, were "alienated" in modern capitalist society; he argued in his early writings that the institution of private property would have to be completely abolished before the individual could be reconciled with both society and nature. His mature doctrine, however, worked out in collaboration with Engels and based on the teachings of classical English political economy, struck a harder note, and Marx claimed for it "scientific" status.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The first important document of mature MARXISM, the COMMUNIST MANIFESTO (1848), written with Engels, asserted that all known human history is essentially the history of social classes locked in conflict. There has in the past always been a ruling and an oppressed class. The modern, or bourgeois, epoch, characterized by the capitalist mode of production with manufacturing industry and a free market, would lead according to Marx and Engels to the growing intensity of the struggle between capitalists and workers (the proletariat), the latter being progressively impoverished and as a result assuming an increasingly revolutionary attitude.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marx further asserted, in his most famous work, Das KAPITAL, that the capitalist employer of labor had, in order to make a profit, to extract "surplus value" from his employees, thereby exploiting them and reducing them to "wage-slavery." The modern state, with its government and law-enforcing agencies, was solely the executive organ of the capitalist class. Religion, philosophy, and most other forms of culture likewise simply fulfilled the "ideological" function of making the working class contented with their subordinate position. Capitalism, however, as Marx claimed, would soon and necessarily grind to a halt: economic factors, such as the diminishing rate of profit, as well as the political factor of increasing proletarian "class consciousness" would result in the forcible overthrow of the existing system and its immediate replacement by the "dictatorship of the proletariat." This dictatorship would soon be superseded by the system of socialism, in which private ownership is abolished and all people are remunerated according to their work, and socialism would lead eventually to COMMUNISM, a society of abundance characterized by the complete disappearance of the state, social classes, law, politics, and all forms of compulsion. Under this ideal condition goods would be distributed according to need, and the unity of all humankind would be assured because of elimination of greed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VARIETIES OF EUROPEAN SOCIALISM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marxist ideas made a great impact on European socialist movements. By the second half of the 19th century socialists in Europe were organizing into viable political parties with considerable and growing electoral support; they also forged close links in most countries with trade unions and other working-class associations. Their short-term programs were mainly concerned with increasing the franchise, introducing state welfare benefits for the needy, gaining the right to strike, and improving working conditions, especially shortening the work day.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Moderate Socialism&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ideas other than those of Marx were at this time also becoming influential. Such ideas included moderate socialist doctrines, for example, those of the FABIAN SOCIETY in England, founded by Sidney WEBB and including among its adherents the writers H. G. Wells and George Bernard Shaw; those of Ferdinand LASSALLE in Germany; and of Louis BLANC in France. These moderates sought to achieve socialism by parliamentary means and by appealing deliberately to the middle class. Fabianism had as one of its intellectual forebears the utilitarian individualism of Jeremy BENTHAM and John Stuart MILL, and it became a doctrine that sought to reconcile the values of liberty, democracy, economic progress, and social justice. The Fabians believed that the cause of socialism would also be aided by the advancement of the social sciences, especially economics and sociology. These doctrines, collectively known as social democracy, did not, like Marxism, look toward the complete abolition of private property and the disappearance of the state but instead envisaged socialism more as a form of society in which full democratic control would be exercised over wealth, and production would be controlled by a group of responsible experts working in the interests of the whole community. The achievement of socialism was seen by social democrats as a long-term goal, the result of an evolutionary process involving the growth of economic efficiency (advanced technology, large-scale organization, planning), education in moral responsibility, and the voluntary acceptance of equal shares in benefits and burdens; socialism would be the triumph of common sense, the inevitable outcome of LIBERALISM, the extension of democracy from politics to industry.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHRISTIAN SOCIALISM spread from its beginnings in England to France and Germany. Charles KINGSLEY, John Malcolm Forbes Ludlow (1821-1911), and Frederick Denison MAURICE were among its founders. They in the main supported moderate social democracy, emphasizing what they understood as the central message of the church in social ethics, notably the values of cooperation, brotherhood, simplicity of tastes, and the spirit of self-sacrifice. Their ideas proved fertile in both the short and the long runs, although in actual political terms Christian socialism never succeeded in altering the predominantly secular orientation of most socialist movements.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Radical Socialism&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;On the other hand, many doctrines and movements were decidedly more militant than Marxism. Anarchists (see ANARCHISM), influenced mainly by the ideas of the Frenchman Pierre Joseph PROUDHON and later of the Russian emigres Mikhail Aleksandrovich BAKUNIN and Pyotr Alekseyevich KROPOTKIN, were intent on immediately overthrowing the capitalist state and replacing it with small independent communities. Unlike the Marxists, whom they bitterly criticized, anarchists were against the formation of socialist parties, and they repudiated parliamentary politics as well as the idea of revolutionary dictatorship. Their followers, never very numerous, were and are found mainly in the Latin countries of Europe and America. SYNDICALISM, an offshoot of anarchism, was a movement of militant working-class trade unionists who endeavored to achieve socialism through industrial action only, notably by using the weapon of the general strike. Their doctrine was similar to Marxism in that they also believed that socialism was to be achieved only by and for the working class, but unlike the Marxists they rejected the notion of a future centralized socialist state. Their most eminent theorist was Georges SOREL. Syndicalist ideas also had intermittent success in the British and American trade union movements, for example, the INDUSTRIAL WORKERS OF THE WORLD, an American-based syndicalist union active around the turn of the century. Guild socialism in England, dominated by George Douglas Howard Cole (1889-1959), the academic economist and historian, represented a modified and milder form of syndicalism.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Russia, where it was impossible to organize openly a popular socialist movement under the tsarist regime, socialism became mainly the ideology of young militant intellectuals whose favored means of furthering the cause were secret conspiracies and acts of individual terrorism. Debate raged between those who believed in the native socialist ethos of the Russian village community and those who wanted to adopt Western ideas of modernization. The latter party, which eventually emerged victorious, soon came under Marxist influence. Among its adherents was V. I. LENIN, who emerged as the leader of a small but dedicated group of "professional revolutionaries," the Bolshevik (see BOLSHEVIKS AND MENSHEVIKS) wing of the illegal Russian Social Democratic Workers' party. Lenin was also the theorist who irrevocably gave a markedly elitist and authoritarian twist to Marxism: he worked out the theory of the proletarian vanguard--that is, the Communist party--which was destined to lead the masses toward socialism, irrespective of the masses' inclinations.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCHISM AND CONTROVERSY&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Throughout the 19th century the socialist movement was beset by a number of ever-deepening conflicts and doctrinal controversies.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   The Internationals&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The International Workingmen's Association (First International; see INTERNATIONAL, SOCIALIST), founded in 1864, was expected to achieve unity among various socialist and militant trade union organizations, but its efforts were greatly hindered by, among other things, the conflict between the followers of Bakunin and those of Marx. It came to an end soon after the suppression of the COMMUNE OF PARIS (1871).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Second International (1889-1914) assumed for a time at least an outward appearance of unity, in that it represented the high watermark of classical Marxist influence in West European socialism. It was dominated by the largest socialist parties then in existence, the French--led by Jean JAURES, Jules Guesde (1845-1922), and Paul Lafargue (1842-1911)--and the German--led by August BEBEL, Karl Johann KAUTSKY, and Wilhelm Liebknecht (see LIEBKNECHT family)--who agreed at least in their broad understanding of the aims and methods of socialism. Their spokesmen emphasized the need to foster international solidarity among the mass of the working class and thus to avert the threat of a major war in Europe. This effort proved singularly unsuccessful: NATIONALISM in 1914 and later proved a much stronger mass emotion than socialism. Apart from a few exceptions, such as Lenin and his Bolshevik group, socialist movements supported the war effort of their respective governments. As a result of the general conflagration in 1914 the Second International disintegrated and therewith also the hopes of socialist unity.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Revisionism&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Another important controversy broke out in the 1890s within Marxism, involving the German Social Democratic party. This party was divided then between a militant revolutionary left wing, an orthodox center that held to the classical Marxist doctrine of economic determinism, and a right wing moving rapidly toward a position of open reformism. The right wing had as its most renowned spokesman Eduard BERNSTEIN, a personal friend of Marx and Engels, who was, however, also influenced by English Fabian ideas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bernstein repudiated the notion of violent revolution and argued that conditions in civilized countries such as Germany made possible a peaceful, gradual transformation to socialism. He sought to reinterpret Marxist doctrine in the light of fresh advances made in economic science, such as those also embraced in Fabian doctrine, and argued that socialism was compatible with individual economic responsibility. He rejected, furthermore, the idea of "class morality," which judged all actions according to their revolutionary import. Instead he advocated a code of individual morality, derived from Kant's moral philosophy. Consequently, Bernstein asserted the need for socialists to concentrate on immediate tasks instead of ultimate and remote objectives; the movement, he wrote, was everything; the goal, nothing.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;This doctrine, henceforward called revisionism, immediately became the subject of bitter attacks by the revolutionary left wing, represented above all by Rosa LUXEMBURG, which on this issue was supported by the orthodox center and its principal theorist, Karl Kautsky. The terms of the debate on revisionism centered on the facts, noted by Bernstein, of considerable improvement in the living standards of the working class, its resultant political integration in the constitutional (republican or monarchical) state, the purely reformist stance of trade unions, and the virtual absence of any desire for a radical change on the part of the great majority of workers.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The opponents of revisionism, while acknowledging these tendencies, argued that material improvements were insufficient and ephemeral. They felt that if the working class and its organizations accepted the constitutional state they were merely postponing indefinitely the change to socialism. According to them, the principal tasks of the socialist leader are to arouse dissatisfaction with existing conditions and to reemphasize constantly the worth of the ultimate goal. The arguments on both sides continue with only slight changes in the debate between reformist and revolutionary socialists everywhere. In Marxist jargon the term revisionism became synonymous with treason. Ironically--but in a way that pointed toward the subsequent fate of Marxist doctrine--the orthodox center in the German party was soon to be denounced by left-wingers as revisionist. Lenin, too, came to condemn sharply the German social democrats and the "renegade" Kautsky. The latter, in turn, vehemently denounced Lenin and the Bolsheviks for their adoption of terrorist methods in the consolidation of their revolutionary gains in Russia. Marxist unity, like the Second International, thus also fell victim to World War I and its aftermath: from then on Marxists have tended to be either Marxist-Leninists--that is, communists embracing the elitist doctrine of the vanguard party--or moderate revisionists moving ever closer to reformist social democracy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MODERN MARXIST SOCIALISM&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Modern socialism owes its shape and fortune at least as much to secular events as to the continuing attraction of its various doctrines. The major upheavals caused by two world wars greatly contributed to the success of the Russian (1917) and Chinese (1949) revolutions, and the governments of these two powerful countries thereafter endeavored by diverse means to spread the Marxist revolutionary doctrine further afield, resorting to military methods (as in Eastern Europe), economic pressures, and military and economic aid, as well as subversion and propaganda. Indigenous Marxist movements also succeeded in gaining and maintaining power in Cuba (1959) and Nicaragua (1979). During most of the 20th century, Marxist socialism meant the dictatorial rule of the Communist party, intensive industrialization, central state direction of the economy, and the collectivization of agriculture. These were accompanied, particularly during the dictatorship of Joseph STALIN in the USSR, by a reign of terror and the general absence of individual freedom. The Stalinist system, though shorn of some of its worst brutalities, essentially remained in place until the rise to power of Mikhail GORBACHEV in 1985. In a few short years, Gorbachev's policies of GLASNOST (openness) and PERESTROIKA (restructuring) created irresistible demands for liberalization in both the USSR and Eastern Europe. As the Soviet regime loosened its grip, the countries of Eastern Europe threw off the Communist governments that had been imposed on them after World War II. In the USSR itself long-cherished doctrines of Leninism were jettisoned with bewildering speed, and, following an abortive coup by party hard-liners in 1991, the Soviet regime collapsed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;EUROPEAN SOCIAL DEMOCRACY&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Western Europe, despite the presence of large Marxist parties (as in Italy and France) and the Marxist influence among intellectuals, socialism was, and still is, principally represented by widely based social democratic and labor movements, which generally enjoy the active support of trade unions. This predominance of reformist trends over revolutionary aspirations undoubtedly was occasioned by economic stability and the deterrent example of Marxist rule in the East. The social democratic parties of Sweden, Britain, France, and the Federal Republic of Germany (the former West Germany and present reunified state), in particular, governed their respective countries for lengthy periods during the postwar era through constitutional means, fully accepting the principles of parliamentary liberal democracy. The spirit of these Western European parties has tended to be pragmatic and tolerant, seeking accommodation rather than confrontation. Their programs repudiate the doctrines of the class war, revolution, and communism. Instead, they have relied on the expedients of progressive taxation, deficit financing, selective nationalization, the mixed economy, and vast welfare programs in order to bring about socialism; their political success has depended on considerable middle-class support. Although most of these parties have recently accommodated themselves to free-market reforms, they remain committed to the social democratic vision of a "middle way" between the extremes of communism and unfettered capitalism.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Social democratic foreign policy has generally been pacific and until recently was mainly concerned with defusing the cold war and accelerating the processes of decolonization and the banning of nuclear weapons. In domestic politics, European social democrats generally refused to cooperate with communist parties and other extremist socialist groups. The Social Democratic party (SPD) in Germany, although at one time the citadel of orthodox Marxism, has since 1959 been a purely reformist party, abandoning its original goals. The British LABOUR PARTY, socialist in its aims (its constitution since 1919 has had reference to "public ownership"), has never had any serious doctrinal or organizational links with Marxism, although its powerful left wing consistently advocates radical policies. A dispute with the leftists prompted a group of Labour moderates to secede (1981) and found the Social Democratic party, which later merged (1988) with the Liberal party to form the Social and Liberal Democrats (later, Liberal Democrats). The French Socialist party, which had long since abandoned its orthodox Marxism, allied itself with the Communists during the 1960s, but under the leadership of Francois MITTERRAND, it won the presidency on its own and gained a majority in the National Assembly in 1981. In the same year, the Greek Socialists came to power under Andreas PAPANDREOU, and in 1982, Felipe GONZALEZ MARQUEZ formed Spain's first Socialist government since the Spanish Civil War. Bettino CRAXI became Italy's first Socialist premier, heading a coalition government from 1983 to 1987. Although Scandinavia's social democrats suffered electoral defeats in the late 1980s and early 1990s, the political parties of Europe's moderate left retained broad popular support.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The French Communist party was long known for its subservience to the USSR and its rigid Stalinism. The Italian Communist party, on the other hand, relied on an indigenous Marxist tradition associated mainly with the teaching of Antonio GRAMSCI, one of the party's founders, who is widely regarded as one of the most significant of European Marxist thinkers. The Italian party, at one time the largest in Western Europe, frequently obtained the highest percentage of the popular vote in Italy's parliamentary elections and continuously governed a number of Italian municipalities (Bologna is a prime example).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;During the 1970s the Italian Communists under Enrico BERLINGUER, the French Communists under Georges Marchais, and the Spanish Communists under Santiago Carillo embraced a doctrine known as Eurocommunism. The Eurocommunists, breaking not only with Stalinism but with some aspects of the Leninist tradition, began moving toward full acceptance of parliamentary democracy and the multiparty system, in many ways prefiguring the glasnost-perestroika reforms that dramatically changed the Communist world in the Gorbachev era. To the left of the Communists were a number of new groups of militant revolutionaries, such as West Germany's Red Army (Baader-Meinhof) Faction and Italy's Red Brigades, which carried out campaigns of abduction, subversion, and terrorism in the 1970s and 1980s.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCIALISM IN THE UNITED STATES&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In North America, Marxist influence never spread very far. In the United States no socialist movement ever held a very large following, and although the country has produced renowned socialist authors and popular leaders, they have not been distinguished for their originality or for their impact on the worldwide development of socialism. Socialism has not taken a firmer root in the United States for several reasons, of which the country's cultural traditions and its wealth in natural resources are the most important. Whereas in Europe the distribution of wealth was a pressing problem, facilitating the rise of socialist movements, in the United States the moving "frontier" meant the constant creation of new land and wealth and its accessibility for those endowed with initiative and a spirit of individual enterprise. Thus in the United States even radical thinkers tended to be "individualists" and "anarchists," rather than socialists. In this development the country's tradition of republican self-government and its ethos of egalitarianism and democracy also played a decisive role: unlike Europe, the United States had no entrenched aristocratic privileges or monarchical absolutism and consequently no need for democratic aspirations to be combined with the socialist demand for economic equality and security. LABOR UNIONS also, for the most part, concentrated on the achievement of higher earnings and were not greatly interested in economic and social organization.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Numerous, although small, utopian socialist communities did flourish, however, in the United States, mostly during the early 19th century. Also, a celebrated economist, Henry GEORGE, and writers of repute, such as Edward BELLAMY, advocated socialism, and socialist political leaders, such as Victor L. BERGER, Eugene V. DEBS, Daniel DE LEON, and Norman THOMAS, had at one time considerable popular appeal. The U.S. SOCIALIST PARTY, founded in 1901, reached its greatest strength in the 1912 and 1920 presidential elections, when its candidate, Debs, received more than 900,000 votes. In 1932, Norman Thomas, running on the Socialist ticket, polled more than 800,000 votes. Thereafter the party's strength ebbed. The New Deal in the 1930s, although not socialist in inspiration, also tended to draw votes away from the party. The New Deal's policies of economic redistribution seemed to meet demands of those who previously supported the Socialists.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In the economic boom following World War II and especially in the cold-war era of the 1950s and 1960s, U.S. socialism was at a low ebb. Later, however, socialist ideas made considerable, although indirect, impacts on various radical (see RADICALISM) and liberal movements. In the United States many people no longer discuss socialism in its conventional political and economic sense, but rather as a remote ethical and social ideal.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCIALISM IN THE THIRD WORLD&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Socialism has assumed a number of distinct forms in the Third World. But only in Israel has moderate social democracy proved successful for long periods, mainly as a result of the European socialist tradition brought in by immigrants. There the Labor party in various forms has had a large following and has governed the country longer than any other party. Israel has other socialist parties as well, including a militant Marxist party. At least of equal significance, however, are the cooperative agricultural communes (kibbutzim), which have flourished since 1948. Commentators have argued that kibbutzim more than anything else show the viability of socialist principles in practice; however, the peculiarities of Israeli conditions (for example, religious tradition and constant war readiness necessitated by the hostility of Israel's Arab neighbors) could not easily be duplicated.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Elsewhere in the Third World, Marxism and various indigenous traditions have been predominant in socialist movements. In developing countries socialism as an ideology generally has been fused with various doctrines of nationalism, also a European cultural import but enriched by diverse motifs drawn from local traditions and cast in the idiom of indigenous cultures. In India, for example, the largest socialist movement has partially adapted the pacifist teaching of Mahatma Gandhi, and distinct native brands of socialism exist in Japan, Burma (Myanmar), and Indonesia. Similarly, in black Africa native traditions were used in the adaptation of socialist, mainly Marxist, doctrines and political systems based on them. Noteworthy instances were the socialist system of Tanzania (decentralized under an internationally supported economic reform program of the early 1990s) and the socialist theories of intellectual leaders such as Kwame NKRUMAH of Ghana, Julius K. NYERERE of Tanzania, Leopold Sedar SENGHOR of Senegal, and Sekou TOURE of Guinea. Socialism in these theories is usually understood as a combination of Marxism, anticolonialism, and the updated tradition of communal landownership and tribal customs of decision making. Most of sub-Saharan Africa's socialist countries adopted free-market reforms in the late 1980s and early 1990s.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arab socialism likewise represents an effort to combine modern European socialist ideology with some Islamic principles. The BAATH PARTY in Iraq and Syria and the Destour party in Tunisia have held power for considerable periods; Algeria also has had a socialist system since its independence. In the Third World, however, socialism has often been simply an ideology of anticolonialism and modernization. Overtly Marxist movements, aided by the USSR, China, or Cuba, nevertheless seized power in such African countries as Angola, Ethiopia, and Mozambique. South Africa's AFRICAN NATIONAL CONGRESS (ANC) was also strongly influenced by Marxist ideas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THE NEW LEFT&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In the West in the 1960s a radical socialist movement, known as the New Left, arose principally out of the disaffection of young people with the way of life of advanced industrial society, and not least with its prosperity and conformism. The movement, which was apolitical in nature, sought to expose the growing "alienation" of the individual in advanced industrial conditions, castigating the values of the "consumer society" and attacking many prevailing social institutions. The beliefs of this movement, particularly strong in France, West Germany, and the United States, sprang from many diverse sources. Most important among these were the ideas found in Marx's early writings; the idea of "alienation," as interpreted by such contemporary socialist philosophers as Gyorgy LUKACS and Herbert MARCUSE; EXISTENTIALISM; romantic and utopian ideas adapted from earlier socialist writers (for example, Fourier); sexual radicalism derived from the teaching of Sigmund Freud; and some aspects of Eastern religious traditions, such as ZEN BUDDHISM. Despite its initial appeal and successes, however, the New Left did not prove to be a significant or lasting influence on socialism in its worldwide context or even within advanced industrial societies where conventional varieties still dominated.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;It could well be argued that socialism as an alternative system of society and government failed to live up to its promises; by and large it is today no more than a dream or at best a set of ideal criteria whereby to judge the shortcomings of existing institutions. Socialist ideology, however, remains a popular and widely held political belief, and it has deeply penetrated other ideologies, as can be seen, for example, in the acceptance by many conservatives of the WELFARE STATE and limited planning. The worldwide spread of socialist ideas has also been accompanied by a process of dilution of original principles, as in Western social democracy, and by the degeneration and falsification of its values, as in Marxist states.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;R. N. Berki&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliography: Berki, R. N., Socialism (1975); Brzezinski, Zbigniew, The Grand Failure (1990); Cole, G. D. H., A History of Socialist Thought, 5 vols. (1953-60); Crossman, R. H. S., The Politics of Socialism (1965); Harrington, Michael, Socialism: Past and Future (1989); Howe, Irving, ed., Essential Works of Socialism (1970); Lerner, Warren, History of Socialism and Communism in Modern Times, 2d ed. (1993); Lichtheim, George, A Short History of Socialism (1970); Lindeman, Albert S., A History of European Socialism (1983); Naarden, Bruno, Socialist Europe and Revolutionary Russia (1992); Sternberg, Fritz, Capitalism and Socialism on Trial, trans. by Edward Fitzgerald (1968); Uttig, Peter, Economic Reform and Third World Socialism (1992); Vetterli, Richard, and Fort, William E., The Socialist Base of Modern Totalitarianism (1968); Wilde, Lawrence, Modern European Socialism (1994).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Grolier Electronic Publishing)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294489707470151?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294489707470151'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294489707470151'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/10/approfondimento-socialism.html' title='Approfondimento: Socialism'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294305744181624</id><published>2006-10-27T21:23:00.000+02:00</published><updated>2006-10-27T16:35:33.316+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Liberalism</title><content type='html'>Liberalism, a political philosophy that emphasizes individual freedom, arose in Europe in the period between the Reformation and the French Revolution. During the 16th, 17th, and 18th centuries the medieval feudal order gradually gave way as Protestantism, the nation-state, commerce, science, cities, and a middle class of traders and industrialists developed. The new liberal order--drawing on Enlightenment thought--began to place human beings rather than God at the center of things. Humans, with their rational minds, could comprehend all things and could improve themselves and society through systematic and rational action.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Liberal thinking was hostile to the prerogatives of kings, aristocrats, and the church; it favored freedom--a natural right--from traditional restraints. These notions did much to precipitate the American and French revolutions and were important factors in various uprisings in the 19th century. Liberalism sought to expand civil liberties and to limit political authority in favor of constitutional representative government and promoted the rights to property and religious toleration. In the economic sphere, classical liberalism was opposed to direction by the state, arguing with Adam SMITH and David RICARDO that the forces of the marketplace were the best guide for the economy (see LAISSEZ-FAIRE).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;One of the first thinkers to formulate a comprehensive liberal philosophy was the Englishman John LOCKE. As a political philosopher, Locke was widely influential. Thomas Jefferson drew upon his ideas in framing the Declaration of Independence, and the French Enlightenment philosophers VOLTAIRE and MONTESQUIEU were indebted to him. Leading liberal voices in the 19th century included Jeremy BENTHAM, John Stuart MILL, Alexis de TOCQUEVILLE, and Thomas Hill Green.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In its full flower in the 19th century, liberalism stood for limited government with a separation of powers among different branches such as the legislative, executive, and judicial and for economic free enterprise. Because of the reaction against the excesses of the French Revolution, however, liberalism shed some of its reliance on rationalism and began to base itself on utilitarianism. A link was thus forged between early revolutionary individualism and a new idealistic concern for the interests of society. In England the Liberal party, which espoused liberal doctrines, came into being (1846) under the leadership of Lord John Russell (later Earl Russell) and William E. GLADSTONE. In France, liberalism developed in opposition to the policies of the restored Bourbon kings and became a major force in the Third Republic; leading French liberals were Leon GAMBETTA and Georges CLEMENCEAU. In the United States the most characteristic representative of liberalism was Woodrow WILSON.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;By the 20th century, political and economic thinking among liberals had begun to shift in response to an expanding and complex economy. Liberals began to support the idea that the government can best promote individual dignity and freedom through intervention in the economy and by establishing a state concerned about the welfare of its people. With the rise of the WELFARE STATE, the new liberals also looked to government to correct some of the ills believed to be caused by unregulated capitalism. They favored TAXATION, MINIMUM WAGE legislation, SOCIAL SECURITY, ANTITRUST LAWS, public education, safety and health laws, and other measures to protect consumers and preserve the environment (see GOVERNMENT REGULATION). Some liberals became socialists, although opposing doctrinaire Marxism and communism. The more traditional free-market liberals found themselves classed as conservatives.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lennart Frantzell&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliography: De Ruggiero, Guido, The History of European Liberalism, trans. by R. C. Collingwood (1927; repr. 1977); Eccleshall, Robert, British Liberalism (1986); Gerber, William, American Liberalism, rev. ed. (1987); Gray, John, Liberalism (1986); Hamby, Alonzo, Liberalism and Its Challengers (1985); Macedo, Stephen, Liberal Virtues (1990; repr. 1991).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Grolier Electronic Publishing)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294305744181624?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294305744181624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294305744181624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/10/approfondimento-liberalism.html' title='Approfondimento: Liberalism'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294350159273631</id><published>2006-10-27T08:31:00.000+02:00</published><updated>2006-10-27T16:34:55.206+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: Il sistema politico</title><content type='html'>1. La scienza della politica e il paradigma del S. politico - 2. Definizioni - 3. L'analisi sistemica della politica - 4. Critiche e sviluppi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.Per l'approccio sistemico allo studio della politica e' stato scritto ormai ben piu' di un epitaffio, ora dolente, ora compiaciuto. Quell'insieme eterogeneo di teorie, caratterizzate dalla centralita' del concetto di S. politico, che politologi per lo piu' americani elaborarono nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta sull'onda lunga' della rivoluzione comportamentista, non sembra trovare alcun riscontro nei contributi maggiori della scienza della politica dell'ultimo decennio. Eppure, i lavori di Almond, Deutsch e Easton, o di Mitchell, e di Caplan e Rosenau per quanto concerne gli studi di politica internazionale, rappresentarono, complessivamente considerati, uno dei piu' importanti tentativi di fornire alla scienza della politica un linguaggio comune e originale, che fosse in grado di fondarne la distintivita' rispetto alle discipline a essa contigue. Tale linguaggio fu in gran parte mutuato dalla teoria generale dei sistemi, ma non mancano nozioni e concetti derivati da teorie che negli anni Sessanta si stavano affermando in vari altri campi, come la cibernetica, che in ambito politologico fu coniugata con la teoria dei sistemi da Deutsch, o il funzionalismo, sviluppato nei lavori di Almond. Nella seconda meta' degli anni Sessanta, dopo la pubblicazione dei lavori di Easton, la scienza della politica fini' per essere identificata con la teoria sistemica della politica, che rappresento' inoltre il principale veicolo di diffusione del comportamentismo negli studi politici e segno' il momento di massima affermazione della scienza politica statunitense. Al declino della teoria sistemica corrisposero, parallelamente, la definitiva eclisse del behaviorism e un recupero di identita' della scienza politica europea. Ma la decade of disillusionment che ha dato origine negli Stati Uniti allo svuotamento analitico dell'armamentario teorico comportamentista, ha anche segnato l'inizio di quella "tragedia della scienza politica" dovuta all'assenza di paradigmi in grado di vantare un almeno equivalente potenziale euristico.&lt;br /&gt;Intorno alla meta' degli anni Sessanta il S. politico si presenta dunque come il paradigma dominante nella disciplina. L'adozione di tale paradigma risponde da un lato all'esigenza di formulare una teoria generale della politica, dall'altro, e preliminarmente, all'individuazione dell'unita' di analisi in grado di costituire il nucleo della teoria stessa. In questa prospettiva, la nozione di S. politico viene assunta quale nozione centrale della scienza della politica per la sua capacita' di conferire autonomia analitica alla politica, e quindi alla scienza politica; per il suo presupporre sia una distinzione tra l'oggetto di studio e il suo ambiente esterno, che consente di studiare le interazioni tra il S. politico e i sistemi sociali con esso confinanti, sia l'esistenza di un'articolazione interna al sistema, che consente lo studio delle relazioni tra i sottosistemi dello stesso S. politico; infine, perche' ritenuta in grado di guidare la ricerca empirica. Il S. politico assurge dunque a unita' di analisi fondante la disciplina, a elemento in grado di fissare l'identita' della scienza politica: in quanto elemento centrale della definizione di politica lo diviene, indirettamente, anche della scienza della politica stessa.&lt;br /&gt;2. Il S. politico viene definito genericamente, attingendo al quadro teorico della General Systems Theory; e in modo particolare alla definizione di sistema elaborata da Rapoport, come insieme di "parti" collegate reciprocamente da "interrelazioni". Al di la' della convergenza di fondo su tale definizione, gli autori si differenziano pero' molto nella concreta delimitazione dei "confini" del sistema, e dunque nella sua definizione operativa. Per Easton, influenzato dal Lasswell degli studi sul potere, il S. politico e' costituito da un insieme di interazioni, astratte dalla totalita' del comportamento sociale, attraverso il quale i valori vengono allocati autoritativamente a favore di una societa'. Per Almond e Powell si tratta invece, molto weberianamente, dell'insieme di tutte le interazioni che riguardano l'uso o la minaccia dell'uso della forza legittima. Per Dahl e' S. politico ogni insieme rilevante di relazioni umane che implicano, in misura non irrilevante, potere, comando o autorita'; Urbani lo definisce l'insieme analiticamente rilevante dei processi osservabili come interdipendenti, mediante i quali una qualsiasi comunita' sociale prende decisioni politiche. Tale eterogeneita' e' giustificabile all'interno di un quadro teorico come quello sistemico, che fornisce nozioni e ipotesi generali e astratte, di cui si pretende l'applicabilita' a qualsiasi tipo di interrelazione. La definizione di cio' che costituisce un sistema di interrelazioni e' dunque del tutto arbitraria e puramente nominale. Costruire un sistema consiste, tautologicamente, nel definirne i confini. La scelta di tali confini, e dunque degli elementi che fanno parte del sistema, e' soggetta soltanto a considerazioni di utilita' operazionale.&lt;br /&gt;Costruzione arbitraria per eccellenza, un sistema non ha significato, se non in rapporto alla totalita' dalla quale lo si e' estrapolato. Una volta fissati i confini del S. politico, l'analisi sistemica si concentra sulle transazioni tra il Sistema e il suo ambiente. In cio' risiede, secondo Easton, la portata innovatrice dell'approccio, rispetto alla tradizionale analisi istituzionalista, che si era fino ad allora concentrata sullo studio delle strutture e dei meccanismi decisionali interni al S. politico.&lt;br /&gt;In A Systems Analysis of political life, pubblicato nel 1965, Easton propone, rifacendosi alla cibernetica wieneriana, di considerare il S. politico come una black box, una scatola nera della quale e' possibile analizzare unicamente le interazioni con l'esterno, ed e' su tali interazioni che deve concentrarsi l'analisi sistemica della politica. e' invece l'aderenza al paradigma comportamentista che consente di spiegare l'emergere, quale tema centrale di tale analisi, la persistenza e l'adattamento del sistema, in seguito a stimoli provenienti dall'ambiente esterno. Qual e' la natura degli stimoli ambientali, e quali sono i processi attraverso cui tali stimoli vengono comunicati al sistema? Da dove deriva la capacita' del sistema di mantenersi in equilibrio, nonostante le pressioni ambientali? Come dar conto della persistenza dei S. politici in un mondo caratterizzato dal mutamento? Queste le domande principali per le quali i teorici del S. politico si preoccupano di formulare risposte soddisfacenti.&lt;br /&gt;3. Chi si e' occupato di analisi sistemica della politica si e' quasi sempre concentrato sui lavori di Easton, in quanto unico, tra i diversi autori che assumono il S. politico quale paradigma teorico comune, disposto a sviluppare una teoria generale della politica basandosi esclusivamente su nozioni elaborate in un quadro sistemico coerente. Della sua proposta teorica ripercorreremo qui in sintesi i tratti principali. L'autore descrive le relazioni tra il S. politico e il suo ambiente come un circuito cibernetico chiuso: tutte le transazioni possibili tra sistema e ambiente sono incluse nel circuito, che si trova in uno stato di moto incessante. Di tale movimento non e' dato peraltro cogliere il momento iniziale: un'esigenza una decisione o una retroazione sono sempre infatti il frutto di movimenti o stimoli anteriori. La concezione del circuito cibernetico e' stata acclamata da alcuni autori, causa il suo rompere con l'analisi statica tradizionale, come una conquista teorica di dirompente portata innovatrice.&lt;br /&gt;L'ambiente del S. politico comprende due categorie: l'ambiente infra-societario, composto dall'insieme dei sistemi sociali inclusi nella societa' della quale il S. politico e' un aspetto, e l'ambiente extra-societario, che comprende i sistemi sociali e politici esterni a tale societa'. Dall'ambiente, cosi' delineato, confluiscono al S. politico apporti di diversa natura (inputs), differenziabili secondo le categorie della domanda e del sostegno. Le domande (demands), basate su bisogni (aspettative, ideologie, interessi, motivazioni, opinione pubblica), premono sul sistema, dal quale pretendono che una qualche allocazione autoritativa di valori sia posta in essere. L'accumulazione di domande, spesso contraddittorie, che insistono sui confini sistemici in attesa di soddisfazione, puo' causare un sovraccarico (stress) tale al S. politico, da limitarne o, in una situazione limite, impedirne l'attivita' di allocazione dei valori alla societa'. Tuttavia, ciascun S. politico sviluppa una (maggiore o minore) "capacita'",da un lato di sopportare, dall'altro di contrastare lo stress da sovraccarico di domande: se infatti attraverso vari meccanismi di filtraggio/riduzione/regolazione (operati dai gatekeepers -"guardiani" di kafkiana memoria - e dalle norme culturali) o di soddisfazione delle esigenze (ma le risorse del sistema non sono illimitate) il sistema riesce parzialmente a ridurre, contrastandola, la tensione sui propri confini, attraverso lo sviluppo del sostegno crea invece le condizioni per sopportare quella parte di sovraccarico non altrimenti regolabile.&lt;br /&gt;Il sostegno (support) costituisce la seconda categoria di immissione (input) nel S. politico. Al contrario della domanda, che lo indebolisce, il sostegno rafforza il sistema, ed e' indispensabile per la trasformazione delle domande in emissioni (outputs). Oggetto del sostegno sono tre componenti del S. politico: la comunita' politica, il regime e le autorita'. Ma la principale distinzione del sostegno e' quella tra "sostegno diffuso", derivante sia dal senso di identificazione nella comunita' politica, sia dalla convinzione della legittimita' del regime, e "sostegno specifico", indirizzato alle decisioni, alle azioni e alle manifestazioni delle concrete autorita' politiche.&lt;br /&gt;Le emissioni del sistema consistono in azioni e decisioni delle autorita' in risposta agli inputs provenienti dall'ambiente. Esse retroagiscono sull'ambiente, con effetti che originano nuovi stimoli, sotto forma di nuove domande e nuovo sostegno, che a loro volta origineranno azioni e decisioni da parte del S. politico. Si chiude cosi' il circuito cibernetico di feet-back che, in quanto processo che mette in grado il sistema di controllare e regolare i disturbi portati al sistema stesso, se si dimostra in grado di spiegarne la persistenza, rivela pero' anche la propria inadeguatezza teorica a rendere conto del mutamento del S. politico.&lt;br /&gt;4. L'obiettivo dell'analisi sistemica di spiegare "la persistenza attraverso il mutamento" non sembra dunque essere stato centrato. La stessa categoria di persistenza, uno dei fondamenti dell'epistemologia sistemica, e' stata attaccata a piu' riprese dai suoi critici. L'attribuizione alle scienze sociali del compito di dare conto della persistenza dei sistemi, subordinando a tale compito l'interpretazione della realta' sociale, e' stata ricondotta alla tradizione organicista della sociologia ottocentesca, e quindi sottoposta alle stesse critiche, sotto i cui colpi quella tradizione si era rivelata in tutta la sua portata mistificatrice. &lt;br /&gt;Un altro limite dell'analisi sistemica e' stato individuato nell'eccesso di astrazione concettuale, e nel conseguente difetto di applicabilita' e di traducibilita' empirica. Sebbene l'effetto prodotto dal ricorso alla nozione di S. politico abbia contribuito in misura consistente a modificare gran parte dei fondamenti interpretativi degli ordinamenti politici, sostituendo al tradizionale bagaglio giuridico-istituzionale una concettualizzazione largamente autonoma, e incoraggiando tensione dell'ambito e della tipologia dei fenomeni presi in esame dalla ricerca empirica, fino a includervi aspetti sociali, culturali ed economici precedentemente trascurati, secondo alcuni critici avrebbe fallito l'obiettivo di arricchire gli strumenti osservativi della realta' politica. L'eterogeneita' dei lavori prodotti in tale orizzonte teorico ha inoltre reso difficile la cumulabilita' complessiva dei contributi. &lt;br /&gt;In definitiva, se e' vero che negli anni Settanta la nozione di S. politico e' l'approccio sistemico, con le sue conseguenze in termini di linguaggio e priorita' di ricerca, si sono diffusi nelle scienze sociali (si vedano in Italia i lavori di Sartori e Farneti), e' anche vero che nessun autore ha seguito Easton nello sviluppo di uno schema concettuale sistemico "ortodosso". Le numerose teorie a medio raggio sviluppate a partire dalla categoria di S. politico, come le teorie sulla crisi (Pasquino), o sul rendimento dei sistemi politici occidentali Eckstein, pur utilizzando una terminologia sistemica, prescindono largamente dalle ipotesi postulate da quell'approccio.&lt;br /&gt;Nel decennio successivo, la continuita' di una percezione sistemica si coniuga dunque all'esaurirsi delle sue premesse epistemologiche. Piu' successo sembrano aver sortito invece i tentativi di combinare nozioni sistemiche con nozioni di derivazione funzionalista, come nella produzione di Almond e di Luhmann o, nel caso di Offe, con la teoria marxista.&lt;br /&gt;Secondo Urbani "lo sviluppo di teorie fondate sul paradigma del S. politico e stato molto spesso frenato, oltre che da un insufficiente approfondimento/sfruttamento del sostantivo (il sistema), [...] anche da una insufficiente definizione dell'aggettivo (politico)". Ma se la definizione corretta dei confini del sistema, cosi' come dell'influenza degli outputs sull'ambiente circostante, e' decisiva al fine di ostruire una teoria sistemica della politica, allora, a fronte degli esiti emersi dal recente dibattito sulla complessita' dei S. sociali delle societa' industriali avanzate, il paradigma del sistema politico non puo' che rivelarsi inservibile per cogliere gli aspetti caratterizzanti del mondo contemporaneo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Politica, vocabolario a cura di Lorenzo Ornaghi, Milano, ed. Jaca Book, 1996)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294350159273631?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294350159273631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294350159273631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/10/approfondimento-il-sistema-politico.html' title='Approfondimento: Il sistema politico'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294442446294868</id><published>2006-10-22T22:46:00.000+02:00</published><updated>2006-10-23T12:00:48.003+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Approfondimento: What exactly is  power?</title><content type='html'>Power &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The word power is a common word in everyday  speech and we think little of its meaning. Its meaning is for many  unproblematic, so unproblematic that it's hardly worth consideration. The  concept of power is self evident, part of our commonsense (taken for  granted) knowledge about the world in which we live. We talk of  some people having power while others do not. Power is talked of as if it was  something inherent in people! Yet as we shall see power is many thing to many  people. Once we have come to some understanding of what power is, or what  Marxists believe it to be, we will look at the more important question of how is  power distributed and the mechanisms of power. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Before we go any further some features of  the commonsense definition of power must be taken to task. We are apt to think  of power as something that some people have, just like some people have physical  strength or a bad temper. This is not the most useful way to think of power.  Power should be thought of as existing in social relationships, that is, within  the realm of social interaction. To put it simply, Robinson Crusoe did not have  power until he met Man Friday, then he became a powerful man, at least with  regard to his newly found "friend". Power exists within social relationships not  outside of them. Power does not reside within people nor does it float about  landing on the unsuspecting. Thus, when I speak of people or classes having  power what I mean is power within a social relationship. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Max Weber &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;One of the most influential definitions of  power has been that given by the German sociologist Max Weber. Weber holds a  constant sum model of power, that is, he defines power as something that some  have at the expense of others. As we shall see later Marxists also hold a  constant sum definition of power. Everyone cannot be powerful, if some group of  people has power then this means that some other group does not. Power is thus a  finite resource. He defines power thus: &lt;br /&gt;the chance of a man or a number    of men to realize their own will in a communal action even against the    resistance of others who are participating in the  action &lt;br /&gt;This is  perhaps the most influential definition of power and as we shall see forms part  of the pluralist theory of the distribution of power in capitalist society. But  first we must look more closely at this definition. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Power according to Weber is a finite  resource. Some have power while others do not. Power also involves people doing  things that they would not otherwise do: getting your way "even against the  resistance of others". Thus, it is implicit in his definition that power is only  exercised when people are forced to do things that they would not otherwise do.  For example, let's say that there are a group of students who want to go out for  the night. Some of them want to go to a pub, the others want to go to a club. An  argument ensues and the relative merits of both options are discussed. Perhaps  even certain threats are made, alliances are created and so on. Eventually one  half accepts to do what the other half wants but does so only under duress. This  would be an exercise of what Weber calls power. Power thus involves a conflict  of wants. Implicit in this definition is that where consensus freely exists we  are not to find power. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Distribution of  Power &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The dominant political and academic view of  the distribution of power rests upon this definition of power as outlined by  Weber. But what is this dominant view of the distribution of power within  capitalist society? The dominant conception of the distribution of power is  known as pluralism. Those who hold this theory see capitalist society as being  divided or fragmented up into a whole range of different interest groups. With  increased specialisation, industrialisation, so society becomes more complex.  Different categories of people have different interests and policy preferences  which may not involves interests at all. These different categories of people  can establish interest groups or pressure groups which can in turn influence the  decision making process. Power is fragmented between these different interest  groups thus the term pluralism. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The role of the state in this fragmentation  of power is seen in a very positive light. The state is conceived as akin to the  diplomat, an honest broker. The state mediates between these different interest  groups. It attempts to (within reason) come to some sort of compromise. This  comprise may well come down on the side of one interest group at any given time  but over the long run all interest groups will have their policy preferences  reflected in the decisions of the state. But as we shall see there is a certain  bias (a certain answer is more likely) inherent in their  theory which results from their conception of power, and the method they use to  determine the distribution of power. Let's now examine some pluralist research  and the premises/methods upon which it is based. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pluralist  Research &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;As we noted before implicit in the  definition of power as given by Max Weber is that the exercise of power involves  not just people, social relationships, but also a conflict of desires. Where  consensus exists, real consensus, power does not manifest itself. Pluralists  therefore reason that if the decision taken by a government, or state, were to  reflect the wishes of a given interest group, or social group or class, then  this would mean that this group had power in its relationship with the state. As  a result of such reasoning their empirical research concentrates upon decision  making, comparing decisions reached with the stated wishes of the interested  parties. For example, lets say the CBI wanted to cut down on labour rights while  the trade unions, TUC, wanted greater worker rights. If the government, or  state, consistently took up the position of cutting back such rights we might  argue that the CBI has greater power, with regard to the state than the trade  unions. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perhaps the best way to explain the method  of pluralist research is to give an example of empirical research. Christopher  Hewitt has conducted pluralist research into the political decision making  process in Britain. His research is typical of most pluralist research. Hewitt  examined the decisions reached by the British parliament, with regard to a wide  range of policies, from the 1940s until the 1960s. He compared the decisions  reached by Parliament with the policy preferences of the various interest groups  involved and also with public opinion. His conclusion was that no one interest  group consistently got its own way all of the time. Thus he concluded that the  pluralist view of power was the most accurate with regard to  Britain. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So as we see the pluralist method is now  laid bare before us. Power is to be gauged by the overt decision making of the  various state bodies and judged in its distribution by comparison with interest  groups preferences and public opinion. The method argue Marxists determine the  outcome to a large extent. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Marxist or Radical View of  Power &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marxists and conflict theorists criticize  this pluralist definition of power, and their methods of determining the  distribution of power, for a number of reasons. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Non-decision making &lt;br /&gt;2. Outcome of decisions &lt;br /&gt;3. Shaping desires &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non-Decision  making &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marxists criticize the pluralist  method/conception of power because it ignores non-decision making. Power is more  than just the ability to make sure certain decisions reflect your own  preferences. Power is also the ability to make sure that certain decisions are  never reached, the ability to set the agenda. By controlling what is discussed,  what issues and what solutions, you can control the eventual outcome of any  decision making process. Marxists would argue that the fact that there has never  been a genuine debate about the relative merits of the two systems, socialism  and capitalism, as evidence that some can set the agenda. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A good example of setting the agenda, one  that I personally experienced, is with regard to the local press and education.  In Northern Ireland we still have the education system that Britain got rid of  many decades ago. The education system is so unjust and unfair that a majority  of all teachers and the population now oppose it. The local media, however,  support it with every column inch printed. When interested parties, those who  wish to see a change in the local education system, write into the paper in  order to start some sort of debate the letters are not printed. The editor  simply gets the letters and puts them in the bin. As a result the agenda is set  and a change in the education system is not on it. You can discuss the state of  the roads (how important!) but not the state of your child's  education. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Outcome of  Decisions &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marxists are also critical of the pluralist  method of determining the distribution of power because they look only at the  decision itself. It may well be that many decisions (this can be disputed!)  reflect the interests of the working-class, and other less "powerful" pressure  groups, yet this means little. To give a rather good contemporary example, the  Foreign Secretary may well decide upon an ethical foreign policy but his actions  would suggest otherwise. The state may well reach a number of decisions but what  is important is if they are put in place, their effectiveness. For example, the  government (not the present Labour one!) might decide to try and achieve a more  equitable distribution of wealth by taxing the wealthy and making employers pay  more. They might legislate this policy through parliament. Yet, the wealthy may  just get their accountants to work the books so that they pay as little as  possible. Employers may just break the law and refuse to pay their workers  anymore. If the government does not enforce the legislation, or does not enforce  it strongly enough, then their decision is null and void. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marxists argue that it is not enough to  simply look at the decision reached you also have to look at the results of such  decisions. We might reason that if a given decision is never really put into  effect that the social group concerned has the power to prevent  it. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Shaping  Desires &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The last aspect of the Marxist or Radical  criticism of the pluralist method neatly dovetails with Steven Lukes radical  definition of power. Steven Lukes has formulated a definition of power that most  Marxists would probably accept. Power for Lukes has three aspects or as he calls  them "faces". First, this is how Lukes defines power: &lt;br /&gt;"A exercises power over B when A    affects B in a manner contrary to B's interests." (even if B is unaware of    this). &lt;br /&gt;The first face  is that of decision making which we already know about. Lukes would accept, to a  certain extent, that if an interest groups interests are reflected in the  decision making process than they have a degree of power in relation to the  decision making body. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The second face is that of non-decision  making which we have also examined. Lukes would also accept that power is more  than just the ability to shape decisions it can also involve setting the agenda  so that certain decisions are never reached. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The third face of power involves something  of a radical departure from the Weberian definition of power. Power is also  according to Luke the ability to shape the desires of others so that they accord  with your own, and are contrary to the individuals or social groups  interests. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marxists and the Third  Face &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lukes definition of power is a definition  that most Marxists could probably agree with. Most Marxists would agree with the  view that power is more than mere decision making, it is also the ability to  shape desires. Where there is agreement pluralists call it consensus Marxists  prefer to call it what it is, false consciousness. In order to understand this  shaping of desires we must first examine the concept of interests. What are  interests? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;By interests I do not mean their hobbies!  Interests refer to certain things which are beneficial to a given individual,  social group or class.  For Marxists classes have certain interests,  members of classes thus have interests in common. Classes, however, do not share  common interests because they do not share a common relationship to the means of  production. In capitalist society some own the means of production (capitalists)  while other must sell their labour-power for a wage (the workers). One seeks to  raise profits by keeping wages low the other seeks high wages in order to keep  their living standard high. Marxists hold an objective conception of interests,  that is, there are certain interests which are the workers real interests  whether they realise it or not. The worker may well think that a minimum wage  and good working conditions are not in their interest but for Marxists it is  obvious that such measures are in their interests. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Let's say that a person is told to stick  their head in the fire. This person is utterly convinced that sticking their  head in the fire is what they should do. Those around the person have told them  that by doing this they will benefit themselves to a great extent. The Marxist  is the kind of person who stands up and says: "Don't stick your head in the fire  it will burn you!" The Marxist thus has an objective conception of interests. Is  the worker who votes for a conservative party time after time, while opposing  every effort by the trade unions to increase wages, any different from the man  or woman who wishes to stick their head in the fire? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Marxist View of the Distribution of  Power &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marxists do not believe that power is  fragmented in capitalist societies like the pluralists argue. For Marxists, such  as Ralph Miliband, power is held by the capitalist class. Power derives from  wealth making political equality one of the many myths that dominate our  conception of capitalist society. Those who own the means of production form a  ruling class. The state is not the honest broker but an instrument of the  capitalist class or at the very least the state takes those decisions which in  the majority favour the interests of the capitalist class. But how is ownership  of capital translated into power? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Mechanisms of  Power &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The capitalist class, those who own and/or  control the means of production it is true do not "govern but contents itself  instead with ruling the government". There are three mechanisms by which this  can be achieved: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Control Over  Resources &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The capitalist class has at its disposal  certain resources, that is, the means of production. It controls the means of  production or to put it slightly differently it controls the flow of capital. It  can if it wishes invest its capital but equally if it so wishes it can withdraw  its capital from circulation. The decision of when to invest, where to invest  and how much to invest is one that is made by the capitalist class. If the state  were to seriously challenge the interests of the capitalist class then the  capitalist class could quite conceivably withdraw its capital from circulation.  As a result capital accumulation would slow, output would fall, and unemployment  would soar. The government of the day would be ruined. Even if it survived it  would be promptly voted out of office at the next general election. The state  also has its own project which it can only achieve with the cooperation of the  capitalist class. As a result the state will not take decisions that go against  the interests of the capitalist class. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitalist control over the means of  production also means that one class has much greater wealth than the other.  This wealth, in the form of profit, can be used in the political sphere. It is  well known that the conservative parties of the world are financed largely by  private industry. It now appears that many former Left wing parties, such as the  British Labour party, are increasingly attracting big business investment. This  money acts as a kind of tacit bribe, in some cases a rather explicit and  manifest bribe. If you don't annoy the capitalist class they will reward you  generously. Any party receiving large sums of money from private industry is  unlikely to be critical towards the same system that brings such money flowing  into their funds. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Control over  Ideas &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Any regime which rules by might alone is  never a regime that will last the course of time. Might must, to give a cliché,  be turned into right. compulsion into duty. The process by which this is  achieved, whether it be in China or  "free" America, can be called  indoctrination. The means of mental production, the media, do not have to be  totally monopolized in order that indoctrination occur. There need only be a one  sided domination of the media, and other institutions of civil society, in order  that indoctrination occur. In capitalist societies we find that, as in China,  the media is owned, and controlled, by a particular section of society. The  capitalist class control the means of mental production and through this control  they propagate and foster what Marxists call a ruling class  ideology. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;What exactly is this ideology? Marxists use  the term in a slightly different way to how most people would use the term. For  Marxists ideology is a set of beliefs and values which mask and distort the  truth, and which function to preserve the status quo. Such beliefs might include  the belief that capitalism is the most efficient economic system or that the  free market ensures democracy. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;With this in mind even a cursory glance at  the national press reveals that the vast majority of newspapers, judged in terms  of circulation and number of titles, reflect the interests of the capitalist  class. It may well appear, in the case of the tabloids, that political news is  almost completely lacking from the newspaper. This is a misleading argument as  even within the most sleazy tabloid newspaper there is to be found political  journalism. In some articles that appear not to favour any political party it is  clear that a certain state of affairs, parliamentary democracy and the free  market economy, are supported. Implicit within many "apolitical" articles is to  be found a subtext. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;By controlling the beliefs and values of a  population you control their actions. Control over the thoughts of an entire  population is the most complete form of control. If people are convinced enough  of the virtues of capitalism and the free market economy then they will never  question any aspect of it. The capitalist class need never actually intervene in  any given situation as those who occupy positions of political power hold the  same outlook as they do. The state need never shoot down a single protesting  worker if the worker so encultured with ruling class ideology never actually  protests about any issue. Ideology is both an example of the power of the  capitalist class and a mechanism for maintaining that power. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Control of the  State &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Many people use the term state and  government interchangeably. One potential consequence of this is the assumption  that a change in government equals a change in the whole state system. This is  not the case. Only a certain number of institutions and positions of power  within the state system are ones based on election. Ralph Miliband, in his early  work at least, argues that one of the reasons why the state is an instrument of  the ruling-class is because those who occupy state elite positions are  predominantly drawn from the ranks of the upper and middle  classes. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;There are a given number of positions within  the state system which bring with them power and authority. Such positions are  what Miliband calls the state elite. The state elite consists of: judges,  cabinet ministers or government, senior civil servants, top military officers  and senior ranking police officers. Those who occupy such positions tend to be  drawn from a certain background. Many will actually come from the capitalist  class itself and there is no shortage of former businessmen in  politics. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In his book, The State in Capitalist  Society, Miliband points to the fact that as you ascend the hierarchy of any  political party you find that as you go up each level there are less and less  people from humble backgrounds. Even those from humble backgrounds will have to  have gone through a process of bourgeoisification, that is, they must have  become like the capitalist class in their outlook. The capitalist class is also  a ruling class because it seeks, and occupies, the state elite positions. Its  power derives from the fact that it has assumed the positions of authority and  power within the state system. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusion &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;As we see there are two competing theories  on the distribution of power. Their results, it would seem, are very much  entangled with their conception of power and the methodology used in their  empirical research. My own view is that their are certain interests, which are  peoples real interests. It is easy enough, in many cases, to know what these  interests are. Any definition of power which overlooks objective interests by  concentrating solely upon the first face of power is simply not adequate. Any  definition that leaves out the possibility that one section of society can shape  the desires of the other is also inadequate. Power is more than simply the  ability to get your way against the will of others, power is also the ability to  shape the desires of others, against their own objective  interests.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294442446294868?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294442446294868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294442446294868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/10/approfondimento-what-exactly-is-power.html' title='Approfondimento: What exactly is  power?'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294565684399495</id><published>2006-10-22T21:07:00.000+02:00</published><updated>2006-10-23T12:00:03.436+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>La camicia della trisavola di Guido Gozzano</title><content type='html'>"Quando (il tempo non ricordo!)&lt;br /&gt;cani, gatti, topi a schiera&lt;br /&gt;ben si misero d'accordo&lt;br /&gt;c'era, allora, c'era... c'era...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  ... un orfano detto Prataiolo, tardo e trasognato, tenuto da tutti per un mentecatto. Prataiolo mendicava di porta in porta ed era accolto benevolmente dalle massaie e dalle fantesche, perche' tagliava il legno, attingeva al pozzo; e quelle lo compensavano con una ciotola di minestra. Ma quando Prataiolo compi' i diciott'anni, il vicinato comincio' ad accoglierlo meno bene ed a rimproverargli il suo ozioso vagabondare.&lt;br /&gt;  Tanto che egli decise di lasciare il paese e di mettersi pel mondo alla ventura.&lt;br /&gt;  Ando' a salutare la sua sorella di latte, Ciclamina, e questa gli disse:&lt;br /&gt;  - Voglio darti una piccola cosa, per mio ricordo. Non sono ricca e non posso fare gran che. Aggiungero' al tuo fardello una logora camicia della mia trisavola, che era negromante.&lt;br /&gt;  Prataiolo non pote' nascondere un sorriso di delusione.&lt;br /&gt;  - Non sdegnare il mio dono, o Prataiolo. Ti sara' piu' utile che tu non pensi. Ti bastera' distendere la camicia per terra e comandare cio' che vorrai: e cio' che vorrai sara' fatto.&lt;br /&gt;  Prataiolo prese il dono, abbraccio' la sorella, e parti'. Verso sera sentiva appetito e trovandosi senza provviste e senza denaro, cominciava ad inquietarsi, perche' aveva ben poca fiducia nella tela miracolosa.&lt;br /&gt;  Volle provare, tuttavia; la distese in terra e mormoro':&lt;br /&gt;  - Camicia della trisavola, vorrei un pollo arrosto!&lt;br /&gt;  Ed ecco disegnarsi a poco a poco l'ombra di un pollo, leggiera dapprima e trasparente, poi piu' densa e concreta, solida e dorata come un pollo naturale. E un profumo delizioso si diffondeva intorno.&lt;br /&gt;  Prataiolo non osava toccarlo, temendo un malefizio. Poi si chino', lo palpo', ne strappo' un'ala, la porto' alla bocca.&lt;br /&gt;  Era un pollo autentico e squisito. Ordino' allora una torta allo zibibbo, un piatto di pesche, una bottiglia di Cipro.&lt;br /&gt;  E tutto si disegnava leggiero, si concretava a poco a poco sulla camicia miracolosa.&lt;br /&gt;  Prataiolo mangiava tranquillo, seduto sull'erba, quando vide sulla strada maestra un mendicante che lo fissava muto e supplichevole.&lt;br /&gt;  - Posso offrirti, compagno?&lt;br /&gt;  Il vecchio non si fece pregare e divise il banchetto con lui.&lt;br /&gt;  Ma quando vide la comparsa meravigliosa delle portate, prego' il ragazzo di donargli la tela magica.&lt;br /&gt;  - Ti daro' questo mio bastone in compenso.&lt;br /&gt;  - E che vuoi che ne faccia?&lt;br /&gt;  - Se tu sapessi la virtu' di questo mio bastone, accetteresti con gioia. Contiene mille piccole celle ed ogni cella racchiude un cavaliere armato e un cavallo bardato di tutto punto. Ogni volta che avrai bisogno d'aiuto ti bastera' comandare: " Fuori l'armata!".&lt;br /&gt;  Prataiolo aveva sempre sognato d'essere generale e non pote' resistere a quella tentazione: accetto' il cambio e si mise in cammino. Ma dopo poche ore era gia' pentito.&lt;br /&gt;  - Ho fame e non ho piu' la mia camicia! A che puo' giovarmi un 'armata quando lo stomaco e' vuoto?&lt;br /&gt;  L'appetito cresceva e per distrarsi egli punto' in terra il bastone e comando':&lt;br /&gt;  - Fuori l'armata!&lt;br /&gt;  Ed ecco un frusci'o dal di dentro, poi aprirsi nel legno tante piccole finestre e da ogni finestra uscir fuori un cosino minuscolo come un'ape; poi crescere in pochi secondi, crescere, formare all'intorno una muraglia di cavalli scalpitanti e di cavalieri armati.&lt;br /&gt;  Prataiolo guardava trasognato.&lt;br /&gt;  - Che cosa comandate, signor generale?&lt;br /&gt;  Egli ebbe un'idea.&lt;br /&gt;  - Che mi sia riportata la camicia della trisavola!&lt;br /&gt;  L'armata parti' di gran galoppo, sparve all'orizzonte, e poco dopo era di ritorno con la tela miracolosa.&lt;br /&gt;  - L'armata rientri in caserma! ...&lt;br /&gt;  Prataiolo punto' il bastone in terra. Cavalli e cavalieri presero a rimpicciolire, in pochi secondi ritornarono minuscoli come api, rientrarono nelle cellette che si rinchiusero sul legno senza lasciar traccia.&lt;br /&gt;  Prataiolo era felice.&lt;br /&gt;  Riprese la via e giunse ad un mulino.&lt;br /&gt;  Il mugnaio era sulla soglia e suonava il flauto: la moglie e i suoi nove figli danzavano intorno. Prataiolo senti' che avvicinandosi gli cresceva una voglia irresistibile di muover le gambe; poi fu costretto da una forza ignorata a ballare con gli altri ballerini.&lt;br /&gt;  Sentiva intanto la moglie del mugnaio che danzando gridava furibonda al marito:&lt;br /&gt;  - Basta! Basta! Uomo senza cuore! Dacci del pane invece che costringerci a ballare!&lt;br /&gt;  Poi rivolgendosi a Prataiolo che ballava con loro:&lt;br /&gt;  - Vedete? Questo mascalzone di marito, quando lo si prega di sfamarci, prende il suo flauto dannato e ci costringe a ballare!&lt;br /&gt;  Il mugnaio, quando gli piacque, smise di suonare e la moglie, i figli, Prataiolo caddero sfiniti dalla ridda vertiginosa. Prataiolo, riprese le forze, distese la camicia della trisavola e comando' un pranzo magnifico. Invito' il mugnaio e la sua famiglia sbigottita a dividere il pasto. Quelli non si fecero pregare, e giunti alle frutta il mugnaio disse:&lt;br /&gt;  - Cedimi la camicia ed io ti do il mio flauto.&lt;br /&gt;  Prataiolo accetto' il cambio, gia' sicuro di cio' che doveva fare poco dopo. Giunto, infatti, a dieci miglia dal paese, spedi' i mille cavalieri che gli riportarono la tela.&lt;br /&gt;  - Ed eccomi ora possessore della camicia, del bastone, del flauto magico... Non posso desiderare di piu'.&lt;br /&gt;  Arrivo' verso sera in una citta' e vide grandi annunci a vivi colori. Si accordava la mano della figlia del Re a chi sapeva guarirla della sua insanabile malinconia.&lt;br /&gt;  Prataiolo si presento' subito alla Reggia. Il Re dava quella sera un banchetto di gala agli ambasciatori del Gran Sultano, ma, udita la profferta dello sconosciuto, lo fece passare all'istante. Prataiolo entro' nella sala immensa, e fu abbagliato dallo sfolgorio degli ori e delle gemme.&lt;br /&gt;  Sedevano a mensa piu' di cinquecento persone, con a capo il Re, la Regina e la Principessa, bella ed assorta, pallida come un giglio.&lt;br /&gt;  Prataiolo fece legare da un servo le gambe della Principessa, senza che i commensali se n'avvedessero, poi si rifugio' in un angolo e comincio' le prime note. Ed ecco un agitarsi improvviso fra i commensali, un fremere di gambe e di ginocchia... Poi tutti s'alzano d'improvviso, scostano le sedie, cominciano a ballare guardandosi l'un l'altro, spaventati.&lt;br /&gt;  Principi, baroni, ambasciatori panciuti, baronesse pingui e venerabili, servi e coppieri, e financo i veltri, i pavoni, i fagiani farciti nei piatti d'oro, tutti si animarono, cominciarono a ballare la danza irresistibile.&lt;br /&gt;  - Basta! Basta! Per pieta'! - gridavano i piu' vecchi e i piu' pingui.&lt;br /&gt;  - Avanti! Avanti ancora! - dicevano i piu' giovani, tenendosi per mano.&lt;br /&gt;  La Principessa, legata alla sua sedia, tentava anch'essa d'alzarsi e guardava gli altri, e rideva giubilante. Quando piacque a Prataiolo, il suono cesso' e i cinquecento ballerini caddero sfiniti sulle sedie e sui tappeti, le dame senza scarpette e senza parrucca. La Principessa rise per un'ora e quando pote' parlare disse al Re:&lt;br /&gt;  - Padre mio, costui mi ha risanata ed io sono la sua sposa.&lt;br /&gt;  Il Re acconsenti', ma Prataiolo esitava.&lt;br /&gt;  - Ho lasciata al paese la mia sorella di latte, bella come il sole e alla quale devo la mia fortuna; vorrei farvela conoscere.&lt;br /&gt;  - Partite, dunque, e portatela fra noi - dissero i commensali.&lt;br /&gt;  I mille cavalieri comparvero, occupando la sala immensa, fra lo stupore generale.&lt;br /&gt;  - Mi sia portata Ciclamina, la mia piccola sorella -. E l'armata attraverso' la Reggia, le sale, gli scaloni, con gran fragore. Poco dopo era di ritorno con la sorella Ciclamina. La fanciulla fu trovata cosi' bella, che un ambasciatore se ne innamoro' all'istante.&lt;br /&gt;  E in uno stesso giorno furono celebrate le doppie nozze.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294565684399495?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294565684399495'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294565684399495'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/10/la-camicia-della-trisavola-di-guido.html' title='La camicia della trisavola di Guido Gozzano'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-113294599162458400</id><published>2006-10-22T08:12:00.000+02:00</published><updated>2006-10-23T11:58:54.626+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>L'apologo di Menenio Agrippa</title><content type='html'>... nel tempo in cui nell'uomo non regnava come ora una perfetta armonia fra tutte le parti, ma ogni membro aveva un suo particolare modo di pensare, un suo particolare modo di esprimersi, si sdegnarono le altre parti che tutto cio' ch'esse si procuravano con la loro attivita', con la loro fatica, con la loro funzione andasse a vantaggio del ventre, mentre questo se ne stava tranquillo nel mezzo, e ad altro non pensava che a godersi i piaceri che gli venivano offerti.&lt;br /&gt;Fecero dunque una congiura, e convennero che le mani non portassero piu' cibo alla bocca, che la bocca rifiutasse quello che le veniva offerto, che i denti non masticassero quello che ricevevano. La conseguenza di questa ribellione fu che, mentre si proponevano di domare il ventre con la fame, non soltanto questo, ma insieme con esso anche le membra e tutto il corpo si ridussero a un estremo esaurimento. &lt;br /&gt;Risulto' quindi evidente che anche il ventre non se ne stava in ozio, ma aveva una sua funzione, e che non era nutrito piu' di quanto non nutrisse restituendo a tutte le parti del corpo, equamente distribuito per le vene, questo sangue cui dobbiamo la vita e le forze e che si forma con la digestione del cibo...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-113294599162458400?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294599162458400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/113294599162458400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/10/lapologo-di-menenio-agrippa.html' title='L&apos;apologo di Menenio Agrippa'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-116093458294956319</id><published>2006-10-14T11:44:00.000+02:00</published><updated>2006-10-15T19:55:18.100+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Mobilitazione di docenti e studenti universitari contro le penalizzazioni previste dalla Finanziaria per l'Universita' e la Ricerca</title><content type='html'>23-27 OTTOBRE SETTIMANA DI MOBILITAZIONE NEGLI ATENEI&lt;br /&gt;27 OTTOBRE ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      Le Organizzazioni e le Associazioni dei docenti e degli studenti universitari si sono riunite, con la partecipazione della RNRP, per una valutazione della proposta di Legge Finanziaria.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;      Le OO.AA. valutano in modo del tutto negativo quanto finora previsto dal Governo, sia sul piano del metodo sia sul piano dei contenuti.&lt;br /&gt;      Sul piano del metodo, le OO.AA. considerano improprio l'inserimento in una legge finanziaria di norme che disciplinano contenuti, come lo stato giuridico, che devono  trovare la loro disciplina in una legge ordinaria ad essi solo finalizzata. Altrettanto impropria e' la introduzione in un decreto legge dell'Agenzia di valutazione. Dietro questi provvedimenti vi sono poi deleghe generiche e gravi manchevolezze.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;      La politica governativa sull'Universita' e la Ricerca appare per ora fortemente deludente:&lt;br /&gt;- sul piano delle risorse, il FFO riceve meno della meta' dell'inflazione reale, e viene mantenuto il taglio alle spese per consumi intermedi previsto dal Decreto Bersani;&lt;br /&gt;- permane molto alto il numero degli studenti idonei (oltre un quarto) che non beneficiano delle borse di studio;&lt;br /&gt;- il reclutamento straordinario di ricercatori giovani e' del tutto insufficiente; e inoltre per questi ricercatori si prevede un'idoneita' nazionale, istituendo cosi' un secondo canale di reclutamento incompatibile con quello ordinario, e senza peraltro indicare il successivo meccanismo di inquadramento presso gli Atenei;&lt;br /&gt;- nuove assunzioni sono praticamente impossibili per il 2007, e fortemente limitate per gli anni successivi;&lt;br /&gt;- agli Enti di Ricerca viene sottratta autonomia attraverso la modifica degli Organi di governo e di gestione.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;      Le OO.AA. si fanno carico del profondo allarme che ha creato in tutto il mondo universitario la previsione del dimezzamento degli scatti biennali: a parte l'indubbio e oggettivo valore punitivo di questa norma, le OO.AA. rilevano come il Governo non abbia compreso che quell'apparente automatismo era ed e' parte essenziale dell'intera struttura retributiva e funzionale dello stato giuridico del docente universitario. Qualsiasi intervento sulle retribuzioni non puo' avvenire al di fuori e prima di un nuovo quadro normativo complessivo dello stato giuridico, ivi compresa la valutazione individuale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;      Appare infine urgente e necessario procedere ad un vero monitoraggio dell'attuazione e degli effetti della riforma didattica, ritenendo inopportuna l'accelerazione dell'iniziativa normativa (i decreti applicativi del D.M. 270/2004) in assenza di una discussione approfondita.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;      Le OO.AA. esprimono l'auspicio che il Governo e il Parlamento vogliano imprimere un segno di radicale cambiamento alla politica per l'Universita', per chi vi lavora, per chi vi studia.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;      In questa situazione cosi' grave, le OO.AA. chiamano  tutte le componenti universitarie alla mobilitazione locale e nazionale, nelle forme che ogni sede scegliera' tenendo conto del seguente calendario:&lt;br /&gt;- una settimana di iniziative locali, dal 23 al 27 ottobre, con assemblee di Facolta' e di Ateneo;&lt;br /&gt;- un'assemblea nazionale a Roma per il 27 ottobre;&lt;br /&gt;- una manifestazione nazionale a Roma, il giorno 17 novembre 2006, giorno di sciopero nazionale nelle Universita'.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;ADU, ANDU, APU, AURI, CISAL- Universita', CISL-Universita', CNRU, CNU, FIRU, FLC-CGIL, SNALS-Universita', SUN, UDU, UILPA-UR&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;      Roma, 13 ottobre 2006&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-116093458294956319?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116093458294956319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/116093458294956319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/10/mobilitazione-di-docenti-e-studenti.html' title='Mobilitazione di docenti e studenti universitari contro le penalizzazioni previste dalla Finanziaria per l&apos;Universita&apos; e la Ricerca'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115998435187954552</id><published>2006-10-04T19:50:00.000+02:00</published><updated>2006-10-04T19:52:44.746+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corso'/><title type='text'>Domani 5 ottobre non c'e' lezione</title><content type='html'>Rinviata la lezione di giovedi', si riprende martedi' prossimo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-115998435187954552?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115998435187954552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115998435187954552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/10/domani-5-ottobre-non-ce-lezione.html' title='Domani 5 ottobre non c&apos;e&apos; lezione'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115813665517973514</id><published>2006-09-24T08:34:00.000+02:00</published><updated>2006-09-27T10:40:18.046+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><title type='text'>Prossimo ricevimento</title><content type='html'>Il prossimo ricevimento e' spostato a lunedi' 25 settembre, dalle 14 alle 15. Il successivo ci sara' mercoledi' 4 ottobre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-115813665517973514?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115813665517973514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115813665517973514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/09/prossimo-ricevimento_24.html' title='Prossimo ricevimento'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115934705744060810</id><published>2006-09-23T10:50:00.000+02:00</published><updated>2006-09-27T11:28:04.256+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Mussi: entro il 2007 riforma del sistema Universita'</title><content type='html'>22 settembre 2006 - Unita'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"HO PARLATO di bordello riferendomi alla governance dell’Universita' italiana, di come e' gestito il sistema universitario del nostro paese a partire dal ministero per finire alla struttura interna degli atenei. Il paragone Universita'-bordello e' offensivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo gli ultimi nella spesa pro-capite in ricerca, ma non nei risultati dove abbiamo punte di eccellenza. Cio' significa che il sistema universitario italiano e' sostanzialmente sano". Il ministro Mussi puntualizza le parole di martedi' al convegno di Confindustria, annunciando che la sua riforma della governance del sistema universitario "sara' presentata al Parlamento per la seconda meta' del 2007".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ministro, non puo' negare che l'espressione "ho trovato un discreto bordello" era abbastanza forte...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Era un'espressione in slang, frutto di un confronto franco fatto con gli industriali che ha portato all'obiettivo comune di rilanciare la ricerca in Italia. Mi riferivo pero' ad uno specifico problema, quello della governance del sistema universitario. A quel complesso sistema di regole, istituzioni, poteri attraverso i quali il sistema stesso viene governato, dal ministero al Consiglio universitario, ai consigli accademici. Si tratta di un sistema antiquato e malfunzionante che va profondamente riformato. Il problema principale e' rompere la tendenza alla conservazione. Dal ministero fino agli atenei esistono sovrapposizioni di competenze che rendono difficile ogni cambiamento. Semplificheremo tutto il sistema, precisando le singole competenze, delegando in modo chiaro i diversi poteri. E vogliamo che ogni ateneo, ogni facolta' siano valutati da un'Agenzia indipendente da governo ed enti stessi che ne rilevi risultati, legando a questo una parte negli anni crescente del budget, premiando coloro che fanno bene. Non vogliamo "controllare" dirigisticamente il merito dei vertici, mica siamo "guardie rosse" durante la rivoluzione culturale cinese... ".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un esempio pratico di queste sovrapposizioni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La proliferazione delle Universita' denunciata anche dal presidente della Repubblica e' l'esempio migliore: in vent'anni gli Atenei sono quasi raddoppiati e sono proliferati le facolta' e i corsi, con una spinta dal basso e dall'alto. Cio' e' stato possibile proprio perche' il sistema non aveva capacita' di autocorrezione. Questa e' la crisi della governance. Ora bisogna far rispettare e rendere piu' rigorosi i requisiti minimi e gli standard. Comunque, gia' a legge esistente, ho fermato l'Universita' di Villa San Giovanni e 5 nuove telematiche che si aggiungevano alle 12 gia' esistenti". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lei cerca consenso per questa "rivoluzione". E i rettori?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"I rettori mi dicono: "e' giusto, ma e' questione assai delicata". E io rispondo: e' delicata, ma va affrontata. Stabilendo che entro il 2007 presenteremo al Parlamento la riforma, ascoltando le indicazioni di tutte le componenti dell'Universita' italiana". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ma negli atenei il potere dei baronati e' sempre forte...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non mi piacciono gli slogan, chi parla di baroni si salva l'anima ma non affronta il problema. Nei prossimi cinque anni andranno in pensione 30 mila docenti, il 47% del totale. e' un'occasione straordinaria per aprire le porte dell'universita' ai giovani. Per questo chiedo in Finanziaria l'inizio di un piano decennale di assunzione di giovani ricercatori e la rimozione del blocco del turn over per universita' e ricerca".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le lauree triennali non danno sbocco verso il mondo del lavoro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La riforma di Berlinguer e' stata positiva, ma ha avuto effetti collaterali indesiderati aggravati dagli interventi della Moratti. Le lauree triennali sono diventate spesso un vicolo cieco, non sono ne' carne ne' pesce. Dobbiamo fare in modo che diano un profilo culturale e professionale per dare sbocchi precisi nel mondo del lavoro. Per farlo ho gia' ridotto il numero degli esami previsti, arrivati in certi casi anche a 35, fissando il limite a 20. Ora bisogna ridurre il numero dei corsi proliferati da 2300 a 5500. Nel decreto sulle classi di laurea c'e' una norma che lo rendera' possibile".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-115934705744060810?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115934705744060810'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115934705744060810'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/09/mussi-entro-il-2007-riforma-del.html' title='Mussi: entro il 2007 riforma del sistema Universita&apos;'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115934657817927675</id><published>2006-09-23T10:40:00.000+02:00</published><updated>2006-09-27T10:44:00.953+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Malauniversita' (di Alfio Mastropaolo)</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Riflessioni.  Gli atenei italiani scontano guasti antichi e recenti, come l'applicazione della riforma Berlinguer-Zecchino. E sullo sfondo c'e' la delegittimazione della cultura come tale&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alfio Mastropaolo &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'universita' e' davvero un problema. Ha ragione il Ministro Mussi, pur se, per quante cose discutibili abbia fatto il suo predecessore, la sostanza dei guasti e' piu' antica. Alcuni sono antichissimi; ma altri sono piu' recenti: come quelli combinati dall'applicazione delle riforme Berlinguer-Zecchino. &lt;br /&gt;Cominciamo dagli studenti, in premessa enunciando la recente radicale trasformazione dell'utenza studentesca. L'evoluzione della scuola media superiore - ove spiccano la demagogica abolizione degli esami di riparazione e la banalizzazione dell'esame di maturita' - ha fatto si' che gli studenti che accedono all'universita' in media dispongono di livelli di conoscenza assai insoddisfacenti. In piu', spessissimo ci s'iscrive all'universita' solo come alternativa alla disoccupazione, ben sapendo che la qualificazione raggiunta non offrira' alcuna garanzia di occupazione futura. Con che impegno si studia in tali condizioni? &lt;br /&gt;Sullo sfondo c'e' poi una piu' generalizzata delegittimazione della cultura come tale. In tutte le societa' occidentali si spregiano ormai le idee generali, l'astrazione, la ricerca e sempre meno scuola e universita' sono riconosciute luoghi di promozione culturale e civile, ove acquisire capacita' di riflessione, argomentazione e critica. &lt;br /&gt;In tale scenario si situa l'introduzione del nuovo regime 3+2+3. Tralasciamo un movente inconfessabile (l'Italia doveva moltiplicare in fretta i laureati per reggere la concorrenza statistica col resto d'Europa) e veniamo alla sostanza. Il nuovo regime voleva soddisfare un'esigenza fondamentale. Ormai troppi studenti appassivano nei ranghi dei fuori corso, mentre un ciclo di studi piu' leggero, magari professionalizzante, ne avrebbe soddisfatto una quota cospicua. Le lauree biennali avrebbero offerto a chi era interessato una formazione piu' protratta e qualificata. &lt;br /&gt;Il disegno era intelligente e realistico. Ma l'hanno in buona parte vanificato il deficit di competenze degli studenti, la contrazione del mercato del lavoro (per cui tantissimi si proiettano comunque verso le biennali) e soprattutto l'incrocio di norme macchinose e noti difetti degli accademici. &lt;br /&gt;Intanto, il carico di studio nei trienni andava alleggerito, mentre spesso nei trienni si sono forzati i vecchi curricula quadriennali. Inoltre, con la motivazione di fornire una formazione professionalizzante, s'e' registrata un'incontrollata proliferazione di diplomi dai titoli fantasiosi e dai contenuti illusorii. Ogni congrega accademica ha voluto il suo, magari in qualche remoto comune di provincia (gia', c'e' pure la proliferazione delle sedi!), mentre l'ultimo danno lo hanno fatto le nuove norme che regolano il finanziamento delle universita'. Chi ha piu' studenti, ha piu' disponibilita' finanziarie. Dunque, dagli a inventarsi diplomi! &lt;br /&gt;I problemi delle lauree triennali ricadono sulle lauree specialistiche. Anche qui i docenti hanno dato prova di sfrenata fantasia. Ma se forse basterebbe un rigoroso vaglio (nazionale) per rimediarvi, il vero problema e' l'assenza sovente di un'accettabile formazione di base. &lt;br /&gt;Ci sono infine i dottorati di ricerca. Due almeno i punti critici. L'uno e' il "provincialismo" conseguente la dismissione, dipendente dall'autonomia finanziaria riconosciuta alle universita', dei consorzi interuniversitari di dottorato. I quali costituivano una preziosa opportunita' per mettere i dottorandi a contatto con un gruppo di docenti piu' vasto, ma anche per definire standard di valutazione piu' affidabili: peraltro, le commissioni per l'esame finale erano costituite centralmente. Oggi tutto si svolge in sede locale, ci si addottora dove si erano iniziati gli studi e la qualita' delle tesi e' modesta, perche' ogni dottorato la giudica da se'. &lt;br /&gt;Il secondo punto critico e' l'attivazione, da alcuni anni in qua, di una quota sostanziosa di dottorati senza borsa. Se e' giusto accrescere il numero dei dottori, guai a far nozze coi fichi secchi. Far ricerca e lavorare e' un'impresa impossibile. E naturalmente ne scapita la qualita'. &lt;br /&gt;Nell'insieme e' uno stato di cose penoso. Per il quale non e' certo un rimedio la corsa a istituire centri formativi "d'eccellenza" (ai tre livelli e magari privati). Se potrebbero servire scuole sperimentali che interagiscano con le altre, le "eccellenze" sono la caricatura delle grandes e'coles transalpine, che drenano una quota sproporzionata di risorse finanziarie e sono essenzialmente circoli ove le future e'lite intessono i loro networks relazionali. &lt;br /&gt;E' del resto discutibile, in un regime democratico, la gerarchizzazione tra un sistema formativo di serie A, riservato a pochi eletti, e un sistema di serie B. La tradizione italiana prevede che tutte le universita' operino su un piede di parita' e, a ben guardare, le differenze qualitative tra un'universita' e l'altra, che pure non mancano, non erano ne' clamorose, ne' irreversibili. Non v'e' motivo per dismettere questo modello. &lt;br /&gt;Qualcuno, ripetendo lo stucchevole ritornello della concorrenza, suggerisce di premiare finanziariamente le universita' piu' meritevoli e penalizzare le altre. Ma se l'adozione di un sistema di valutazione della ricerca (anche se andra' perfezionato) e' stata una mossa azzeccata, non dimentichiamo che in Italia la mobilita' degli studenti e' circoscritta. Quindi quelli di Bari hanno diritto al medesimo trattamento, e alla stessa qualita' di servizio, di quelli di Milano. Piuttosto: se si sa che una facolta' non raggiunge uno standard accettabile, che la si commissari (o si penalizzino i docenti vecchi, reclutandone magari di nuovi)!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tratto da: AprileOnLine.Info n. 229  del 22/09/2006)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-115934657817927675?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115934657817927675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115934657817927675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/09/malauniversita-di-alfio-mastropaolo.html' title='Malauniversita&apos; (di Alfio Mastropaolo)'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115934713458502089</id><published>2006-09-22T10:51:00.000+02:00</published><updated>2006-09-27T11:13:28.416+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Universita', il ministro all'attacco. "Ai vertici c'e' un discreto bordello"</title><content type='html'>20 settembre 2006 - repubblica.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mussi annuncia una riforma radicale entro il prossimo anno&lt;br /&gt;Obiettivi sono governance degli atenei e contratti dei docenti&lt;br /&gt;Lotta contro il precariato e le basse retribuzioni dei ricercatori. Per la Finanziaria la sua richiesta sara' 700-900 milioni di euro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con quest'anno, ma magari il prossimo, ci sara' un intervento sui vertici degli atenei. Il ministro dell'Universita' Fabio Mussi, parlando alla platea di Confindustria per la giornata della ricerca, annuncia che provera' "a introdurre una riforma sulla governance dell'universita', perche' ora e' un discreto bordello". A questa ipotesi, poi, vorrebbe collegare la contrattualizzazione dei docenti universitari. "Non e' sensato che un parlamentare come me guadagni come cinque dirigenti di istituti di ricerca messi insieme". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ragione di quest'intervento, aggiunge Mussi, e' che se si deve valutare il merito, bisogna farlo a 360 gradi. Perche' non e' possibile che chi non e' controllato controlli il merito di altri. Insomma, dice, "la catena del merito deve arrivare in tutti i settori", incluso quello privato. Mussi osserva poi che i ricercatori italiani "non sono retribuiti e motivati adeguatamente", sebbene siano al terzo posto per pubblicazioni scientifiche dopo Stati Uniti e Gran Bretagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sono molto produttivi - continua il ministro - ma vivono spesso in condizioni di precarieta' persistente ed e' intollerabile che il loro lavoro sia precario e malpagato fino alla pensione". Qui Mussi diventa durissimo: "E' intollerabile che un giovane che si consuma le scarpe in qualche ufficio politico guadagni subito di piu' di un giovane ricercatore che ha studiato per anni". E' di fondamentale importanza quindi "aprire le porte ai giovani con retribuzioni adeguate"; e in questo senso auspica "un ricambio generazionale nelle universita'". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo un'indagine sul mondo universitario, spiega il ministro, "ho trovato lauree facili, universita' che non sono tali, 14 atenei in piu', proliferazioni indecorose di sedi e di corsi, 12 universita' telematiche gia' riconosciute e altre cinque pronte a esserlo". Ma l'universita', ha sottolineato Mussi, "non e' un computer e mi sono ritrovato a stralciare un sacco di roba". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la Finanziaria il ministro ha annunciato che chiedera' circa 700-900 milioni. La richiesta complessiva di fondi finalizzati a ricerca e sviluppo, compreso il piano Bersani per l'innovazione, sara' pari allo 0,1% del Pil. "Naturalmente - ha affermato il ministro - c'e' un problema di conti pubblici molto acuto. Tra me e Bersani, comunque, il complesso dei nuovi investimenti varra' circa un miliardo e mezzo di euro aggiuntivi. Spero che ci sia tutto, o almeno una parte significativa".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-115934713458502089?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115934713458502089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115934713458502089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/09/universita-il-ministro-allattacco-ai.html' title='Universita&apos;, il ministro all&apos;attacco. &quot;Ai vertici c&apos;e&apos; un discreto bordello&quot;'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115720053609939679</id><published>2006-09-22T00:08:00.000+02:00</published><updated>2006-09-22T19:20:08.726+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>Prenotazioni per il 25 settembre</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scienza Politica e Politica Comparata:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Petrarca Maria Teresa RI/501&lt;br /&gt;Vivo Erminia PS/150&lt;br /&gt;Scida Rossella SD 1243&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Altri insegnamenti di v.o., triennale e specialistica:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Nave Daniele&lt;br /&gt;Persico Giovanna SP/10236&lt;br /&gt;Salvo Ida SD/1370&lt;br /&gt;Abbati Chiara RD/1411&lt;br /&gt;Di Donato Carla SD/1848&lt;br /&gt;Zingaro Giuditta SD/1386&lt;br /&gt;Bettalico Romina RD/1418&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-115720053609939679?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115720053609939679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115720053609939679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/09/prenotazioni-per-il-25-settembre.html' title='Prenotazioni per il 25 settembre'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115894728290507297</id><published>2006-09-20T19:46:00.000+02:00</published><updated>2006-09-22T20:12:43.226+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>E' piu' attraente la mini-universita'</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Economia.  In tre anni sono aumentati del 10 per cento i diplomati che scelgono gli atenei piuttosto che le aziende. E' l'effetto della riforma del 3+2, ma e' presto per esultare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea Scarchilli &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel giro di tre anni sono aumentati del dieci per cento i diplomati che, dopo la maturita', decidono di continuare gli studi. E' il dato "pesante" che emerge da un indagine condotta dall'Istat proprio sull'universo dei diplomati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo studio ha rilevato che la quota di chi e' impegnato esclusivamente all'universita' e' salita al 34,2 per cento, praticamente un diplomato su tre. Tre anni fa era ferma al 24,8 per cento. Di conseguenza, gli "attivi nel mondo nel lavoro" (occupati o alla ricerca di un impiego) sono molti di meno: il 62,8 per cento contro il 72,3 per cento del 2001. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' chiaro che un cambiamento statistico cosi' drastico non puo' essere casuale. L'Istat ha individuato la causa nella riforma del sistema universitario che ha introdotto, al posto delle vecchie lauree quadri o quinquiennali, il sistema del 3+2 (laurea triennale piu' eventuale specialistica biennale). E' indiscutibile, quindi, che la riforma un primo risultato l'abbia conseguito: quello di avvicinare molti giovani allo studio universitario. Sono di piu' i diplomati che tentano, attratti dalla prospettiva di un percorso accademico piu' breve. Ma quanti di loro riescano a portare a conclusione gli studi, in quanto tempo e, soprattutto, in che misura le lauree brevi siano compatibili con il mondo del lavoro, sono interrogativi a cui si potra' rispondere solo tra qualche tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il tipo di diploma.&lt;/span&gt; In questo senso i diplomi non sono tutti uguali. Due liceali su tre, ad esempio, scelgono l'universita'. Mentre l'88 per cento dei provenienti dagli istituti professionali e il 74 per cento dei diplomati negli istituti tecnici opta per il mondo del lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'area geografica e il genere.&lt;/span&gt; I maschi sono piu' propensi a cercare un impiego subito dopo gli istituti superiori: lo fa il 65 per cento di loro contro il 60 per cento delle ragazze. Cambia anche la percentuale a seconda della collocazione geografica: se nel Nord cercano lavoro dopo gli studi superiori 65 diplomati su cento, al Sud la percentuale scende al 62. Questo e' un effetto, probabilmente, di un mercato del lavoro, quello settentrionale, piu' dinamico e prodigo di opportunita' rispetto a quello del Mezzogiorno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le retribuzioni.&lt;/span&gt; In media, entro i tre anni, dalla fine degli studi, i ragazzi diplomati che hanno trovato lavoro guadagnano 1007 euro. Le ragazze 156 euro di meno. La disparita' cresce se si prende in considerazione il solo Meridione: qui la differenza uomini – donne ammonta a 256 euro. La cifra scende a 149 euro nel Nord Italia e a 118 nelle regioni centrali. Nel Meridione, poi, il 33 per cento dei diplomati non arriva a guadagnare 750 euro mensili (Al Centro la quota e' del 23 per cento, al Nord appena il 14). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I canali di accesso.&lt;/span&gt; Un diplomato su quattro trova lavoro grazie a familiari o conoscenti, uno su cinque presentando una domanda al datore, uno su dieci attraverso chiamate dirette dalle aziende e appena quattro su cento grazie alle agenzie di collocamento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il giudizio.&lt;/span&gt; Nel complesso, il giudizio dei diplomati verso l'occupazione svolta e' sostanzialmente positivo. L'aspetto piu' apprezzato e' il grado di autonomia sul lavoro (l'88,3 per cento si dichiara molto o abbastanza soddisfatto), seguito dal tipo di mansione svolta (83,4 per cento), dalla stabilita' e sicurezza del posto di lavoro (78,3 per cento) e dal trattamento economico (74,6 per cento). Non sempre, tuttavia, un inserimento rapido nel mercato del lavoro assicura buone prospettive di crescita professionale. La percentuale di soddisfatti relativamente alle possibilita' di carriera offerte dal lavoro trovato scende, infatti, al 61,5 per cento con forti differenze di genere (tra le donne soltanto il 54,5 per cento si ritiene soddisfatta). Inoltre, appena il 55,1 per cento apprezza il modo in cui riesce a utilizzare nel lavoro le conoscenze acquisite nel corso degli studi secondari superiori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tratto da: AprileOnLine.Info n. 223  del 14/09/2006)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-115894728290507297?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115894728290507297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115894728290507297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/09/e-piu-attraente-la-mini-universita.html' title='E&apos; piu&apos; attraente la mini-universita&apos;'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115934725331710886</id><published>2006-09-07T10:53:00.000+02:00</published><updated>2006-09-27T11:39:15.510+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>L'Universita' che vuole l'Ulivo</title><content type='html'>05 settembre 2006 - repubblica.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Esami, crediti, concorsi, precari. Quale modello si inizia a disegnare dopo le decisioni del ministro Fabio Mussi nei primi cento giorni di governo. Le reazioni di rettori e studenti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Massimiliano Papasso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il limite di 20 esami da sostenere per chi vuole conseguire una laurea triennale, l'attuazione della riforma "ad Y" entro il 2011, la possibilita' per gli studenti che cambiano percorso di studio di veder riconosciuti almeno la meta' dei crediti conquistati. A tre mesi dal suo insediamento comincia a prendere corpo la nuova universita' targata Fabio Mussi.&lt;br /&gt;Il ministro diessino, infatti, ha inoltrato a tutti gli organismi competenti uno schema di decreto sulle nuove classi di laurea. Un provvedimento in verita' varato dall'ex ministro Moratti sul finire della scorsa legislatura e che Mussi aveva deciso di "congelare" per limarne alcune parti subito dopo la sua nomina. Cosi', dopo un'attenta rilettura di quanto scritto dalla maggioranza di centrodestra, Mussi adesso ha dato il via libera al provvedimento non prima pero' di aver provveduto a modificarne i punti piu' controversi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Venti esami per una laurea.&lt;/span&gt; Se infatti il nuovo testo lascia pressoche' invariate la definizione delle nuove classi di laurea, il Ministero ha ritenuto opportuno concentrarsi su altri particolari. Una delle novita' del nuovo decreto prevede, per le lauree triennali e per quelle a ciclo unico, un limite massimo di esami da sostenere: 20 per quelle di primo livello, 12 per quelle magistrali. Inoltre tutte le universita' dovranno assicurare all'interno di eventuali nuovi corsi di laurea che almeno la meta' dei docenti sia di ruolo. Provvedimenti che vogliono essere soprattutto un invito rivolto agli atenei a mettere un freno alla eccessiva frammentazione didattica degli ultimi anni. Un invito ad una maggiore attenzione che tocca anche le cosiddette convenzioni, cioe' gli accordi tra atenei e ordini professionali che garantivano a studenti "particolari" fino a 2/3 di una laurea senza aver sostenuto nemmeno un esame. Adesso le universita' non potranno riconoscere a giornalisti, dipendenti dei ministeri, consulenti del lavoro e poliziotti piu' di 60 crediti per le lauree triennali e 40 per quelle magistrali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Crediti e riforma ad Y.&lt;/span&gt; Altra importante modifica riguarda invece il sistema dei crediti che caratterizzano ogni esame. Su questo tema il precedente governo aveva introdotto una norma che aveva mandato su tutte le furie i rettori: qualora uno studente decidesse di cambiare universita' o corso di laurea, i crediti acquisiti durante gli studi dovevano "obbligatoriamente" essere riconosciuti dalle altre universita'. Un diktat che i rettori rispedirono al mittente minacciando di ricorrere alla giustizia amministrativa e che adesso Mussi ha provveduto a limare. Spettera' ad ogni singolo ateneo decidere quanti e quali crediti riconoscere agli studenti. Con un unico vincolo: quello di assicurare almeno la meta' dei crediti conseguiti nel corso degli studi.&lt;br /&gt;Si dilatano inoltre anche i tempi di attuazione del nuovo ordinamento ad "Y" che, secondo quanto teorizzato dal governo Moratti, avrebbe dovuto mandare in pensione il "3+2" gia' a partire dall'anno accademico che e' alle porte. Il precedente testo, infatti, prevedeva che la nuova riforma dovesse essere adottata dagli atenei dal 2006/2007 e in ogni caso non oltre il 2008. Adesso, invece, le universita' avranno piu' tempo per adeguarsi (tre anni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il "New deal" di Mussi.&lt;/span&gt; Inizia cosi' a prendere forma la nuova universita' pensata da Fabio Mussi che, come ha piu' volte ripetuto a studenti, docenti e rettori incontrati durante il lungo tour negli atenei italiani, "non puo' essere realizzata buttando nel cestino le precedenti leggi, quanto piuttosto intervenire per modificarle". Una politica inaugurata pochi giorni dopo l'insediamento nella sede di piazzale Kennedy prima con il blocco del decreto che istituiva la chiacchierata universita' "Francesco Ranieri" di Villa San Giovanni e poi proprio con il congelamento di tre decreti che riguardavano la programmazione degli atenei e, appunto, la determinazione delle nuove classi di laurea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le priorita' in agenda per i prossimi mesi restano una nuova disciplina dei concorsi universitari per dare spazio ai giovani ricercatori, la creazione di un'agenzia indipendente per la valutazione su cui basare poi la ripartizione dei fondi alle universita', e la convocazione di una Conferenza nazionale sulla condizione studentesca, peraltro chiesta anche dagli stessi studenti che in questi giorni non hanno gradito il via libera di Mussi alla riforma a "Y".&lt;br /&gt;"Nonostante le numerose mobilitazioni studentesche - ha sottolineato l'Udu - il ministro Mussi ha deciso di dare attuazione alla riforma firmata da Letizia Moratti che siamo sicuri gettera' nel caos le universita'. Serve al piu' presto un tavolo di confronto".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La soddisfazione dei rettori.&lt;/span&gt; Ma se gli studenti storcono il naso, per i rettori il New deal di Mussi sembra essere cominciato con il piede giusto. "Anche se non siamo di fronte al testo definitivo, in linea di massima sono abbastanza soddisfatto delle modifiche apportate al decreto dal ministro Mussi - afferma Guido Trombetti, rettore dell'Universita' Federico II di Napoli e presidente della Conferenza dei Rettori - In particolare e' da apprezzare la volonta' di bloccare la proliferazione dei corsi di laurea e la frammentazione degli esami. Il '3+2' sotto questo aspetto ha sicuramente generato degli effetti negativi all'interno del sistema universitario che adesso e' giusto contrastare con dei paletti. Sono dei correttivi che noi rettori attendevamo da tempo". Quindi un ministro promosso a pieni voti? "Diciamo che Mussi per il momento ha mostrato grande attenzione alle richieste della Crui - continua Trombetti - Resta pero' la spina nel fianco dei tagli agli atenei previsti dal decreto Bersani che potrebbero creare degli enormi problemi alle universita' italiane. Stiamo dialogando e resto ottimista sul fatto che si possa trovare la piu' presto una soluzione".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-115934725331710886?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115934725331710886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115934725331710886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/09/luniversita-che-vuole-lulivo.html' title='L&apos;Universita&apos; che vuole l&apos;Ulivo'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115934732591024104</id><published>2006-09-02T10:54:00.000+02:00</published><updated>2006-09-27T11:04:02.463+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>UDU, Mussi vara classi di laurea che attuano Moratti</title><content type='html'>29 agosto 2006 - ADNKRONOS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il Ministro dell'Universita' e della Ricerca Fabio Mussi ha avviato l'iter di approvazione dei decreti attuativi del DM 270/04, che riordina i percorsi di studio universitari, richiedendo i pareri sulle classi a Cun, Cnsu e Commissioni Parlamentari"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo afferma, in una nota, l'Udu (Unione degli universitari), sottolineando che cosi' "Mussi, nonostante le mobilitazioni studentesche degli ultimi anni contro il percorso ad Y, ha deciso di dare attuazione alla riforma firmata Moratti"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Studenti per le liberta'", si a tavolo di confronto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;''Ci associamo alla richiesta avanzata dall'Udu nel dare vita ad un tavolo in cui poter avviare un sano confronto con gli studenti''. Ad affermarlo sono gli ''Studenti per le Liberta''', associazione degli universitari vicina ai giovani di Forza Italia, in merito alla proposta di un tavolo di confronto avanzata dall'Unione degli universitari (Udu) al ministro dell'Universita' e della Ricerca, Fabio Mussi, in relazione al varo delle classi di laurea, criticato dall'Udu come "attuazione" della riforma Moratti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-115934732591024104?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115934732591024104'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115934732591024104'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/09/udu-mussi-vara-classi-di-laurea-che.html' title='UDU, Mussi vara classi di laurea che attuano Moratti'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115442780329362327</id><published>2006-07-30T12:20:00.000+02:00</published><updated>2006-08-01T12:33:13.396+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esami'/><title type='text'>ESAMI, sessione autunnale</title><content type='html'>Le date delle sedute (sia per Scienza politica e Politica comparata che per gli altri insegnamenti) sono le seguenti:&lt;br /&gt;25/09/2006, ore 10,00&lt;br /&gt;22/11/2006, ore 10,00&lt;br /&gt;Vi ricordo che le prenotazioni possono essere effettuate con un'e-mail: basta scrivere nella mail per quale esame vi prenotate, le vostre generalita' (nome, cognome e matricola) e la data in cui volete sostenere l'esame.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10437515-115442780329362327?l=melchionda-iuo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115442780329362327'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10437515/posts/default/115442780329362327'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://melchionda-iuo.blogspot.com/2006/07/esami-sessione-autunnale.html' title='ESAMI, sessione autunnale'/><author><name>RTD</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10437515.post-115442401390646549</id><published>2006-07-28T11:18:00.000+02:00</published><updated>2006-09-27T10:46:42.440+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica universitaria'/><title type='text'>Mussi: ''Senza fondi mi dimetto''</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il ministro dell'Universita' e della Ricerca Fabio Mussi contro il taglio del 10% alle spese di gestione degli Atenei, previsto nel decreto-legge Bersani votato alla Camera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emiliano Sbaraglia &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ancora sopita la polemica scaturita dopo la decisione proveniente da Bruxelles in materia di ricerca sulle cellule staminali (il cosiddetto cutoff-date), che come era prevedibile ha suscitato l'immediata reazione degli esponenti di area cattolica italiani ed europei, il ministro dell'Uni
